di Marco Spampinato

CATANIA – Quando, attraverso i social network come Facebook o Twitter, argomenti sensibili o di largo interesse vengono interpretati, reinterpretati, dibattuti (anche da chi non c’era durante i fatti) e pure a dispetto della veridicità, della logica, del buon gusto, e della sensatezza, il rischio che opinioni contrapposte scadano in “querelle” o “piazzate”, invettive o velate minacce diviene più che tangibile, reale.

E non c’è necessità di essere operatori da camion di panini per arrivare a ruzzolare per il declivio.

Catania, oltretutto, è città “salottiera”, cosa che è da intendersi in modo assolutamente sprezzante e dispregiativo rispetto a quei salotti di quaranta, cinquanta o più anni fa dove, da Parigi, a Milano, a Roma, soleva riunirsi l’intellighenzia e la “crème de la culture”. Qui artisti di rango e visibilità mondiale pare proprio che non c’è ne siano se si eccettuano pochi esemplari unici e troppi cafoni auto referenziati.

Qui le “teste d’uovo”, solitamente, producono progetti che nascono già morti ma che, grazie ad esperti “aperti” e amministratori pubblici disonesti e scaltri, riescono a ottenere quei soldi pubblici, e quei fondi europei, che a ben altre persone, e consistenti progetti, andrebbero indirizzati.

Questo succederebbe in un Paese più civile ed equo del nostro dove, la maggior parte, dovrebbe rendersi conto che far bene a pochi, ma onesti e qualitativi, offre spunti ad intere comunità.

Non avviene qui, non al Sud, non nella Palermo di Crocetta ne nella Catania di Bianco. Obiettivamente come potrebbe quando la nazione è in mano a un innovatore non qualificato com’è Renzi che molti italiani, non a 5 stelle, ormai vedono,e riconoscono, come sodale di Silvio Berlusconi o, ugualmente, come scudiero del “cavalier cortese”.

I “progetti” della Catania da bere (e da sputare senza aver trangugiato un centilitro della velenosa bevanda) sono degli autentici aborti, fallimentari già durante la presentazione alla stampa, farlocchi, esperimenti pietosi ma ai quali non attribuire pietà, inutili, con dati alla mano, alla promozione del turismo, alla preservazione, ottimizzazione e diffusione dei nostri Beni a Culturali, e manca una programmazione di benessere sociale.

Il commercio? Come l’artigianato (una volta spina dorsale di questa Italia da “impresa familiare”): “Deve morire” sputa giù duro un piccolo imprenditore che ha chiuso la sua ditta lo scorso anno dopo trentadue anni di onesta e qualitativa attività “Tanto, poi, quando sarai in mezzo ai debiti e non troverai il coraggio, o non avrai le palle, per spararti un colpo in testa e farla finita, potrai provare a vendere gli immobili non ancora pignorati ai cinesi o alla loro, fottutissima, triade”.

Catania: molti sono inviperiti, moltissimi preoccupati, altri ancora disperati e “alla canna del gas”, altri, più mestamente è drammaticamente si danno fuoco, diventano torce umane e finiscono di esistere.

Le istituzioni? Poche parole di rammarico, rare espressioni di cordoglio, minimizzazione, silenzi e ipocrisia a Enzo Biancomanetta. Non si rispettano neppure più i dolori. L’essere umano vale un voto, circa cinquanta euro.

D’altronde siamo pur sempre in Italia, Paese splendido ma alla rovina dove “welfare” è parola “brutta e forzatamente cacofonica” alla quale gli anglofoni suggeriscono maliziosi “È scritto male…ci manca una L”.

Soprattutto, e a quanto pare, non esiste la concertazione che fu introdotta ai tempi e sindacalmente nelle fabbriche e che non si insegnerà mai a cittadini che si vorrebbero far pascere nella loro indotta ignoranza.

“Soluzioni? Non ne vogliamo perché le abbiamo tutte noi”. Fosse una nuvola fumettistica questa frase dovrebbe apparire, come fosse grido proveniente dalla finestra centrale di Palazzo degli Elefanti.

Però non ci si astiene dallo scrivere, dal parlare, dallo straparlare.

Tanti soldatini di pezza, grigi, lisi, inutili, da buttare nella pattumiera.

Non servono le cravatte sgargianti andare tono a un’esistenza grigia e amorfa.

Gli “apericena”, termine disgustoso che non sarà mai neppure neologismo, non solo sottolineano ignoranza e cafoneria, peggio dei peggio “mammoriani” del lungomare, signori. Ma offrono spunti agghiaccianti: dietro certe trovate, certo “jet set” c’è davvero chi, riciclato dalla fogna del mondo, o gonfiata dal botulino e dalla plastica peggio d’esser un canotto deformato, crede di fare, non si sa bene cosa, ma “fare”.

Esistenze alla deriva dimentiche che il benessere personale, di un nucleo familiare, di un gruppo, quando risultasse esteso potrebbe essere inteso, e vissuto almeno in parte, come “comune”.

No, qui, da queste latitudini abbiamo gli “uomini contro”. Ma sempre affacciati alla finestra e riuniti in branco, come in un illuminante racconto di Sciascia.

Pur sempre “quaquaraquá”. oca_pazza_1

Si parla senza costrutto. Lo si fa meglio davanti alla tastiera di un computer, asserragliati in una casa dove, forse, si crede che la realtà del mondo non potrà mai penetrare in tutta la sua deflagrante drammaticità, o se ci si riunisce al bar, nel qual caso va opzionato quello di tendenza dove pagare un caffè, fottersi il fottibile aggredendo, a piene mani, il buffet di tutti e gozzovigliare parlando a bocca piena senza, neppure, lasciare lauta mancia dopo aver offerto questo spettacolo pietoso ai barman certo ligi alla loro “consegna di assoluta riservatezza”. Tutto ciò nella consueta pratica del “chiacchiericcio”.

Ma quante verità, o mezzi fatti, si apprendono nei bar? Più di quanti non se ne osteggino nei “salotti sgarrupati”.

Ma non c’è Brancati, chissà dov’è, certo non tra l’oleandro e il baobab.

Il livello è davvero basso, blasfemo quasi, se ci fosse ancora una sacralità della Ragione (pura o meno ché, la purezza, non la si ritrova certo “à fiera o luni”).

Così si alzano ancora di più i toni del dibattito sulla questione della viabilità nell’area di via D’Annunzio – corso delle Province. Si sentono offesi i commercianti dalle dichiarazioni del consigliere Michele Failla, intervenuto sulla “manifestazione dei lumini” indetta nei giorni scorsi dai negozianti per protestare contro il piano viario della zona.

Al consigliere di “Con Bianco per Catania” rispondono in modo chiaro e diretto i rappresentanti della Confcommercio Catania in un comunicato congiunto che riceviamo e pubblichiamo.

“Le stupefacenti dichiarazioni del consigliere Failla – dichiara il vice direttore di Confcommercio Francesco Sorbello – oltre ad essere offensive dimostrano la sua completa ignoranza dei fatti, delle nostre posizioni e richieste, oltre che di quelle dei residenti. Prima di parlare avrebbe potuto informarsi anche con i capi gruppo consiliari che, invece, ringraziamo per la solidarietà che ci hanno espressa. Il consigliere Failla mente nel dire che vogliamo le auto in doppia fila. E’ vero il contrario. Vogliamo un traffico veicolare ordinato e la possibilità che gli automobilisti trovino posti auto: in tal senso occorre incentivare il turnover proprio nelle strisce blu. Abbiamo detto come si può fare. Se mi contatta lo ribadirò anche a lui! Dice che siamo esagerati. Ancora una volta è offensivo. Siamo persone serie ed oneste che dicono come stanno realmente le cose, salvo che egli non ci consideri scemi o che consideri del tutto normale cali delle vendite mediamente di oltre un terzo con punte di oltre il 50%. Mi chiedo come avrebbe reagito se in tale situazione si fosse trovato un suo figlio. Infine c’è da dire che il consigliere non frequenta la zona e non sa che i residenti hanno già firmato due petizioni per ristabilire il precedente piano di circolazione. Gli consiglio di supplire a questa sua ignoranza consultando il presidente e vice presidente della Municipalità che vivono il territorio”. La manifestazione dei lumini in effetti ha espresso efficacemente il messaggio che Confcommercio ha lanciato: non c’è Città se non c’è commercio. Ed in effetti con i negozi al buio quel tratto di Città è apparso persino spettrale.

 

“Il commercio è uno dei contenuti principali dell’ambiente urbano – dichiara Giovanni Saguto presidente Ascom Catania – e con la manifestazione dei lumini abbiamo dimostrato che se si spegne il commercio si spegne la città. Le città vivono attraverso il commercio”.

La palla passa ora, in capo all’impegno preso dalle parti, al Consiglio comunale che la Confcommercio ha investito della problematica attraverso i capi gruppo consiliari.

“Dai capi gruppo consiliari – afferma Saguto – ci aspettiamo una iniziativa decisa. Hanno espresso la volontà di sottoscrivere, maggioranza ed opposizione insieme, un documento con cui impegnare il Sindaco a prendere in mano la situazione convocando nelle prossime ore le parti.  Restiamo sempre aperti al dialogo e non vogliamo fare polemiche tanto per farle”.

Ma si profila anche l’ipotesi della convocazione di un consiglio comunale straordinario.

Si profilasse pure la convocazione di un consiglio straordinario, anzi, che ben venga.

In controtendenza, e a smorzare ogni speranza di dialogo, fonti vicinissime allo stesso sindaco Bianco, nella mattinata di ieri, pur chiedendo il più stretto riserbo e volendo restare nell’anonimato per ovvi motivi, ci informano del grande “disturbo” che le proteste di centinaia di cittadini, aderenti alla sensibilizzazione di Confcommercio Catania realizzata con la serrata di decine di esercizi commerciali, in via D’Annunzio, corso delle Province e via Vittorio Emanuele Orlando e poi sfociata nella marcia di protesta sul Lu
ngomare liberato da ogni buon senso, hanno arrecato al primo cittadino.

“Si è discusso – ci informano sottovoce e con sguardo circospetto, il che diverte non poco pur nella sua ridicolaggine – più di una volta e in seno a riunioni ristrette di questi argomenti legati al contestato piano della viabilità e alla crisi del commercio così come e delle proteste di parte della cittadinanza che hanno prima stupito e poi innervosito Bianco. Addirittura stamane (ieri, martedì 14 ottobre. Ndr.) una selezionata delegazione di Confcommercio Catania è venuta a Palazzo degli Elefanti per incontrare il sindaco e proporre varie soluzioni venendo in aiuto, a loro modo di vedere, alla pubblica amministrazione”.

– E come è andata a finire?

“A niente, che io sappia, anzi, Enzo (Bianco. Ndr.) alla fine dell’incontro si è mostrato infastidito e innervosito più del solito”.

– Che tu sappia cosa, di questo incontro con i rappresentanti di Confcommercio Catania, potrebbe averlo offeso fino a turbarlo?

“Ma che ne so! Mi è dato, soltanto, sapere, perché l’ho avuto riferito, che Confcommercio Catania ha discusso il problema della viabilità in città in maniera ampia partendo dal Nodo Gioeni per proseguire con il Lungomare e prestando ulteriore attenzione al problema del quartiere che include le vie D’Annunzio, Province, Orlando. A quanto pare hanno anche proposto di gestire, senza alcun costo e attraverso l’adesione di centinaia di associati, anche servizi alla Plaja, oltre che sul Lungomare, così da rendere programmate attività ad ampio raggio e garantito il presidio attivo e creativo del territorio. Ma la proposta non è stata recepita”.

Ci attendiamo, se già non lo stanno facendo, che blogger e pensatori fini andranno a liquidare la questione come “pretestuosa” legata a uno scontro sotterraneo, ma mica tanto, tra Confcommercio e Confindustria, tra Agen e vattelappesca.

Non possiamo garantire sulla fedeltà dei contenuti dell’incontro, essendoci stati riportati per interposta persona, quindi, sull’argomento, decidiamo di restare attenti e prendere spunto, ed impegno, per riportare, nei prossimi giorni, il punto di vista del sindaco Enzo Bianco, eventualmente degli assessori interessati in capo alla sua Giunta e dei rappresentanti della Confcommercio Catania che si sono fatti proponenti e portavoce, a quanto pare è come da loro stessi anticipato, di una larga fetta di esercenti cittadini ormai in crisi, ed agitazione, permanente.

Certo c’è attenzione, dal Comune, più sulle aggressioni, ma è cosa dovuta e giusta, che sui suicidi di cittadini disperati e lasciati soli.

“Quanto accaduto al Lungomare, con un ciclista preso a calci e pugni ci deve far vergognare tutti ma, soprattutto, deve farci riflettere su come Catania non sia pronta ai cambiamenti” Ad affermarlo, punteggiatura corretta a parte, è Erika Marco, presidente della commissione servizi sociali del Comune di Catania. uid_11b64fcc319

Nella nota che abbiamo ricevuto e pubblichiamo con colpevole ritardo solo per via di tre giorni di gravi problemi del nostro server si legge ancora “Ieri, durante la chiusura del lungomare così com’è voluta dall’amministrazione Bianco, un gruppo di ciclisti è stato attorniato da alcuni ambulanti che si sono scagliati contro i ciclisti stessi ritenendoli responsabili del calo di affari dovuto proprio alla chiusura del tratto di strada. E così, prima a parole e poi con i fatti, hanno aggredito un ciclista e hanno cercato di strappare la telecamera dalle mani di un altro ciclista che ha ripreso quanto stava accadendo. Solo l’intervento di alcuni vigili urbani ha evitato che la situazione degenerasse”.

Si conclude attraverso la medesima nota della consigliera Marco “Scene del genere sono l’emblema di come in questa città ci sia bisogno di un intervento duro e deciso per debellare qualsiasi forma di violenza che ormai, purtroppo, sta diventando sempre più frequente. Non possiamo accettare che Catania passi agli onori della cronaca per fatti del genere: l’inciviltà di pochi non può inficiare la buona reputazione di molti. Ma purtroppo dobbiamo constatare che qualsiasi cosa si provi a fare per cambiare la nostra città è sempre osteggiata da qualche prepotente che crede che con la forza e la violenza si possa risolvere tutto. Non possiamo però farci intimidire da quanto accaduto e anzi dobbiamo andare avanti più forti per rispetto soprattutto verso le tante persone oneste che meritano la nostra attenzione e il nostro lavoro quotidiano affinché la città possa davvero migliorare”.

Tutto giusto, sacrosanto. I delinquenti vanno bloccati così come le loro intemperanze o le azioni contro legge. E chi sbaglia deve pagare. Non si possono tollerare violenze del genere. Ed è preoccupante il clima di anarchia. Ma, quello che si legge, a nostro avviso, rimane in superficie. Peggio, rischia di fare diventare, soprattutto per un lettore svogliato, tutta l’erba un fascio. Imbecilli, violenti, facinorosi, gente che non sa spiegarsi se non attraverso minacce, ingiustificabili, o uso delle mani vanno sanzionati pure a dispetto della loro puerile, ingiustificabile, verosimile o meno, prova di discolpa “Siamo stati provocati… Ecco, ci hanno provocati più e più volte” affermavano in due o tre, agitati e aggressivi, sangue ribollente alla testa, faccia a faccia con i rappresentanti delle forze dell’ordine e ripresi, in video. Vero consigliera Erika Marco. Ma la “protesta” non era di questi quattro, o dieci, energumeni senza speranza, e pure con maglietta pubblicitaria a tutta riconoscibilità. A loro la “colpa” di una reazione inconsulta e deprecabile, inaccettabile. Ma bisogna dire che i manifestanti erano diverse centinaia tutti in protesta civilissima e composta. E che il Lungo are liberato da ogni buon senso, a dispetto di questo “riformismo” delle novità calate dal cielo, era tutto chiuso. Ogni negozio, ogni bar, ogni esercizio.

Pensateci e rifletteteci, tutti, quando pensate di riformare una città, forse anche onestamente convinti di fare solo il bene della comunità (e questo sarebbe irreale e grave) senza prendere in minima considerazione parte, o gran parte, della cittadinanza.

Forse questa amministrazione Bianco non si è macchiata delle gravi colpe delle sue due Giunte precedenti, con il secondo, tragico Scapagnini (peggio di Fantozzi) a “conduzione” Lombardo, o come l’immobile, ma marpione, Stancanelli che era quasi riuscito a fare approvare la variante che prevedeva l’edificazione di due palazzi di ben 18 piani (questa notizia ignorata anche da molti operatori dell’informazione la tratteremo presto in approfondimento) da costruire, addirittura, tra quello che ormai si riconosce come “Borghetto Europa” e il “Porto Rossi” manco fossimo a Malta nel fantastico, e pluripremiato, quartiere residenziale e alberghiero di Portomaso di St. Julians dove hanno costruito con fondi europei e arabi.

Forse, scrivevamo, non sono ancora tali le colpevoli ignoranze e gli atti perpetrati ad oggi ma non ci pare, non ci pare proprio, ci sia da sorridere.

Quando il sostegno, quello vero è ampio, viene a mancare vuol dire che la stima si sta erodendo, ben al di là di quelli che possono essere interpretati come interessi personali, di gruppo, di associazione.

Dovere di una Amministrazione comunale e del Consiglio è quello di prestare massima attenzione a esigenze dei cittadini e a fenomeni sociali. Soprattutto in tempi di crisi, economica, di speranze, di valori

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