Il processo per fatti di usura ed estorsione che ha coinvolto la catena di supermercati dei fratelli Bosco oggi ha svelato “un aspetto che ha dell’incredibile”, a dire dell’avvocato che difende Mario e Salvatore Bosco.

“Ci troviamo in presenza di imputati degli stessi fatti, tuttavia alcuni di questi sono sottoposti a un processo e altri a un diverso procedimento – spiega per l’appunto l’avvocato Peluso −. Una scelta del pubblico ministero che definisco incredibile perché, teoricamente, ci espone al rischio di arrivare a sentenze diverse per gli stessi identici fatti. Non c’è da meravigliarsi se due giudici vedono la stessa cosa in maniera opposta, qui discuto dell’ipotesi in cui si da adito ad una sorta di conflitto tra giudicati”. In questi casi è prevista la revisione, un mezzo di impugnazione cosiddetto straordinario perché esperibile senza limiti di tempo a favore dei condannati. “Ho sollevato l’eccezione – conclude l’avvocato Peluso, intervistato alla fine dell’udienza di oggi −, chiedendo la riunione dei due tronconi di processo. Resta tutto da vedere come fare, stante che non esiste una regola”.

Sapremo qualcosa di più il prossimo 4 marzo, quando, dopo che la difesa avrà fatto le richieste di prova, la presidente Dorotea Catena relazionerà al riguardo. Quanto alle costituzioni di parte civile, oggi è stata sciolta la riserva.

Tra le persone fisiche, la sola rigettata è quella di Giuseppe Giovanni Giuffrida. Ammesse le costituzioni di Salvatore Fiore, Salvatore Vizzini e Giovanni Giuffrida. Tra le associazioni non sono state ammesse Codici Onlus e Codici Sicilia con la motivazione che “l’obiettivo della lotta all’usura è genericamente perseguito”. Accolte invece le costituzioni dell’Associazione antiracket, della Federazione delle associazioni antiusura, di Obiettivo legalità e di ASEC, “perché fanno della lotta all’usura la principale finalità associativa”.

Passiamo agli enti pubblici. Accolta la costituzione di parte civile del Comune di Catania, del Comune di Camporotondo Etneo e del Comune di Sant’Agata Li Battiati. “È pacifico – motiva la presidente, Dorotea Catena – che il territorio in cui l’organizzazione criminale si è insediata ha titolo per costituirsi parte civile”. In particolare con riferimento al Comune di Catania, la presidente ha ritenuto che “non si può contestare la regolarità formale, ma basta l’apposizione della firma del Sindaco e (come invece era stato sollevato dalla difesa) non è necessaria l’autorizzazione della Giunta”.

Per quanto riguarda la Provincia di Catania, la presidente non ha accolto il principio della “duplicazione della pretesa risarcitoria” ed ha riconosciuto all’ente, benché già costituito in Libero Consorzio Comunale, l’autonomia necessaria ad essere legittimato a costituirsi parte civile.

Flora Bonaccorso

 

 

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