alla fine del mondo 2

CATANIA – Il passato ritorna sempre, ti viene a cercare e chiede ragione della tua presenza. Camillo Sanguedolce allestisce un intelligente lavoro drammaturgico, andato in scena al teatro Piscator di Catania per la rassegna “Scene contemporanee” diretta da Carmelo Failla, che ironizza sui clichè del thriller di genere (il maltempo, i tuoni, i rumori sinistri, la luce che va e viene) per cogliere la profondità della diversità, del doppio, della manichea scelta esistenziale che condiziona tutte le vite umane.

L’uomo, Lorenzo (Camillo Sanguedolce), che si presenta nel cuore della notte come un fantasma, sa che Mimmo (Filippo Brazzaventre) lo aspetta da sempre, pur non essendo consapevole del perché della visita e dell’identità dell’ospite. Ma in cuor suo sa che non è riuscito a risolvere i suoi quesiti, morso dai rimpianti di quello che sarebbe potuto essere il suo destino, il suo amore giovanile che l’ha fatto cadere nel baratro della prigione. Malgrado tutto, Mimmo è riuscito a nascondersi, ad azzerarsi, a trasformarsi in nell’esatto contrario del suo alter ego giovanile, pervaso da furore istintivo. Lo sconosciuto gli parla di Valentina, dice di essere il suo gemello, in ogni caso la conosce bene e riapre una ferita che non si è mai sanata.
Chi scompare ed evita i rapporti sociali sa che prima o poi qualcuno gli chiederà il conto da pagare. Ora quel momento è arrivato, lo straniero, come il polanskiano commissario di “Una pura formalità” di Tornatore, inizia un interrogatorio serrato che pretende di conoscere le verità dell’altro ma che nel frattempo svela in un crescendo l’identità misteriosa di se stesso. Lui potrebbe essere un altro, o forse un’altra, e Mimmo masochisticamente pretende la sua verità.

Che fine ha fatto quella donna che gli ha rovinato e riempito l’esistenza, di cui lo sconosciuto afferma di conoscere molte cose? È veramente il suo gemello, o un individuo che vuole prendersi beffa di lui? O è forse una “Venere in pelliccia” che afferma di essersi sdoppiato e trasformato, dopo averlo amato in passato con un corpo da donna che si chiamava Valentina?
Per Mimmo è troppo, tutto questo può bastare, l’espiazione è compiuta e adesso è venuto il momento di congedarsi e congedare il passato.

Camillo Sanguedolce sa essere sornione all’inizio e veemente dopo, in una sapiente miscela che non scade mai nella retorica. Il processo inverso lo compie Filippo Brazzaventre, prima rabbioso e poi commovente, quasi serafico nell’accettare la dura legge della verità.

Il ciclo si compie. Efficaci le luci in scena di Elvio Amaniera, gli effetti sonori di Fabio Grasso, come è essenziale ed incisiva la regia dello stesso Sanguedolce, affiancato da Francesco Fichera.

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