CATANIA – Tante proposte, poche risposte. Questo il “succo” dell’incontro che si è tenuto nella giornata di ieri presso la sede del Movimento Cinque Stelle in piazza Santa Maria della Guardia, a Catania, e che aveva come scopo quello di comunicare il lavoro svolto dai rappresentanti del gruppo al Senato e alla Camera.

Presenti al dibattito, infatti, le portavoce al Senato Nunzia Catalfo e Ornella Bertorotta, oltre che la portavoce alla Camera Giulia Grillo. “Io ho fatto questo, io ho fatto quello…”, già, perché il dibattito – assente – si è presto trasformato in una competizione alla “miglior interrogazione parlamentare dal 2013 ad oggi”, con tanto di lista e spettatori annoiati. Perché il Movimento sarà pure “apartitico”, ma non “asociale”.

Ad aprire le danze il deputato al Senato Bertorotta, prima in Commissione Bilancio e poi in Commissione Affari Esteri ed Emigrazione, che ha riassunto il suo lavoro in questi ultimi due anni: “In questo periodo di tempo abbiamo ricoperto un ruolo importante all’interno della Commissione: bisogna ricordare che il Movimento Cinque Stelle non ha delle linee tracciate dal punto di vista della politica estera – spiega – . Dovete sapere che in Europa guardano a noi con attenzione: chi per “paura”, e chi per “interesse” ”, ha affermato.

Tra le manovre ricordate saltano all’occhio la richiesta della revoca della nomina di sottosegretario alle Politiche agricole di Giuseppe Castiglione, nonché le interrogazioni sul Porto di Catania e sulle agevolazioni agli autotrasportatori, dopo i crollo del pilone sulla Palermo-Catania. Tuttavia, come spiega la Betorotta, qui in Sicilia le cose non vanno: “In questa Regione quando si cerca di scoprire qualcosa, diventa automaticamente una barzelletta. Eppure, noi siciliani del Movimento stiamo lavorando alla grande e i risultati sono importanti: ciò grazie ai vostri suggerimenti e al lavoro di squadra”, ha aggiunto.

Passiamo al secondo partecipante, la portavoce Nunzia Catalfo della Commissione Lavoro al Senato, che ha voluto porre sotto la lente d’ingrandimento le questioni relative al settore delle Poste, delle Ferrovie e del Piano Giovani: tutti argomenti affrontati dal Movimento attraverso interrogazioni parlamentari e manovre proposte.

Ma è sabato pomeriggio, e fa tanto caldo: la sala si svuota e bisogna riprendere in mano la situazione. Così, la Catalfo sferra un duro attacco all’indirizzo del sindaco di Catania, Enzo Bianco: “Ho provato più volte a contattare Bianco per avere risposta riguardo la crisi occupazionale che sta condannando la nostra città, ma nulla. Questo è un chiaro segnale di come i lavoratori non vengano seguiti”, ed ecco fatto. Attenzione riconquistata. Ma non l’accusiamo certo di noia.

Ultima a chiudere la sfilata, Giulia Grillo, che esordisce con un colpo da maestro: “Dovete sapere che in questi due anni sono arrivata a quota 120 interrogazioni presentate. Ne ho fatte davvero tante”, abbiamo un vincitore!

Al di là di ogni tipo di scherzo, la Grillo ricorda l’importante contributo alla Sanità regionale: “Grazie alle mie interrogazioni ho ottenuto due cose: la prima relativa al passaggio dell’emendamento che stabilisce la dose unica del farmaco, e la seconda relativa allo sblocco del turnover”, afferma. Due mosse, è bene dirlo, molto positive, che però non risolvono il problema.

Dove sta l’inghippo? Le liste con le interrogazioni sono lunghe, e le rappresentanti hanno lavorato tanto. Un dato, però, salta all’occhio e lancia un allarme gravissimo: “Le interrogazioni sono inutili”. Già, “inutili”. Perché? Come spiegano le tre esponenti del Movimento, “una volta presentate non è stata ricevuta alcuna risposta”. Zero, “nisba” – direbbe Salvini – . E la competizione non sussiste: crolla, così come le buone intenzioni. E, forse, sarebbe il caso di prendere una via maggiormente concreta, magari scendendo dalle “stelle” per abbracciare i fatti. Quelli veri, e non marginali.

Antonio Torrisi

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