CATANIA – Le più alte cariche dell’Esercito in Sicilia, i comandanti delle forze di polizia e militari in ambito provinciale, i rappresentanti delle più importanti istituzioni culturali cittadine, Comune, Soprintendenza, Accademia di belle arti. Tutti riuniti intorno ad una tomba, quasi inaccessibile. Ma non è una tomba qualunque: è il più esteso esempio di edificio funerario di epoca romana esistente in Sicilia, tra i più grandi e meglio conservati dell’Italia meridionale. Un monumento inglobato all’interno del complesso monastico del Carmine in piazza Carlo Alberto, per certi versi nascosto, ma anche salvato dalla struttura settecentesca. Poi, è rivenuto gradualmente alla luce, riscoperto da un capitano dell’Esercito appassionato di archeologia: Corrado Rubino. Il capitano nel frattempo, è diventato colonnello, è andato in pensione, adesso è docente all’Accademia di Belle arti, ma non ha mai smesso di lavorare per la “sua” tomba.

Un edificio, perché tale è per estensione e complessità, che nel corso dei secoli è stato manomesso e utilizzato in vario modo. Una parte, recentemente restaurata dai ragazzi ell’Accademia di Belle arti, mostra ancora gli interventi degli anni Trenta quando fu adibito a “sala celtica” dell’allora Caserma, oggi Centro documentazione dell’Esercito. La metà della tomba, che potrebbe essere stata anche la prima sepoltura di Sant’Agata, che ricade nell’area della Caserma Santangelo Fulci, è stata messa a disposizione degli studiosi e, in qualche modo, valorizzata. Recenti scavi hanno,per altro, consentito di rivelare tracce di almeno un altro edificio funebre. La parte annessa alla Chiesa del Carmine, sotto giurisdizione dello…Stato Vaticano, è invece adibito in parte a gabinetti e in parte a ripostiglio per i bancarellari del mercato della “fera ‘o luni”. In sostanza, in quella che era la tomba di un personaggio di altissimo rango della Roma imperiale sono ricoverati ombrelloni e teloni e, fino a qualche anno fa, vi depositavano i propri bisogni corporali i bambini dell’oratorio. Questo accade a Catania!

Il monumento inaccessibile, lo definì in un libro del 2007 l’allora tenente colonnello Corrado Rubino. Inaccessibile e sconosciuto, almeno in parte, per la città, per gli studiosi, per i turisti che potrebbero ammirare un esemplare assolutamente unico. A questo punto, adesso che il monumento è noto, le istituzioni cittadine, Comune in testa, e quelle religiose dovrebbero “consigliare” ai frati della Chiesa del Carmine di rinunciare al modesto affitto che ricavano dalla destinazione a magazzino di un quarto della tomba e di affidarlo a chi ha competenza, passione e diritto per riportarlo, per quello che è possibile, alla struttura originaria e farne diventare un simbolo della continuità storica di questa città.

Altrimenti, se volgari interessi di parrocchia dovessero prevalere su quello collettivo della cultura, auspichiamo una nuova “breccia di Porta Pia” catanese: solo una tamponatura di mattoni forati è il confine tra la Repubblica italiana e lo “Stato Vaticano” e per abbatterlo non sarebbe necessario neanche un colpo di cannone.

Daniele Lo Porto

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