CATANIA. Dopo la presentazione della proposta di variante del centro storico, elaborata dall’Amministrazione comunale, arrivano le osservazioni di undici associazioni e comitati catanesi, che preoccupati per gli interventi da effettuare nel cuore della città, hanno stipulato un documento correlato da suggerimenti e precisazioni che, si augurano, possano aver un peso sulla progettazione presa in esame dall’assessorato all’urbanistica.

Nodo della questione, l’eccessiva trasformazione di quartieri che andrebbero piuttosto restituiti al loro antico splendore, in nome della conservazione e non dello stravolgimento. A seguire, regole d’intervento edilizio dubbie, aumento della superfice edilizia, assenza di note sul progetto Rete Ferroviaria Italiana e pochi spazi verdi. Questo il fotogramma realizzato dalle associazioni firmatarie del sopracitato documento che critica fortemente il piano presentato dall’assessore Salvo Di Salvo. Una questione annosa e cruciale quella palesata dalla Società civile Etnea dunque, che da sempre punta sulla tutela del patrimonio storico e sulla viabilità degli spazi cittadini. Spazi che, secondo le associazioni, si ridurrebbero, soccombendo alla spietata legge dell’edilizia selvaggia, eliminando quel sogno di città a misura d’uomo tanto sventolato dall’amministrazione Bianco.
Il punto di critica in questione alla variante del Prg di Catania relativo alla zona A – quella che dal 1969 ha le massime tutele in materia di conservazione del patrimonio architettonico -, riguarda l’interpretazione delle regole di intervento edilizio per ciascuna tipologia. La variante è ritenuta «assai ardua e in alcuni casi contradditoria» – si legge nella nota emanata dalle associazioni cittadine – e foriera di probabili interventi arbitrari. Il documento sottolinea, inoltre, come appaiano «permissivi» alcuni aumenti di superficie edilizia a fronte invece di una «opposta e urgente necessità di riappropriarsi di spazi aperti». E ci si chiede «se un atto urbanistico che intenda preordinarsi alla conservazione e alla tutela del centro storico non debba prevedere meccanismi premiali a vantaggio di chi decide di approntare interventi conservativi», laddove invece palazzo degli Elefanti inserisce un premio di cubatura per chi opta per demolizioni e ricostruzioni. Un altro elemento eccessivamente permissivo viene individuato a favore delle trasformazioni degli edifici subalterni, per i quali è possibile operare atti di conservazione all’esterno e di sventramento all’interno. «Ciò rischia di compromettere irrimediabilmente l’unicum del nostro centro storco, la sua immagine e, in definitiva, la sua identità», scrivono le associazioni.
L e associazioni quindi propongono la creazione di uno spazio di verde pubblico. La misura «restituirebbe dignità ai quartieri in cui sono ubicate e garantirebbe alla cittadinanza preziose occasioni di aggregazione e di vita comune e – aggiungono -, sarebbe un’occasione unica per soddisfare gli standard minimi di legge».
E mentre in consiglio comunale si studiano attentamente le carte per affrontare al meglio la questione, l’opposizione, capitanata da Manlio Messina, rimane ferma sulla sua posizione di rifiuto del progetto presentato dall’assessorato all’urbanistica “ Non si và avanti a varianti, ci vogliono Piani regolatori più approfonditi all’insegna della trasparenza.”

Nicoletta Castiglione

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