Il calo fisico del Catania già palesato nel match col Crotone s’è confermato anche nella débâcle di Pescara e nell’inopinata sconfitta interna col Frosinone. La dirigenza del Catania ha preso, finalmente, atto dell’inequivocabili responsabilità del preparatore atletico Ventrone e l’ha sollevato dall’incarico sostituendolo con Massimo Neri

Dopo le prime due vittorie casalinghe del Catania tutto nuovo, targato made in Italy, ci si attendeva la controprova in trasferta, dando per scontato che gli etnei tra le mura amiche continuassero a macinare punti pur senza brillare particolarmente. Saltata la partita di Modena, il match di Pescara era atteso con trepidazione dai tifosi rossazzurri, perché considerato una specie di cartina tornasole che ci dicesse tutta la verità sulla sostanza di questa squadra anche in traferta, dove ormai in illo tempore conquistò soli due punti: a Crotone e a Trapani.

L’ignobile disfatta dello Stadio Adriatico, aggravata dal fatto che i rossazzurri abbiano giocato tutta la seconda parte della gara con un uomo in più, congiunta alla sconfitta interna col Frosinone, trasformano in certezze i dubbi che già dall’inizio del torneo aleggiavano sul preparatore atletico del Catania, il prof. Ventrone.

Con la sconfitta contro i frusinati, svaniscono quei pochi punti fermi che avevamo, infatti se non si riesce più neanche a fare risultato al Massimino, atteso che fuori si perde sempre, allora è notte fonda e il rischio retrocessione è più che un’ipotesi. Dinanzi ai nostri occhi c’è solo un dato oggettivo: il Catania che doveva ammazzare il campionato, sia con la prima che con la seconda formazione, oggi è ultimo in classifica.

Quello che ci si aspettava da queste ultime due partite non è arrivato: una squadra arrembante che imponesse la propria personalità anche in campo esterno, in forza di una superiorità tecnica che resta ancora solo virtuale. Non solo, la gara col Frosinone ci ha consegnato pure un Catania che non sa più vincere neanche in casa.

E ineluttabilmente tornano a materializzarsi i fantasmi che, grazie alle due belle vittorie conquistate al vecchio Cibali con Pro Vercelli e Perugia, erano stati allontanati. Ai tifosi e agli addetti ai lavori era di già venuto il dubbio. Si erano chiesti, ci eravamo chiesti perché il nuovo Catania con l’innesto di ben 9 giocatori su 11 contro Pro Vercelli e Perugia, correva come il vento, sfrecciava come una Porsche, brillava, spumeggiava? Palesando in ciò una netta differenza con la vecchia squadra, composta in prevalenza dagli argentini, che passeggiava in campo.

È stato forte il dubbio che il motivo consistesse nella preparazione atletica, giacché i nuovi l’avevano effettuata con altri preparatori che erano quelli delle loro squadre di provenienza. Ma questo dubbio, per non innescare inutili polemiche non l’abbiamo gridato, ce lo siamo tenuti per noi, aspettando la controprova a distanza di un mesesperando fortemente di sbagliarci!

Ebbene già nella partita pareggiata in extremis col Crotone, atleticamente ci era apparsa un’altra squadra, i calciatori non correvano più come nelle gare con Pro Vercelli e Perugia, nonostante si fosse fruito di un turno di riposo forzato rispetto alle altre compagini, per il rinvio delle partita col Modena. E i fantasmi tornavano ad aleggiare.

Dopo le due sconfitte consecutive con Pescara e Frosinone i fantasmi non aleggiano più, i timori sono diventati realtàla squadra che volava adesso passeggia né più né meno come quella degli argentini. E cominciano spuntare pure i primi infortuni, oltre Calaiò, oggi Coppola e Martinho sono stati sostituiti a partita in corso per problemi muscolari.

A ciò si aggiungono le perplessità sulla nuova guida tecnica, Dario Marcolin, che non convince del tutto sia nei cambi che nella lettura in corso delle partite. Ma arriviamo sempre lì, Sannino è andato via (per meglio dire è stato costretto ad andarsene) a causa delle controversie con Ventrone di cui non ne condivideva i metodi. Ma l’ex preparatore juventino è stato inspiegabilmente sempre supportato dalla dirigenza etnea.

A chi sostiene che non è possibile che in un solo mese Ventrone abbia potuto imballare la muscolatura dei nuovi acquisti, lasciamo rispondere le evidenze dei fatti, e neanche il parere di alcuni tecnici lo escludono: dipende dai metodi utilizzati, dai carichi…sarebbe sufficiente anche una settimana… E non sono una novità dell’esperienza catanese i dubbi sui metodi pesanti utilizzati da Ventrone, già nel 2013 in Francia, quando era all’Ajaccio, allenato da Ravanelli, si nutrivano a tal proposito forti riserve come riportato nell’articolo de linkiesta.it.

Nel diritto penale per verificare se una condotta è causa di un evento-reato, si utilizza la teoria della condicio sine qua non, ovvero della condizione indispensabile. Secondo la quale una determinata condotta è causa di un evento quando, eliminando mentalmente tale condotta l’evento non si sarebbe verificato. Insomma se non eliminiamo la probabile causa (Ventrone), non potremmo mai capire se è diretta conseguenza dell’evento (la discussa preparazione atletica).

Dinanzi a cotante evidenze, alla dirigenza catanese non è rimasto altro che giocarsi l’ultima carta, pena la retrocessione in lega pro, quella che per motivi oscuri finora non si è voluta tentare, preferendo piuttosto il sacrificio di Sannino. Ovvero sollevare dall’incarico il tanto discusso preparatore atletico del Catania, il prof Giampiero Ventrone, e vedere se la mollacchia dei calciatori catanesi finalmente passi. Perché se la mollacchia non dovesse passare neanche in questo caso (dopo averle provate tutte), allora significa che il Catania è vittima di un maleficio voodoo. Ma noi ai malefici voodoo non ci crediamo!

E finalmente anche Nino Pulvirenti s’è convinto delle responsabilità di Ventrone, esonerandolo. Gli subentra Massimo Neri, che vanta un’esperienza di primo piano in ambito italiano ed internazionale, maturata con la Roma, la Juventus, il Real Madrid e con due prestigiose Nazionali: Inghilterra e Russia.  

Salvo Grasso

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