CATANIA – Le caditoie di via Galermo, sono diventate uno dei simboli dell’inerzia dell’Amministrazione Bianco: in agosto sono state ricoperte d’asfalto e nonostante i numerosi reclami degli abitanti, tutt’oggi non sono state sturate, procurando notevole disagio ai cittadini e mettendo a serio rischio l’incolumità pubblica.

1554569_10200195050114384_8875289144821016396_nAll’inizio di agosto, per circa un chilometro, dal punto in cui la via Galermo s’interseca con la via Sebastiano Catania, in direzione Etna, fino allo svincolo della Tangenziale per Messina, sono stati eseguiti dei lavori di rifacimento del manto stradale. Una cosa buona dunque, finalmente, o almeno così si sperava. Perché nella circostanza gli operai hanno ricoperto d’asfalto tutti i tombini fognari, caditoie e pozzetti. Alcuni seppellendoli in toto. Altri, invece, ugualmente otturati dal catrame, sono diventati delle vere e proprie pericolosissime buche per gli automobilisti, a causa del notevole dislivello che s’è venuto a creare tra il manto stradale e la grata o il coperchio.

Ma il pericolo per la cittadinanza è doppio, perché oltre a mettere quotidianamente a rischio la sicurezza stradale, ce n’è un altro ancora più grave: gli allagamenti! Bastano, infatti, poche gocce di pioggia per trasformare la via Galermo in un fiume in piena, giacché l’acqua non trova più vie di sbocco, mentre i tombini e le caditoie sfalsati dal manto stradale diventano delle vere e proprie trappole mortali, in particolar modo per gli scooteristi.

Il paradosso è che il problema è stato abbondantemente segnalato con fax e telefonate al Comune, ma finora tutto è rimasto immutato. Un abitante di via Galermo ci racconta che ha fatto notare la “distrazione” direttamente agli operai, mentre stavano lavorando, e questi sorpresi sul fatto hanno grattato appena il catrame che copriva la grata, ormai inevitabilmente otturata, trasformandola in una buca. Di ciò è stato pure informato il vigile urbano lì presente per i lavori, che al reclamo di una signora, imperturbabile, lasciandolo esterrefatta, ha replicato: “Io sono qui solo per la viabilità!”.

Un altro abitante della zona ci racconta come nonostante si sia tempestivamente adoperato ad informare i competenti uffici, dopo tre mesi, nessuno abbia ancora mosso un dito. «Quando c’erano ancora i lavori in corso, ho segnalato il problema agli uffici comunali, inviando un fax alla segreteria del sindaco, all’assessorato e alla direzione dei Lavori pubblici e alla manutenzione, sperando che qualcuno intervenisse prima dell’arrivo delle piogge invernali. Dopo più di un mese dalla segnalazione ho telefonato alle segreterie dei suddetti uffici chiedendo conto del perché ancora non era stato posto rimedio, ma mi hanno risposto che la pratica non era stata neanche trattata…».

Purtroppo i paradossi a Catania sono ormai la normalità a cui ci siamo abituati e assuefatti. Questa è la conseguenza peggiore, la più pericolosa che incombe su tutti, assuefarsi allo stato d’abbandono in cui versa oggi la nostra città. Ancora, però, c’è, per fortuna, una parte della cittadinanza che si ribella all’inciviltà ai disservizi, alle disfunzioni. Ma quanto dovrà protestare ancora la cittadinanza affinché l’amministrazione comunale si degni di prestargli attenzione?

Il problema non è per niente da sottovalutare, ricordiamo che nell’ottobre del 2003 una ragazza morì a bordo del suo scooter, travolta dall’acqua piovana.

Ci chiediamo allora cosa stia aspettando l’amministrazione comunale a sturare le caditoie? Sempre che sia capace di scoprire dove si trovino quelle sepolte (sic!).

Forse l’ennesima tragedia?

Vincenzo Adalberto 

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