CATANIA − L’idea di chiudere al traffico veicolare il tratto di via Dusmet antistante alla Villa Pacini e agli ingressi del mercato storico della Pescheria non  poteva passare inosservata e suscitare reazioni proprio da parte degli operatori del mercato storico.

“Abbiamo appreso dagli organi di informazione − afferma Nino Bonaccorso, presidente dell’Associazione mercato Storico della Pescheria e membro di giunta ASCOM Catania − di questa idea di progetto che, per la verità, ci pare malsana. Oggi l’unico accesso rimasto alla pescheria è proprio a sud, da via Dusmet, e chiuderlo significherebbe isolare ancora di più il mercato, depotenziarlo, non riconoscerne la valenza economica e turistica che ha. Quindi questa idea di chiusura ci vede assolutamente contrari. Vogliamo sperare che, vista la delicatezza dell’argomento e delle ripercussioni che determinerebbe, l’amministrazione comunale non si lasci influenzare dalle suggestioni, che non proceda autonomamente ma che apra un confronto con  gli operatori della pescheria che sono la parte più interessata e più penalizzata da un’idea di questo genere. Dobbiamo confrontarci su basi tecniche, verificando le ripercussioni commerciali ed operative che ne scaturirebbero, tenuto conto che non si può permettere al mercato un ulteriore arretramento. Arrivare al mercato dovrà essere possibile ed anche comodo, specie per le fasce deboli della popolazione. Non si facciano scelte che rischiano di proclamare il de profundis della zona sud del centro storico e del nostro mercato”

In effetti dal 2002 ad oggi questa parte del centro storico ha visto interventi di riqualificazione urbana, come la chiusura al traffico veicolare di piazza Duomo e di un tratto di via Vittorio Emanuele, che hanno registrato la protesta degli operatori commerciali della zona i quali hanno accusato le amministrazioni Scapagnini e Stancanelli di aver isolato e messo in crisi le aziende commerciali di via Garibaldi, via Vittorio Emanuele e dello stesso mercato.

“Si è solo pensato alla parte estetica − lamenta Nino Bonaccorso − alla riqualificazione urbana, mentre ci si è del tutto dimenticati che in questa zona del centro storico vi erano delle aziende commerciali che con la loro presenza costituivano uno strumento di lotta al degrado urbano, che davano sostentamento a famiglie catanesi”. Quindi, chiudendo piazza Duomo e parte di Via Vittorio Emanuele e via Garibaldi hanno isolato la zona, non prevedendo misure atte a rendere fruibile e competitivo il sistema commerciale.

“Mettere in crisi il commercio vuol dire degradare un pezzo di città – afferma Francesco Sorbello, vice direttore di Confcommercio Catania – Diciamo sempre che se c’è commercio c’è città. Centinaia di botteghe di questa parte del centro storico, un tempo sedi di attività commerciali, sono chiuse da anni: questo è degrado urbano. Nella lotta al degrado urbano la funzione commerciale è essenziale. Per questo motivo il commercio va difeso in ogni modo. Avrebbero dovuto potenziare i collegamenti tra la zona nord di Catania e l’area di piazza Duomo, creare parcheggi, regolamentare la sosta per aumentare il turnover delle auto, creare eventi: nulla è stato fatto.  Non si può più pensare di chiudere strade e far fallire le attività commerciali”.

 

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