CATANIA − Seguendo un ragionamento logico, se anche i consiglieri comunali di maggioranza votano la sfiducia per l’attuale presidente del teatro Stabile, uomo indicato per ricoprire la carica, proprio dall’amministrazione Bianco, allora il problema c’è ed è bello grosso. Tra tagli ai finanziamenti e crisi economiche, è ormai da un bel po’ di anni che quello che doveva essere il fiore all’occhiello artistico di Catania, arranca cercando di sopravvivere alla bene meglio. Se non fosse che stagione dopo stagione la situazione s’aggrava trascinando con se gli errori di amministrazioni regionali e comunali che si sono susseguite ignorando o addirittura peggiorando il quadro generale. E se in questi giorni, la bomba è scoppiata rumorosa più che mai dopo la decisione del consiglio comunale di proporre la sfiducia nei confronti di Nino Milazzo, non dimentichiamo che già dai tempi del duetto Lombardo-Buttafuoco, che lo Stabile rischia il tracollo.

Perché dunque, non partire proprio da lì, dove tutto ebbe inizio? Perché non dipanare la matassa partendo dal filo principale? Abbiamo posto questa domanda ad uno dei protagonisti della vicenda, il presidente della commissione al Bilancio e consigliere comunale Vincenzo Parisi, che già lo scorso anno aveva intrapreso una crociata per far luce sulla situazione economica dell’istituzione artistica di cui il Comune è socio. “Ripercorrere i tempi e le amministrazioni passate in questo momento non è pertinente e non ci è d’aiuto. Gli attori sono cambiati, le responsabilità sono diverse. Bisogna affrontare il presente e sviluppare la giusta sinergia per far rinascere lo Stabile. L’atto che si è consumato in consiglio comunale avrebbe provocato, in amministratori più sensibili e meno attaccati alla “poltrona”, un sussulto d’orgoglio e molto probabilmente le proprie dimissioni. Le parole saggiamente pronunciate da un componente del Cda, ad alcuni organi di stampa, dovrebbero essere presi come modello da tenere nei confronti del senato cittadino di Catania e diventare lo standard di comportamento verso quel lavoro propositivo che ha sempre sviluppato la commissione al Bilancio. È fondamentale perciò l’ascolto e il confronto verso tutte le componenti politiche e sociali cittadine perché il teatro Stabile appartiene ai catanesi ed a tutti gli amanti dell’arte. Questa collaborazione però sarà possibile solo quando i vertici del Teatro sapranno fare un passo indietro, senza ritenersi degli intoccabili. Abbiamo diritto di sapere come vengono spesi i soldi pubblici, ma nonostante questo, il presidente Milazzo continua a rispondere con fare arrogante,ci ha dato del “plotone d’esecuzione”, ci paragona alla Santa Inquisizione. Tutto ciò è inconcepibile. Che dia piuttosto le risposte che tutti aspettiamo,permettendoci finalmente di esaminare i documenti economici riguardanti la questione”.

Dello stesso parere, il compagno di partito Giuseppe Castiglione, che glissando diplomaticamente la nostra domanda in merito alle responsabilità già presenti del periodo del governo Lombardo, ha dichiarato: “ La situazione non è stata affrontata prima con tanta veemenza, semplicemente per il fatto che adesso la situazione si è drasticamente aggravata. E il sindaco Bianco a questo punto, non può più nascondersi dietro un dito. L’assemblea cittadina ha alzato la voce, e nonostante il risultato raggiunto non sia stato quello sperato, il segnale che abbiamo dato è stato forte e chiaro.”

Passato o presente che sia, la certezza rimane una sola. Il Teatro stabile affonda già da tempo, le radici di questo problema sono ben profonde e vanno sradicate per riportare agli antichi splendori quella che per i catanesi è un’istituzione. E se l’anno scorso lo spettacolo presentato ha visto come protagonisti il direttore artistico Giuseppe DePasquale e il suo antagonista, lo scrittore Ottavio Cappellani, che a suon di querele avevano sollevato il polverone degli scandali finanziari del teatro, oggi, la partita tra Nino Milazzo versus commissione al bilancio è ancora tutta da giocare.

Di vedute diametralmente opposte invece, il consigliere Alessandro Porto, promotore dell’abbandono dell’aula nell’ultimo consiglio. “ La battaglia che si sta combattendo per screditare una figura nobile come quella di Nino Milazzo è inaudita. E’ al limite del ridicolo qualche mio collega stia strumentalizzando la vicenda per ottenere più visibilità sulla stampa. Personalmente, ho promosso il boicottaggio del voto di sfiducia perché non si può infangare così banalmente un personaggio catanese importante e rispettabile come Nino Milazzo. Grandissimo giornalista e conoscitore della storia catanese, merita rispetto, non si può parlar male di lui, inserendo una discussione di tale levatura tra tombini da risanare e piazze da riqualificare. I catanesi meritano che venga fatta luce sui problemi del tetro stabile, ma crocifiggere un uomo come Nino Milazzo è inconcepibile”. Sulla stessa scia d indignazione, la dichiarazione del consigliere Lanfranco Zappala:” il dottore Milazzo gode di grande rispetto e stima. Non è pensabile che lo si possa attaccare così, senza considerare l’impegno profuso nella ripresa del teatro, a fronte di danni accumulati negli anni.Durante le votazioni ho abbandonato l’ aula perché non accetto che si voti per nuocere ad una persona, dietro lo scudo del voto secretato. Io con i franchi tiratori non ci sto!! Che escano allo scoperto invece di puntare il dito e ritirare la mano”.

Nicoletta Castiglione

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