CATANIA – La moglie, il cane e un’accetta, nascosta sotto il letto, in una villetta elegante alla periferie di Ragalna., dove si è conclusa, dopo un anno esatto, la latitanza del boss dei carcagnusi, Sebastiano “ Nuccio” Mazzei.

Ad ammanettarlo sono stati gli agenti della Squadra mobile della Questura di Catania, al termine di una lunga attività investigativa , in sinergia con il Servizio centrale operativo e il coordinamento della Direzione direstrualle antimafia. Il capo della Polizia si è congratulato personalmente con il questore Cardona e il capo della Mobile, Salvago.

L’operazione, i cui dettagli sono stati forniti nel corso di una conferenza stampa, presente anche il procuratore della Repubblica di Catania, Gianni Salvi, ha portato all’arresto di uno dei personaggi di spicco, in ambito regionale, della criminalità organizzata. Nuccio u carcagnusu, infatti, è il figlio di Santo, uomo d’onore della omonima cosca, ergastolano, attualmente detenuto in regime di 41 bis, affiliato a Cosa nostra grazie a Leoluca Bagarella, arrestato nel 1992 mentre era in auto in una strada poco distante dalla villetta dove, oggi, è stato arrestato il figlio.

Nuccio Mazzei, ricercato per associazione per delinquere di stampo mafioso, intestazione fittizia di beni e traffico illecito di sostanze stupefacenti, era sfuggito all’Operazione Scarface, denominata così in riferimento al boss al quale Mazzei si ispira. Al momento del blitz degli agenti ha mantenuto la calma che il suo ruolo nell’alta gerarchia di Cosa nostra gli impone: non ha opposto resistenza , né tentato la fuga, che difficilmente gli sarebbe riuscita perché l’area era stata circondata da cinquanta uomini della Polizia. Nella villetta, dotata di tutti i confort, non sono state trovate armi, a parte l’accetta che, a dire del latitante “poteva sempre servire”, ma alcuni cellulari che daranno spunto per ulteriori approfondimenti investigativi.

Nuccio Mazzei era scampato ad un agguato che il clan Cappello stava organizzando tra la fine del 2008 e il 2009, ma sventato dalla Polizia grazie alle informazioni fornite da alcuni collaboranti.

Daniele Lo Porto

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