Quali riflessioni trarre dopo il blitz “Caronte” che ha portato agli arresti di ben 23 personaggi legati alla criminalità organizzata, alla politica, all’imprenditoria della nostra provincia? Innanzitutto, che la Procura di Catania, guidata ottimamente dal Dott. Giovanni Salvi, ha cambiato passo. Non si registra più l’immobilismo degli anni passati e non vi è timore riverenziale verso i cosiddetti colletti bianchi. Inoltre, nonostante i tagli per il comparto sicurezza, quando sono chiamate in causa le forze dell’ordine, in questo caso i ROS dei Carabinieri, sono capaci di intervenire con bravura e tenacia. Ai magistrati ed alle forze dell’ordine va un incondizionato ringraziamento.

Quello che emerge dalle indagini dell’operazione “Caronte” è che la mafia catanese non è solo un’organizzazione violenta, ma è capace di infiltrare i gangli economici avvalendosi di certa politica. Si assiste, pertanto, ad una perfetta osmosi tra potere mafioso, potere politico e potere economico.
Al riguardo ricordo che mentre firmavo la costituzione di parte civile nel processo Iblis a Roma la Camera dei Deputati negava l’autorizzazione all’arresto dell’On. Cosentino inteso “Nick l’americano”. Le cronache riportano che in Sicilia negli ultimi sei mesi si sono persi oltre 37.000 posti di lavoro.
La disoccupazione crescente ed il conseguente disagio sociale sono indiscutibilmente terreno di coltura del fenomeno mafioso. Occorre, pertanto, un cambio di mentalità dei siciliani. La crescita economica e sociale della nostra isola non può esistere se la presenza mafiosa è dirompente.
La lotta alla mafia, quindi, diventa imperativo categorico e non può più essere lasciata soltanto ai magistrati ed alle forze dell’ordine, ma deve diventare un dovere civico quotidiano di tutti i siciliani che devono abbandonare la mentalità omertosa che spesso contraddistingue i loro atteggiamenti.
Di contro i nostri governanti devono adempiere ai loro doveri con senso di responsabilità favorendo politiche di sviluppo delle imprese sane, uniche deputate alla creazione di nuovi posti di lavoro, evitando alle stesse insopportabili carichi fiscali ed iniqui e quanto inutili adempimenti burocratici.
Occorre, infine, che gli organi dello Stato facciano sentire maggiormente la loro vicinanza nei confronti di chi quotidianamente si oppone al cancro della mafia a favore della libertà di impresa.
La Confcommercio Catania è l’organizzazione datoriale più importante come numero di iscritti nella nostra provincia. Opera con ben cinque proprie associazioni antiracket nel territorio per offrire ogni supporto alle imprese vessate dal fenomeno mafioso. Per questa attività negli ultimi tempi ha registrato intimidazioni, danneggiamenti e minacce nei confronti dei propri dirigenti che continuano ad operare con sacrificio ed abnegazione lontano dai clamori mediatici delle televisioni.
L’auspicio è che non si ripetano più fatti delittuosi ai loro danni, convinti che le preposte istituzioni faranno il possibile per non lasciarli isolati.
In definitiva, solo con una presa di coscienza collettiva contro il fenomeno mafioso e la diffusa illegalità si potrà sperare per la nostra terra un futuro migliore, sempre che dai nostri governanti arrivi il buon esempio.

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