di Marco Spampinato

CATANIA  – 19 novembre 2014, una data che risalterà nella cronaca di Catania, non solo nella cronaca locale, per l’aggressione subita dal sindaco del capoluogo etneo Enzo Bianco.
Alle 08.30 circa di stamane, quando il primo cittadino si trovava in corso delle Province, centrale arteria cittadina dove è solito passeggiate prima di recarsi a Palazzo degli Elefanti, Enzo Bianco veniva aggredito da un uomo che riusciva a colpirlo con un pugno in pieno viso.
L’aggressore, subito dopo il grave fatto, è stato immobilizzato dalla scorta del sindaco e condotto in carcere.
Dell’uomo, che pare abbia assestato il colpo centrando il naso del sindaco di Catania, le forze dell’Ordine, ancora alle 10.30 di oggi, non hanno rilasciato generalità o altre informazioni.
Enzo Bianco in persona interverrà a momenti proprio a Palazzo degli Elefanti in una conferenza stampa dove spiegherà l’accaduto.
Oltre alla sensazione di diffusa sicurezza notturna Catania, dopo questo grave fatto di cronaca, rimbalzerà, in Italia e nel mondo come la città violenta, preda di disperati, ubriachi molesti, spacciatori e drogati, baby gang e gruppuscoli di immigrati irregolari che è divenuta negli ultimi due anni.
Sono anche questi tragici effetti di una crisi economica e sociale senza fine alla quale ne il governo nazionale con il premier Renzi, ne il governatore della Regione Siciliana  Crocetta hanno mai pensato di porre il minimo rimedio.
Proprio Bianco, in indiscutibile e crescente crisi di consensi e popolarità, basti sentire dal vivo, e quotidianamente, i discorsi e le opinioni fatti di disaffezione e insofferenza fin troppo diffusi tra una grossa fetta della cittadinanza, aveva indetto solo tre settimane addietro una conferenza stampa in Comune illustrando le misure adottate, insieme a Prefetto, Questore e tutte le Forze dell’Ordine per il presidio, la tutela e il controllo del territorio. Evidentemente si è in ritardo e, tutti, a rischio. E non si venga a scomodare “…l’intervento dell’esercito come ai tempi dei fasci siciliani”. Non di sola mafia soffre la Sicilia e, in casi come quello di oggi, la sola repressione non basta e serve solo a un contenimento momentaneo della violenza diffusa.

Marco Spampinato

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