di Marco Iacona

CATANIA – Un uomo puntiglioso. Te ne rendi conto – se non avevi avuto occasione di vederlo prima: ipotesi quasi impossibile  – anche da quello che dice e da come lo dice. Da come firma le dediche sui libri, da come cesella le risposte alle domande. Pretende da se stesso almeno quanto dagli altri. Vittorio Sgarbi a Catania, per l’ennesima volta. L’occasione è l’incontro al Castello Ursino col pubblico degli studiosi e degli appassionati d’arte: 5 novembre sera, prima giornata di “Panorama d’Italia” serie di eventi nelle piazze e nei luoghi più “incantevoli” con tavole rotonde, dibattiti, incontri con aziende, imprenditori, istituzioni e personalità. Patrocinati dal comune e dalla provincia.
Catania prescelta di lusso, dopo Lecce, Parma, Brescia e altre. Alle 16.08 Giorgio Mulè direttore del settimanale “Panorama” taglia il nastro d’ingresso al Dome (cupola) “Panorama d’Italia”, struttura “futurista” realizzata con telone plastificato bianco, posta al centro di piazza Università – bianco come il nostro sindaco che, al fianco di Mulè, non si lascia sfuggire l’opportunità di una foto. Non c’è il pubblico delle grandi occasioni, forse tenuto lontano dal maltempo abbattutosi su gran parte della Penisola.
Meno di un’ora dopo Mulè è allo storico teatro “Sangiorgi” per presentare l’autobiografia di Alfonso Signorini d5857026-Castello_Ursino_Cataniairettore di “Chi” (che sul “Sangiorgi” ne sa più di qualsiasi catanese), alle 19.00 già al castello Ursino per introdurre la “lezione” dell’amico Sgarbi. Una corsetta, anche se il centro storico è una coppa di champagne. Tra i ruderi federiciani una borghesia avvezza alla chiacchierata colta, che cita col gusto dell’originalità questo o quel personaggio. Il pubblico è composto da un centinaio di persone. Microfono in mano, il critico televisivo cita velocemente i grandi scrittori – Verga e De Roberto, a un certo punto pure Goethe – e strizza l’occhio alle architetture della città. Da uomo di spettacolo sa come fare per non deludere. Cos’è lo “sgarbismo” se non dare al pubblico quel che si aspetta? Bisogna essere abili, non c’è che dire. Naturalmente, dice, l’orgoglio della Sicilia sono anche i poeti alle origini della letteratura italiana. Insomma: come se giocasse in casa.
Il titolo della conferenza è “I tesori di Catania” azzeccato anche se la città è ostaggio di un’eterna fase di rinascita, anche se la Sicilia è luogo impossibile per chi intende progettare il futuro. Lo stesso Sgarbi che con la Sicilia ha progettato avventure su avventure è quasi imbarazzato nel dare un giudizio. «Sicilia amore ma anche odio?» chiedo alla fine della “lezione”. «No, non odio nessuno. La Sicilia come ogni regione d’Italia ha meraviglie che è bene conoscere e che potenziano la vita di un uomo. In alcuni luoghi questa potenza è più alta, c’è più potenza in Sicilia che non in Calabria o nel Veneto, perfino».
Sabrina Colle, fidanzata del “professore” è in prima fila, Enzo Bianco in ultima. La conferenza comincia con la provocazione di Mulè. Possibile che in Sicilia i musei siano chiusi il fine settimana? Se ne parla da tempo. Sgarbi colpisce la palla al volo. «Oggi c’è volontà di distruggere e di compiere atti contro il buon senso». La Sicilia è un luogo «meraviglioso», dice rivolgendosi al pubblico – mare e bellezze artistiche – ma i musei sono chiusi. Si riferisce anche al Museo Mandralisca di Cefalù che naviga in acque agitate. «Costa duecentomila euro l’anno» dice il “professore” ed è, come tutti sanno in perdita. Una soluzione? Si potrebbero “tassare” di un euro i turisti che affollano gli alberghi dalle due alle quatto stelle. C’è necessità di «spingere» istituzioni e pubblico affinché vadano a visitare i musei.
Il pubblico ride quando Sgarbi racconta un episodio accaduto a Lipari. Il giorno in cui venne chiamato ad inaugurare un museo, il museo era chiuso. Va a tutto campo il “professore”, se non fosse offensivo – per lui e per gli altri – mi piacerebbe raccontarlo come un calciatore olandese degli anni Settanta. In Olanda si giocava il calcio totale, allo stesso modo lui predilige la cultura totale. Forse c’è poca originalità (cose dette e ridette, ma non per questo non vere) in certe affermazioni che a tratti ricordano quelle di un altro innamorato della Sicilia, Pietrangelo Buttafuoco. La Sicilia ha solo sei milioni e mezzo di turisti l’anno, le Canarie settantacinque milioni. E la Sicilia è più bella. «Come mai?». Già, come mai? Solo volontà “politica”? O magari il prodotto venduto non soddisfa gli acquirenti? Sono assurdità «politiche», conclude Sgarbi. Ma quando in Sicilia si tira in ballo la politica è meglio cambiare discorso.
Si passa alla descrizione del castello Ursino, del museo civico catanese. Due le sezioni importanti, dice il “professore” ai catanesi che il loro castelluzzo dovrebbero conoscerlo a menadito. La collezione del principe di Biscari con opere, vasi e marmi e la collezione Finocchiaro, sommersa per lunga tempo. All’interno di questa le opere più importanti sono di un pittore fiammingo e di alcuni “allievi” caravaggeschi. Poi attacca a illustrare, tra gli altri e in breve, il “San Cristoforo” di Pietro Novelli che è il più importante pittore del Seicento in Sicilia; il suo capolavoro si trova a Leonforte.
Un’oretta di paragoni, citazioni più qualche complimento. Fine della “lezione”, da Sgarbi ti attendi il colpo d’ala, la provocazione. Ma è un po’ stanco e dosa gli sforzi con accortezza. C’è il previsto “bagno di folla”. Allora, “professore”, «meglio la Sicilia o i siciliani?». Anche qui diplomatico: «I siciliani vanno presi uno per uno, qualcuno va bene, qualcuno meno bene. Questo vale anche per i molisani, eccetera». D’accordo. «Ma lei onorevole, qui torna sempre con piacere?». Non gradisce la domanda, chissà perché, poi però sfodera l’arma della filosofia del buonsenso. L’ex sottosegretario, conosce la tattica del domandare e rispondere da sé. Attacca. «Se tu hai una fidanzata che ti piace a Sessa Aurunca ci vai volentieri. Dipende dalle persone che vuoi vedere. C’è una grande pittrice, la più grande dei nostri tempi forse, che si chiama Jenny Saville che è inglese e che credo viva ancora a Palermo e si è trovata bene. Uno direbbe: meglio stare a Londra? Non so. Un’altra grande intellettuale italiana che si chiama Daria Galateria stava a Roma ed è andata a Trapani. Meglio Roma di Trapani? Non c’è mai una cosa in astratto. La vita è fatta di cose che capitano. Si sta meglio a Parigi? Dipende da come si sta e con chi si sta. Uno può star benissimo anche a Catania: l’importante è non essere obbligati. Io non ho mai avuto alcun obbligo. Posso stare dove voglio. C’è invece chi è costretto. Uno che nasce a Gela e dev’essere obbligato a stare a Gela un po’ di sfiga ce l’ha, ma se uno ci vuole andare a Gela ci va… Uno che ha la sfiga di nascere in Etiopia [Sicilia chiama Africa? Ndr] è più difficile per lui trovare una strada. Però è nato lì».
Infine? «Alcuni sono costretti dal destino a stare in luoghi sbagliati, altri si scelgono una vita molto intelligente. C’è chi vive bene solo nei luoghi di pericolo e lo trovi in Afghanistan, a Kabul, perché gli piace stare lì. Se a noi piace stare in un luogo particolare, Catania è perfetta, se non ci si può muovere invece diventa tutto più complicato».
M’aspettavo citazioni di Sciascia, o approfondimenti su Verga, perfino qualcosa su Eduardo – dato il periodo – o sul premio oscar Tornatore. Vabbé. Chiudo, a proposito di scelte giuste e sbagliate: «Una risposta flash sulla Lega che scende in Sicilia?». «La Lega? Nessuno è perfetto». Il “professore” ce l’ha con la Sicilia, ovviamente. Non chiamiamolo odio e amore ma croce e delizia allora, è più poetico.

M.J

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