Marco Iacona –

Sicilia contro Campania. Trentadue punti contro quarantanove. Catania – Avellino “finale anticipata” per i rossazzurri come ce ne saranno altre. Finisce 1 a 0 per Del Prete e compagni con rigore di Calaiò al minuto quarantuno.

La partita è a fasi alterne. Prima del gol, anche qualche sbadiglio. Il secondo tempo è frizzantino con veloci capovolgimenti di fronte. Quasi un festival delle occasioni sprecate. Rosina non la mette dentro in almeno due occasioni e al 78’ Castro – partito dalla panchina – prende perfino il palo. Terracciano salva più volte la porta: nessuna sorpresa l’Avellino è una buona squadra e non è disposta a prenderle. Forse avrebbe meritato il pareggio.

Nei momenti chiave il pubblico del “Massimino” s’infiamma: non ha abbandonato la squadra. I catanesi però non hanno preso d’assalto gli spalti del “Cibali”. A mezz’ora dall’inizio lo stadio è praticamente vuoto. A poco a poco si riempie la Nord, ma tribuna B e Sud rimangono per buona parte vuote. Visibilissimo, nella Nord, lo striscione con scritta nera in campo bianco “Dal 1946 per questi colori antichi valori”, ma i tifosi se la prendono per tutta la partita con Pulvirenti. A prima vista (anzi ascolto) la frattura sembra insanabile. I giocatori, invece, a fine gara vanno a raccogliere applausi.

Il feeling con gli ultras non si è interrotto, parte degli spettatori invece è rimasta a casa. “I numeri sono impietosi”, si saranno detti, perché scomodarsi? La squadra è ventesima in classifica, non vince da otto turni (striscia negativa record 2014-15), ed è a secco da 270’ cioè dalla partita con lo Spezia. In casa ha vinto sette volte (sette è appena maggioranza relativa), fuori mai. Quello zero nella casella pesa come un macigno. E come un masso pesa anche la difficoltà a macinare gioco dell’undici di Marcolin. Gli ultras emettono le loro sentenze: “Noi vogliamo gente che lotta” urlavano a fine gara. E gli ultras – si sa – sono di pasta speciale.

Ovvio che da qui alla fine dovranno essere battaglie su battaglie. Quella vista oggi al “Massimino” non è apparsa squadra di gladiatori. Che altro dire? Generosa ma disattenta. Ora vicina al due a zero ora all’uno a uno. Risultato frutto più della volontà che del bel gioco. È bastata la prima per non trasformare la domenica delle palme in una maledetta primavera. Ma domani come diceva Miss Rossella sarà un altro giorno.

A proposito dell'autore

Giornalista e saggista

Marco Iacona, giornalista e saggista. Siciliano non per colpa sua. Autore di sei volumi dal colonialismo italiano all’éra pop passando per il Sessantotto. Il settimo è in arrivo. Conosce Trento, Trieste, Bologna, Milano, Bergamo, Asti, Roma, Firenze, Pisa, Genova e Venezia. Non è mai stato ad Amalfi. Preferisce i fumetti a Nietzsche e Nietzsche a Hegel. Studia la destra ma preferisce Woody Allen. Ama l’opera lirica, la Callas e Pasolini. Ha vissuto quarant’anni in Sicilia e quattro in Piemonte. Nel 2010 ha riattraversato lo Stretto non per nostalgia.

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