Secondo alcuni esiste un Islam moderato con il quale è possibile un dialogo aperto e costruttivo. Secondo alcuni tutto ciò che si può inquadrare entro il fenomeno della “primavera araba”, o delle “primavere arabe” visto che in Siria, in Egitto e altrove i vari movimenti si sono in parte differenziati, va ritenuto positivo e come una manifestazione delle aspirazioni democratiche delle popolazioni arabe e di religione musulmana. Secondo altri, ancora, Israele è il nemico da abbattere, il despota usurpatore ed Hamas è invece il difensore dei deboli palestinesi e delle loro giuste aspirazioni e rivendicazioni. Ci sono alcuni che han detto che è scandaloso preoccuparsi ed inquietarsi per l’esecuzione, trucida, selvaggia e sanguinaria, di un giornalista americano quando son morti centosessanta bambini sotto i razzi sionisti… Che esista un Islam moderato, si può essere d’accordo perché il mondo sunnita si differenza da quello sciita o da quello wahabita e, comunque, da quelli che sono definiti movimenti scismatici, e esiste una visione che va oltre il puro integralismo che, ad ogni buon conto, si è manifestato in maniera eclatante con la rivoluzione iraniana che depose lo Shah Rehza Palhavi. Che la “primavera araba” o le “primavere arabe” siano nate come movimento rivoluzionario è chiaro, così come è chiaro che sono state una ribellione allo strapotere satrapico di certi governanti, come in Egitto o Libia, che schiacciava le popolazioni con vessazioni soprattutto economiche. Che, invece, siano una manifestazione delle aspirazioni democratiche appare assai meno credibile perché, se prendiamo il caso egiziano, i “fratelli musulmani” hanno sempre avuto assai poco di democratico così come attesta il fatto che i colonnelli che rovesciarono Faruk, quindi Nasser, Sadat & Co., ebbero il loro daffare per tenerli a bada in modo sicuramente violento, loro che nascevano nell’ambito di una ideologia socialista. Che Israele abbia spinto oltre ogni limite la propria necessità di sicurezza è altrettanto vero ma Hamas non è il “movimento partigiano di liberazione” che certa sinistra di base e certi movimenti, per così dire “pacifisti” a parole ma, di fatto, anti-israeliani – e che in sostanza sono anti-americani, vorrebbero mostrare ed è ben lungi da avere un volto umano. Chi arma, infatti, bambini e giovani per trasformarli in kamikaze, in forza di un dettato islamico letto da imam & Co. di età elevata e che si dicono illuminati dall’alto, ha ben poco di movimento di liberazione e a nulla rileva il tentativo di qualificare queste azioni come “frutto della disperazione” perché, altrimenti, non si spiegherebbero le armi avanzate che vengono impiegate da Hamas, segno che gli arsenali non son certo quelli di un popolo disperato… L’esecuzione poi del giornalista americano, che è chiaramente e teatralmente una evidenziazione di un retaggio quantomeno medievale, se non tribale e che Feisal d’Arabia avrebbe stigmatizzato già con il maggiore Lawrence in altri tempi, nulla ha a che spartire come ipotetica rivalsa o ritorsione con i bambini morti poiché lo spirito della cosa è evidentemente diverso, come spiegheremo fra poco. I temi sul tavolo delle analisi dello scacchiere mediorientale restano sempre gli stessi: la lotta contro il Grande Satana, ovvero l’America, l’annientamento di Israele, l’infondatezza della risoluzione ONU che sancì la creazione dello Stato Ebraico e la pari infondatezza imputabile a Tel Aviv per la questione di Gaza, le alture del Golan, la questione libanese, le popolazioni curde, la gestione del potere in Iraq e la nuclearizzazione dell’area dovuta alle mire dell’Iran, senza trascurare l’immensa ricchezza locale ovvero il petrolio e l’espansionismo musulmano dei movimenti, almeno, sciiti o che comunque si richiamano al concetto del “califfato” ovvero della guida dell’Islam che discenda direttamente dall’origine dell’Islam stesso. Abbiamo citato solo alcuni dei temi che appaiono preponderanti, ma con tutte le sfumature e collegamenti di ognuno l’elenco sarebbe stato assai più lungo ed ampio. Dicevamo prima che il mondo sunnita potrebbe essere, secondo alcuni e finora potrebbe essere stato così, la parte dell’Islam più moderata ma il califfato dell’ISIS non è forse di ispirazione sunnita e si contrappone allo stato sciita iracheno? E non è, uno dei nuovi temi dei “califfati”, quello del ritorno alla jihad invasionistica delle origini più antiche dell’Islam? E pur distaccatosi da Al Qaeda nel 2013, l’ISIS non ne ha preso alcuni connotati salienti?

Giovanni Maria de Pratti

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