TAORMINA – Non basta la passione per i fornelli e neppure rivisitare ad hoc la vecchia ricetta della nonna per diventare un master chef, ma saper essere ambasciatore di stile e sapori, parlare le lingue del mondo globalizzato e dialogare con la generazione digitale. “E certamente, non bastano tre ore di lezioni apprese in tv”, parola di Enrico Briguglio, lo chef che con quarant’anni di esperienza alle spalle è oggi presidente de Le Soste di Ulisse, l’associazione dei migliori ristoratori che sotto l’effige di Ulisse rappresentano l’eccellenza siciliana. Sono stati loro, per  primi in Sicilia, a costituire una rete fondata sulla qualità proponendo il Gran Tour dell’isola in chiave enogastronomica. E saranno proprio loro, gli chef  pluristellati “a salire in cattedra”  a settembre all’apertura del nuovo anno scolastico per una iniziativa rivolta agli studenti dell’Istituto alberghiero Pugliatti di Trappitello, a Taormina.

Una sorta di speciale lectio in stile master chef, appunto,  presentata ieri nell’aula magna dell’istituto da Nanda D’Amore e Umberto Iacono della societá catanese Civita che l’ha ideata come momento didattico nell’ambito del piano formativo TESEO, con la collaborazione di Soste di Ulisse e il dirigente scolastico dell’alberghiero taorminese, Luigi Napoli. Un Piano formativo finanziato da Fondimpresa, pensato e sviluppato nel cuore di un territorio incastonato tra l’Etna, i Nebrodi e il parco fluviale Gole dell’Alcantara , rivolto a un centinaio di imprese che costituiscono il tessuto economico di questa terra ai piedi del vulcano, riconosciuto dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.

Ad aderire al Piano di formazione continua TESEO (Taormina-Etna: Sviluppo E’ Occupazione) che punta l’accento proprio sulle ricadute positive in termini di crescita occupazionale derivanti dal sapere costruire una rete di realtà imprenditoriali sane e innovative, sono albergatori, produttori vitivinicoli e caseari, imprenditori tessili e agricoli E non potevano mancare gli studenti dell’istituto Pugliatti, protagonisti sì dell’iniziativa che per due giorni li vedrà al fianco dei migliori cuochi siciliani, e sottoposti alle difficili prove ai fornelli, ma protagonisti soprattutto della crescita di un territorio, Taormina e dintorni, vocato da sempre al turismo per le sue bellezze architettoniche e naturalistiche e anche per la sua importante esperienza nel campo della enogastronomia e della vitivinicoltura e che deve saper mantenere al top i livelli di eccellenza.

“Puntare sulla formazione significa offrire i migliori servizi e una nuova e più qualificata occupazione – ha spiegato Nanda D’Amore, responsabile Civita – questo è uno dei primi obiettivi che si prefigge Fondimpresa e in questo senso, gli studenti di un istituto alberghiero ben radicato nel comprensorio possono diventare la punta di diamante di un processo virtuoso che parte proprio dai banchi di scuola per crescere in qualità e competenza e affrontare un mercato sempre più esigente e in continuo cambiamento”.

“Innovare, crescere, aggregarsi e integrarsi – ha aggiunto D’Amore – sono le condizioni per potersi aprire ai mercati internazionali (gli unici in crescita in questo momento) cogliendo le opportunità della globalizzazione, che crea una taglia unica e personalizzata, consentendo il protagonismo di quelle comunità locali che riescono ad integrarsi e che comunicano al mercato e ai consumatori”.

Cibo e vino vanno di pari passo, si sa, diventano uno spartito musicale fatto di materie prime, aromi e colori che può essere suonato dappertutto. “Tanto a NewYork quanto a Copenaghen – racconta Enrico Briguglio agli studenti – quello dello chef è l’unico mestiere che si comprime in valigia, lo porti con te e ovunque tu vada diventi ambasciatore della tua terra”. “Ma non ci sono scorciatoie per raggiungere l’eccellenza, la passione va accompagnata allo studio per acquisire le competenze necessarie”. “Il ragazzo che si iscrive all’alberghiero sa che non prenderà la semplice qualifica, consapevole che il percorso di studio si completa in cinque anni– ha sottolineato il dirigente scolastico Luigi Napoli – Crediamo moltissimo nel rapporto di collaborazione con il mondo del lavoro: il compito della scuola è saperne leggere i segnali e preparare i giovani a essere protagonisti nel mondo lavorativo”. “La nostra scommessa – ha concluso – è quella di aprire un colloquio costante e stabile con le attività produttive del territorio”.

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