Pina Mazzaglia

Rimbalza sui media nazionali, la decisione di coprire alcune delle statue dei Musei Capitolini in segno di rispetto alla sensibilità, e alla cultura iraniana, in occasione  della visita di Hassan Rohani in Italia e in Vaticano. Queste, secondo quanto si è appreso, le motivazioni che hanno spinto a velare le opere quali la Venere Esquilina, il Dioniso degli Horti Lamiani e un paio di gruppi monumentali, uno raffigurante un leone che azzanna un cavallo e uno delle fanciulle, copie romane di 2000 anni, di un’arte, quella greca, ancora più antica.  Questioni politiche e accordi economici messi sul piatto nei colloqui romani di Rohani – un gesto motivato dalle autorità italiane, (notizia ANSA) con la volontà di non imbarazzare l’ospite e scongiurare “ogni possibile offesa”. Così Roma copre le statue di nudi per evitare al presidente iraniano di arrossire: uno spazio laico, sacro ai valori della conoscenza, che sono anche quelli della tolleranza che diventa tabù. Non è, in verità, la prima volta che ci imbattiamo in cose di questa portata. A Michelangelo venne contestato di rappresentare figure oscene nelle sue opere, sia pittoriche che scultoree, e  nel caso del Giudizio Universale, la Chiesa si mostrò di un’inflessibilità quasi assoluta: non bastava, per esimere il grande artista dalla responsabilità di avere deliberatamente offeso la religione ed i suoi rappresentanti in terra ed in cielo. Il “caso” fu oggetto di un dibattito condotto con grande coinvolgimento delle forze in campo, che si trascinò per qualche tempo negli uffici della curia romana, fino ad essere portato all’attenzione dei padri conciliari, che durante il Concilio decisero (1545) di affidare a Daniele da Volterra di rivestire con panni svolazzanti le nudità di alcune figure, episodio che costò al Volterra l’appellativo di “Braghettone”. Ma a quanto pare il Medioevo è ancora in mezzo a noi. “Posso dire solo che gli italiani sono molto ospitali, cercano di fare di tutto per mettere a proprio agio gli ospiti, e li ringrazio per questo”. Così il presidente iraniano Hassan Rohani rispondendo a una domanda dei giornalisti in conferenza stampa a Roma. Sull’episodio legato alla copertura dei nudi dei Musei Capitolini, anche Vittorio Sgarbi ha commentato con profonda indignazione: “L’arrivo del presidente Rouhani deve far riflettere sulla differenza tra una grande civiltà come quella persiana e l’Islam sotto il dominio di Maometto. […] La Persia – prosegue Sgarbi – non è l’Isis e Rouhani non è Bin Laden. A Persepoli si vede la grandezza della civiltà occidentale. I persiani non rinnegano il loro passato, non ne occultano le testimonianze. Rouhani non poteva immaginare che quelle scatole occultassero nudi maschili di Roma Antica e non nudi pornografici. Nella statuaria antica il nudo è maschio – eroe, atleta o guerriero – mentre coperta è la femmina, come anche l’Islam richiede. Era insensato cercare d’interpretare un senso di pudore inesistente nella sensibilità di un iraniano colto”. Esporre in luoghi pubblici statue nude è stata una delle riconquiste del Rinascimento italiano: uno dei passi fondamentali verso la nascita di uno spazio sottratto alla sfera della religione. Ma chi ha deciso di nascondere dietro scatoloni di compensato le sculture capitoline? Nessuna decisione pare sia stata presa dall’alto, e il fatto sembra cadere sull’iniziativa di uno degli addetti al cerimoniale. Insomma la solita storia dello scarica barile… Coprire quelle statue, per qualche ora, in occasione della visita di un ospite che ne restava ferito, è un atto che descrive la totale indifferenza del rispetto della nostra identità, identità che compongono i caratteri di un territorio, tutto questo in nome di una politica affaristica e poco incline ai valori fondanti la nostra storia e cultura.  Allora ci troviamo a rimuovere crocefissi, a coprire nudità marmoree ritenute pornografiche, a foderare “attributi” perché altrettanto offensivi.  Anche a Catania fatti del genere misero in discussione i valori della cultura laica contro quella cosiddetta religiosa. Ci riferiamo allo “stallone ferito” di piazza Vittorio Emanuele (meglio nota come “Piazza Umberto”), la celebre scultura realizzata dall’artista Francesco Messina di Linguaglossa, che faceva scandalo per i suoi attributi in bella mostra.
Prima le mutande di ferro, poi un semplice panno bianco, infine durante la processione della altarino--620x420Madonna del Carmine, un telone di velluto trasformò la scultura in altarino. La cultura millenaria di un intero Paese imbarazza per le sue nudità…?  Coprire le statue ai musei Capitolini è un atto di mediocrità culturale, di mancato rispetto all’identità di una nazione e del suo popolo.

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