Pina Mazzaglia

PALERMO – Sì è conclusa da alcuni giorni con un bilancio positivo la Rassegna espositiva dal titolo “CAMERA DOPPIA#1” ospitata negli spazi della Galleria XXS/aperto al contemporaneo. Ideatrice e curatrice dell’intera Rassegna, che ha avuto inizio nel mese di dicembre 2015, Virginia Glorioso che, dopo il grande successo, pensa già alla prossima edizione. In occasione dell’ultimo evento, che ha visto il suo epilogo il tre aprile scorso, abbiamo incontrato la curatrice e fare con lei un consuntivo sull’intera manifestazione artistica.

P.M.:  Come è nata CAMERA DOPPIA #1?

V.G.: CAMERA DOPPIA #1 nasce dalla precisa volontà di mettere al confronto alcuni giovani artisti siciliani e di farli conoscere a un pubblico di addetti ai lavori e non solo.geraci2016-9

P.M.:  Come sono stati articolati i vari momenti espositivi?

V.G.: Le mostre si sono articolate in modo molto semplice e con non molta distanza l’una dall’altra. Abbiamo iniziato con una collettiva, che come un trailer cinematografico ha illustrato ai visitatori alcuni elementi delle future bi-personali. Queste ultime sono state ben quattro, con un gran risultato di affluenza e di interesse collettivo.

P.M.:   In che ordine tematico si sono dispiegati gli eventi di CAMERA DOPPIA #1?

V.G.: Le quattro esposizioni non seguivano un tema espositivo: il quid dell’esposizione stava proprio nel confronto tra lavori apparentemente diversi e contrastanti.

P.M.:  Quali sono state, in sintesi, le tappe più significative?

V.G.: Non posso dire quale sia statala tappa più significativa… ma di certo, molto importante è stato il giorno in cui abbiamo deciso di mettere su questo progetto

P.M.:  Come sono nate l’idea della mostra e la collaborazione con la Galleria XXS?

V.G.: L’idea dell’esposizione è nata in modo molto semplice e diretto e altrettanto semplice si è mostrata la collaborazione con lo Spazio XXS. Da subito tra gli artisti, me e il gallerista e il suo staff si è creata una splendida atmosfera.images

P.M.:  Qual è stato il filo conduttore?

V.G.: Il filo conduttore è il tema del confronto, della condivisione. Trovarsi nello stesso luogo e dover riuscire a dire qualcosa di se stesso senza prevaricare l’altro. Un tema molto più attuale di quello che potevamo immaginare quando è nato il progetto.

P.M.:  E i pezzi forti della mostra?

V.G.: Ogni pezzo esposto è frutto del lavoro degli artisti e della selezione che poi ho fatto… non saprei proprio dire quali sono i pezzi forti.

P.M.:  Si parla di un deciso ritorno al figurativo, addirittura alla descrizione del racconto per immagini. Ce ne vuole parlare?

V.G.: Il problema dell’arte contemporanea soprattutto per i non addetti ai lavori è legato alla non riconoscibilità di ciò che si osserva. In questo progetto abbiamo tentato di non far trovare quasi mai il visitatore davanti a qualcosa di irriconoscibile. In questo modo siamo riusciti a coinvolgere chi non pensavamo neanche di poter avvicinare.12484804_10207384294119211_3356738313253854853_o

P.M.:  Come è nato questo progetto curatoriale?

V.G.: Come ho detto prima il progetto è nato come nascono tutti i progetti… seduti, con colleghi e amici: si inizia buttando giù qualche riga, dopo un po’ tutto prende la forma giusta.

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