di Agnese Maugeri, foto servizio di Vincenzo Musumeci

Catania – Un’entusiasmante lectio magistralis è stata tenuta da Christian Greco direttore del Museo Egizio, nelle sale del Palazzo della Cultura di Catania. Il focus del discorso la storia del famoso museo torinese, 1824-2015: Museo Egizio, Nuove connessioni e contestualizzazione archeologica. Presentato da Daniele Malfitana, direttore dell’Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali CNR Catania e dall’assessore ai Saperi e alla Bellezza condivisa Orazio Licandro, il direttore Greco ha narrato, all’interessato pubblico presente, l’evoluzione del Museo, il suo lungo percorso, i suoi VMM_1927tesori, le stupende collezioni contenute e i grandi direttori che lo hanno reso celebre.

Proprio con il suo personale ricordo a Silvio Curto, storico direttore del Museo per più di 20 anni, mancato recentemente, Christian Greco ha iniziato l’incontro: “divenne direttore nel ‘64 in un’Italia post bellica priva di soldi. Lui insieme al suo curatore, decisero di ridare luce al Museo Egizio, fu il primo ad aprire le collaborazione a studiosi internazionali. Fu un gran direttore e per me sarà una guida e, con molta umiltà, spero di potermi solo avvicinare a ciò che il professor Curto ha realizzato”.

“Voglio rendere il museo, un museo” queste le parole che hanno acceso l’animo del direttore Greco, “Champillon disse che la via per Menfi e Tebe passava per Torino, ormai da decenni non è più così. Io voglio che ciò torni a essere possibile”. Aprire le porte del museo a tutti gli studiosi, creare al suo interno un centro di ricerca internazionale, questo è ciò che Greco si prefigge e sta già lavorando per attuarlo. Inoltre a maggio del 2015 è iniziata una nuova spedizione Italo-Olandese in Egitto per studiare e scoprire la Necropoli di Saccara.

Il giovane direttore ha 39 anni e da molti è stato etichettato come “Direttore Bamboccio” ma il suo curriculum è invidiabile. Laureato a Pavia in lettere classiche a 21 anni, Christian Greco è partito per l’Olanda dov’è rimasto per 17 anni, laureandosi in egittologia all’università di Leiden, seguendo un percorso egittologico, studiando l’antico Egitto in tutto il suo arco cronologico. Nel 2006 è diventato epigrafista presso l’Oriental Institute di Chicago e ha iniziato a soggiornare per sei mesi l’anno in Egitto. Nel 2009 era curatore della sezione egizia del Museo Nazionale dell’Antichità di Leiden e quasi per caso nel 2013 ha fatto domanda per il posto di direttore presso il Museo Egizio di Torino. “Mai avrei pensato di vincere, il mio intento era solamente far capire che avevo l’ambizione di tornare in Italia, ho inviato online la domanda e, dopo pochi mesi, mi chiamarono per un colloquio. Sono quasi svenuto”VMM_1936

Ai giovani d’oggi ciò che consiglia è di credere in se stessi e coltivare le proprie passioni, puntare ai propri obiettivi e non demordere e se poi si realizzino nel paese d’origine o fuori è solo un mero dettaglio.

Terminato l’illuminante incontro abbiamo intervistato il direttore Christian Greco ke, molto gentilmente, ha risposto alle nostre domande.

Cinquanta milioni di euro stanziati per rendere moderno il museo, cosa ha già realizzato e cosa ancora c’è da fare?

«Sono serviti per rifunzionalizzare l’accademia delle scienze, per avere delle nuove vetrine e mettere in sicurezza il museo, quello che bisogna far adesso è creare il museo. Ho elaborato un piano decennale per renderlo al centro di un discorso scientifico europeo e trans-europeo, questo significa investire nelle persone, nella ricerca e soprattutto nei progetti».

Lei in una precedente intervista ha parlato di “Mutate esigenze intellettuali dei visitatori”. Cosa si aspetta oggi il visitatore di un museo?

«Il visitatore di oggi ha delle esigenze molteplici. Bisogna identificare quali sono i segmenti dei fruitori che vengono a trovarci. Siamo il museo dei bambini, prevalentemente di quarta elementare, il museo degli anziani che accompagnano i loro nipoti. Abbiamo un problema come tanti musei con la fascia dai 20 ai 40 anni, anche se dalla riapertura del museo questo sta cambiando, probabilmente mediante le modifiche apportate per migliorarne la fruibilità. Dobbiamo aprirci agli stranieri, in primis vogliamo avere un contatto con la comunità nord-africana cui mi rivolgo e che cerco di coinvolgere in tutti i modi. Seguo anche un corso di arabo e il mio prossimo obiettivo è quello di riuscire tra tre anni a sostenere una conferenza di presentazione del Museo Egizio in lingua araba. Infine, stiamo presentando il museo all’estero, abbiamo iniziato con le capitali europee, a breve partirò per gli Stati Uniti e sto programmando per gennaio il VMM_1925tour dell’Asia».

Ho letto di un progetto da lei ideato che unisce la cultura all’impegno umanitario. “Il museo fuori dal museo” permette di far conoscere alcuni reperti e la loro storia, a chi non può venire a vederli, avete già realizzato un incontro all’Ospedale Pediatrico di Torino, pensa di voler continuare con ulteriori appuntamenti?

«Certo, è un progetto cui tengo molto che continuerà a essere seguito, ci siamo inventati questa formula di portare il museo fuori dal museo è ogni lunedì ci prodigheremo. Il nostro obiettivo è quello di coinvolgere gli ospedali, le case di riposo e i carceri. Sono stato anche alla casa circondariale di Oristano a parlare con gli ergastolani e ho fatto una lezione di archeometria e conservazione. Sono fiero di ciò e voglio assolutamente portare avanti questo connubio tra arte e sociale».

Lei è stato all’expo ha visto come sono esposti i nostri reperti, la nostra arte?

«Si. Ma quando sono andato, data la confusione, sono entrato solo in alcuni padiglioni, il nostro non l’ho visitato. Ci sono anche due oggetti del museo egizio, ma io non li ho potuti vedere»

La Dea di Morgantina che abbiamo fatto rientrare dal Paul Getty Museum, lì faceva milioni di visitatori, ad Aidone centinaia. Forse era meglio lasciarla dov’era?

«Le potrei rispondere in vari modi, è anche vero che quest’isola meravigliosa ha un potenziale di crescita a livello turistico incredibile. Noi diamo per scontato che il nostro patrimonio venga visitato, non ci poniamo mai il problema del “Cleaning Immage” pulire l’immagine che dell’Italia c’è all’estero, che è pessima. In Olanda quando dicevo vado in Sicilia ancora mi domandavano “ma ti spareranno?”, sembra assurdo ma è così. Questo è un paese che crede pochissimo in se stesso, che ha un fortissimo senso di critica e che non sa investire. Quando abbiamo riaperto il museo io ho detto che volevo un budget di comunicazione di quattrocento mila euro, cosa che non ho avuto perché sembrava troppo esoso. Faccio sempre un esempio, tutti parlano della mostra di Pompei al British Museum, il budget di comunicazione lì è stato di duemilioni e mezzo. Se la Venere di Morgantina avesse lo stesso budget per essere pubblicizzata la gente verrebbe».

La Venere di Morgantina è a pochi chilometri dalla Villa del Casale, visitata dai turisti da parecchi anni e inserita nelle guide americane. La vicinanza geografica non ha alcun effetto benefico sulla Venere, questo accentua ulteriormente la vicenda?

«Bisogna investire e pubblicizzare questa terra. Io posso dire che Torino in questo ne è un esempio, ha un’amministrazione che ha creduto fortemente nel rilancio della città. I torinesi per la seconda volta si sono dovuti reinventare, senza fare del vittimismo. Erano la capitale d’Italia, poi sono diventati quella economica, anche se adesso non lo sono più, e il loro prossimo obiettivo è essere la capitale culturale, si lavora tutti insieme e si fa sistema. Il sindaco Fassino lo dice sempre, fino a qualche anno fa se c’era un turista a Torino e perché di sicuro aveva sbagliato il treno, quest’estate abbiamo fatto cinquecentomila visitatori al Museo Egizio ed erano quasi tutti stranieri».

Il museo egizio di Torino può essere un riferimento, un traino, per tanti altri musei, anche qui in Sicilia?

«Il nostro modello di gestione è pubblico e privato. Il Ministero è uno dei soci fondatori però io ho un’autonomia gestionale molto ampia, ho potuto assumere sette curatori, non ho sindacati, ho del personale di guardiania meraviglioso che ho premiato per il lavoro indefesso che fanno. Nei mesi di chiusura abbiamo fatto per tutti dei corsi d’inglese, bisogna investire nel capitale umano. Io ho inventato la formula della “passeggiata con il direttore” una volta alla settimana chi vuole può prenotarsi, massimo 30 persone, pagano il biglietto e fanno una visita con me. Non è una visita guidata, scelgo un tema e illustro dei reperti, ho voluto riservare questo anche al mio personale e loro si sentono gratificati e valorizzati, imparano molto e mi chiedono i cataloghi per approfondire. Si può fare il museo più bello del mondo ma se c’è il guardiano o il cassiere maleducato quello che resta in mente al visitatore sarà di certo questo».VMM_1928

Come guarda da studioso la crisi terroristica d’instabilità politica, prima diceva che avete dovuto bloccare gli scavi in Egitto?

«La cosa importante è abbandonare la visione post-coloniare dell’Egitto, bisogna aiutarli adesso. Il direttore del National Museum of Egyptian Civilization in un convegno tenutosi a Monaco un paio di settimane fa, ha ribadito il concetto, non aspettiamo che l’Egitto diventi come la Siria prima di far qualcosa. Come noi possiamo aiutarli è semplice, seguendo un messaggio di divulgazione della cultura egizia, io sto facendo tradurre il mio catalogo in arabo, ispirandomi al modello del British Museum, lo voglio diffondere, in più tre curatori del Museo del Cairo stanno venendo da noi per fare un corso di formazione e io andrò lì a tenere dei corsi all’università. Bisogna far capire alla popolazione che convive con quelle antichità, che esse sono parte del loro DNA e del futuro, se non si capisce ciò possono arrivare migliaia di Caschi Blu in Egitto ma il cambiamento dev’essere culturale. I risultati si vedranno nel medio lungo tempo, bisogna diventare i primi difensori di noi stessi e del proprio passato».

Qualcuno un tempo, non molto lontano, affermò che in Italia con la cultura non si mangia. Lei oggi è il direttore di uno dei più noti musei al mondo, come risponde a tale affermazione?

«Ritengo che in Italia la visione dell’arte stia cambiando. Il Ministro Franceschini con gran coraggio sta mutando notevolmente la gestione dei beni culturali in Italia, ha preso in mano la situazione attuando un vero programma e, lo si vede anche dall’attenzione che ha adesso il Ministero. Abbiamo visto tutti il piano straordinario per i musei e l’archeologia con ottantamilioni di euro finalmente stanziati. C’è un impegno concreto e penso che non si può affermare più che in Italia con la cultura non si mangia».

Agnese Maugeri

Foto servizio: Vincenzo Musumeci

A proposito dell'autore

Divoratrice di libri con una brutta dipendenza adoro “sniffare” quelli nuovi. Logorroica, lunatica, testarda. Amante del teatro, ballerina mancata, l'altezza (esagerata) ha infranto il mio sogno. Appassionata di cinema, tutto ma non horror. Scrittrice per indole, il modo più istintivo per sentirmi bene, prendere carta e penna e scrivere Aspirante giornalista per vocazione e CakeDesigner per diletto. Non sto mai ferma puoi incontrarmi mentre recensisco un evento, una prima o un vernissage, con in borsa un libro e biscotti per ingannare l'attesa!

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