di Marco Spampinato

(Catania) – Si apre con un perentorio “Ci siamo rotti le palle” il comunicato con il quale la Segreteria Nazionale Autonomi Di Polizia (ADP) rende noto, anche alla opinione pubblica italiana, quali sono i motivi che hanno portato allo stato di agitazione permanente indetto nei confronti del Governo Renzi.

“Continueremo questa protesta, che è solo agli inizi – informa Ruggero Strano, segretario nazionale ADA – per sbloccare il nostro contratto nazionale di lavoro fermo al 2009. A Catania, ad esempio, non registriamo la stessa attenzione popolare che c’è’rispetto alle problematiche legate agli immigrati presenti all’interno del PalaSpedini. Eppure anche noi poliziotti, come altri rappresentanti delle forze dell’ordine assicuriamo il servizio al quale siamo preposti. Ma a noi, dallo Stato,non viene offerta nessuna opportunità, neppure quella, basilare, di montare un tendone sotto il quale proteggerci, tutti, dal sole, durante le fasi di sbarco, e accoglienza, diurne”.

Il nodo più grosso, ovviamente, rimane quello di un contratto nazionale che dovrebbe rinnovarsi ogni quattro anni, con attenzione agli adeguamenti congiunturali che in passato erano sempre stati garantiti ogni due, e che, invece, adesso è bloccato da cinque anni.

“Abbiamo coniato lo slogan ‘Ci siamo rotti le palle Day’ per un giorno particolare, questo, dove non potesse essere frainteso da nessuno il nostro senso di disagio e frustrazione – puntualizza il sindacalista – Dopo l’ultimo incontro che ci ha visti seduti, assieme alle altre sigle sindacali di Polizia, al cospetto del ministro Angelino  Alfano, egli ci ha rappresentato la certezza che il nostro contratto sarebbe rimasto bloccato almeno fino a tutto il 2014 e questa è cosa, francamente, che non possiamo accettare”. Il crescente malcontento degli aderenti ai sindacati nazionali della Polizia di stato aveva subito una ulteriore impennata proprio nella giornata di ieri, giornata convulsa durante la quale si è diffusa la notizia che alla Camera era al vaglio un emendamento di legge che potrebbe portare fino all’ottenimento di un risarcimento riservato a tutti quei detenuti, che dovessero farne richiesta, e che abbiano l’opportunità di dimostrare di avere scontato un periodo di reclusione in un carcere palesemente al di sotto degli standard previsti dall’Unione Europea (che dopo aver richiamato e ammonito vari Governi italiani sulla questione ha già comminato diverse sanzioni per la inadempienza dello Stato rispetto allo condizioni inaccettabili in cui versano alcuni istituti di pena sul territorio o riguardo al sovraffollamento delle celle di molti tra questi). Medesima giornata durante la quale oltre 100 dipendenti di Camera e Senato protestavano in sit-in contro l’atto deciso dagli uffici di Presidenza di Montecitorio e Palazzo Madama, grazie al quale i 181 stipendiati dei due rami del Parlamento non potranno guadagnare più di 240mila euro all’anno. Il tutto al netto della contribuzione previdenziale (l’8,8% della retribuzione).  “Un provvedimento, questo del tetto degli stipendi che è stato aspramente contestato dai dipendenti  riuniti in sit in davanti alla biblioteca della presidenza della Camera – ha ricordato Strano – ma che, al netto dei tagli che la politica dovrebbe infliggere anche a se stessa, segna un paradosso evidente e fuori da ogni logica”. Che se si pensa che, oggi, buona parte della popolazione che ancora può vantare un lavoro full time difficilmente arriva a raggiungere i 1.000,00 euro netti al mese e che un poliziotto al massimo di servizio (con 25 anni di anzianità alle spalle) e senza il calcolo di indennità accessorie non supera i 1.600,00 euro lordi al mese l’equazione, dell’assurdo, con altri fatti di cronaca di queste ore risulta semplice.

Almeno 200 euro netti al mese in più in busta paga è la richiesta dell’ADP al governo Renzi.

Gli ulteriori punti portati all’attenzione del Prefetto di Catania, Maria Guia Federico, dalla delegazione al completo dell’ADP sono stati definiti e meglio specificati. “Desideriamo sia chiaro a tutti, e non solo alle Istituzioni che, al momento, non rispondono su nulla – ha quindi proseguito Gaetano Alemanni, segretario provinciale ADP – che il blocco contrattuale ha prodotto solo più responsabilità senza un ritorno economico per i colleghi della Polizia di Stato. Noi lamentiamo la grave situazione dei concorsi interni e il mancato scorrimento delle graduatorie registrando, anche, le false promesse riguardo al riordino delle carriere del personale di PS. E siamo contro la chiusura degli oltre 260 posti di Polizia che falciano la sicurezza dei cittadini”. Due altri aspetti ci paiono di ulteriore rilevanza e riguardano la politica del governo adottata con “Mare nostrum”, l’operazione umanitaria finanziata nuovamente, ma senza neppure passare dalle aule, che sovvenziona, mettendo le mani nelle tasche di tutti, gli sbarchi di immigrati con turni definiti massacranti da tutti i sindacati della Polizia di Stato. Inoltre insorge in tutta la sua gravità la mancata tutela sanitaria che i poliziotti italiani stanno subendo,a leggere la stessa nota sindacale, essendo comprovato che si sono registrati casi che hanno riportato alla cronaca italiana gravi malattie considerate debellate ormai da tempo.

Cosa dovremo prevedere per le prossime settimane? “Per dare maggiore compattezza e risalto alla nostra situazione – spiega Alemanni – di concerto con tutte le altre sigle sindacali abbiamo deciso di ritirare le nostre rappresentanze dalle varie commissioni che ci vedono impegnati. A tutti i componenti sindacali delle commissioni provinciali, consultive centrali e periferiche, come recita un comunicato congiunto, uomini e donne in forza alla Polizia di Stato, sono state revocate tutte le deleghe. Sono, di conseguenza, rimaste vacanti tutte le cariche offerte dagli stessi sindacati e questo significa che in assenza della componente sindacale, d’ora in poi, non si potrà far nulla e tutto rimane bloccato fino a data da destinarsi. Non si potrà deliberare sulla gestione degli automezzi, sui provvedimenti disciplinari, sulle carriere…su nulla E questo fino a quando non cominceremo ad avere risposte concrete”.

Marco Spampinato

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