di Katya Maugeri

Musiche di Morricone in sottofondo, pareti che raccontano la nostra storia cinematografica. Il Museo del Cinema delle Ciminiere di Catania è un luogo incantevole nel quale è stato presentato, oggi, il film “Figli del set” tratto da un’idea di Carlotta Bolognini, con la regia del catanese Alfredo Lo Piero. A moderare la conferenza stampa, Daniele Lo Porto, segretario provinciale dell’Assostampa Catania, insieme all’ideatrice del progetto Carlotta Bolognini, Margherita Spoletini (attrice e segretaria di produzione), Fabio Melelli (giornalista e storico del cinema, oltre che consulente della produzione) e il regista Alfredo Lo Piero. Il film descrive oltre cinquanta anni di storia italiana e del cinema d’autore, attraverso i racconti di tanti figli d’arte su invito di Carlotta Bolognini, rappresentante di una della più importanti famiglie di cineasti, con lo zio, il regista Mauro e il padre Manolo, produttore cinematografico di film di successo come “Django” di Sergio Corbucci, che parteciperà alle riprese, con la partecipazione straordinaria di Giancarlo Giannini quale voce fuori campo di Manolo. La pellicola si propone di raccontare l’ottica, il punto di vista di figli d’artisti che hanno trascorso parte significativa della propria infanzia ed adolescenza come spettatori sui set cinematografici, non a caso Carlotta Bolognini è accompagnata in questa esperienza da Margherita Spoletini, figlia di Pippo capogruppo di troupe nonché attore, uomo di fiducia sul set e storico amico del regista riminese premio Oscar Federico Fellini.  2
“Tutto ciò che faccio lo faccio per amore” – dichiara Carlotta Bolognini, ideatrice del progetto cinematografico – “stufa di sentire omaggi a cose senza senso, ho voluto omaggiare il bel cinema, fatto di uomini che al di là della loro professionalità erano grandi uomini”. Ed è proprio dal libro dedicato al padre Manolo Bolognini, la mia vita nel cinema che la figlia dà inizio al progetto, ambizioso e dedicato a coloro che il cinema lo hanno vissuto in prima persona, con passione, con amore, senza tener conto dei riscontri economici. “Figli del set non è solo un progetto cinematografico che rende omaggio al grande cinema, ma è una forza della natura” – dichiara il regista Alfredo Lo Piero – “I giovani attori – di origine siciliana – tornano a sognare, in un momento storico attuale in cui il cinema è diventato squallido. Sono un’idealista, un sognatore e nutro la speranza di credere ancora nel valore delle arti. Figli del set è il raggiungimento di un sogno, di un desiderio, e per raggiungere un sogno occorre lavorare con costanza, senza scendere ad alcun compromesso”. “È importante raccogliere la memoria del cinema – dichiara Fabio Melelli – molto spesso dimentichiamo di conservare la memoria della nostra cultura, recuperare la tradizione fatta di professionalità. Il cinema è un lavoro di squadra”. Continua il suo interessante intervento parlando del cinema attuale “Oggi si declina verso la commedia, si è persa la qualità dei dialoghi perché mancano le figure professionali. Oggi manca l’industria dell’immaginario, che ritroviamo – ad esempio – con Manolo Bolognini, il quale inventò un genere nel genere”. Margherita Spoletini ricorda in quegli anni l’amicizia che legava quei grandi professionisti. “Il cinema viene trasferito in altri media che transitano in televisione – afferma Melelli – oggi, non c’è preparazione, non c’è competenza. Nei grandi film percepivi la professionalità, c’era l’idea di costruire un universo. Oggi tutto è più svelto, i tempi bruciano tutto e la qualità viene sacrificata. Il produttore, ad esempio, è una figura che nell’attuale cinema italiano è sparita, sostituita da altro.
3Manca il produttore creativo, oggi i film italiani sono fini a se stessi, sono film che devono incassare, non c’è più una prospettiva, manca il tessuto industriale! E poi c’è la fiction, e lì vedi come questo modello artistico sia del tutto rimasto senza eredi”. Alfredo Lo Piero conclude l’incontro parlando di un progetto che permette ancora di sognare, “La parte sentimentale è quella che ha preso il sopravvento e mi sono lasciato trasportare. Tutti i ricordi di Carlotta, di Margherita e dei protagonisti del film si possono trovare all’interno di un libro all’interno di un museo, perché girare un museo e trovare cartelloni, fotografie di un passato è l’unico modo per ridar vita alle memorie e allora la storia di questi bambini, di questi ricordi che rimangono chiusi all’interno di un museo sarà la chiave narrativa del film”. Al film partecipano inoltre ex studenti “eccellenti” della Scuola cinema Catania – diretta da Alfredo Lo Piero – e suoi vecchi collaboratori come il costumista Alfonso Zappulla, lo scenografo Mirko Miceli e il fotografo di scena Alessandro Favara.
Proprio al Museo del cinema delle Ciminiere di Catania, grazie alla disponibilità dell’ex Provincia regionale, verranno effettuate da domani le uniche riprese esterne del film oltre a Roma.
Una domanda per concludere:

Quale eredità lascia il cinema – il vero cinema-  a una società che non riconosce, non ricerca le proprie radici culturali?

Carlotta Bolognini: «Quando si facevano quei film si studiava, non ci si può improvvisare».

Margherita Spoletini: «Loro lavoravano per amore ed è questa la vera lezione».

Fabio Melelli: «Alcuni film possono raccontare meglio di alcuni saggi sociologici  piuttosto di analisi storiografiche proprio un periodo della nostra storia, l’uso del cinema in chiave storica è molto importante, questo cinema di cui stiamo parlando lo permette. Conoscere la letteratura italiana  attraverso il cinema credo sia molto importante. Era un cinema di valori formali dove c’era il primato della recitazione, certi temi arrivavano perché c’erano certi interpreti».

K. M.

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