di Chiara D’Amore

MESSINA  – L’aveva detto il buon Giambattista Vico, “corsi e ricorsi storici”, o, se preferite, possiamo limitarci a un semplice ma efficace, “la storia si ripete”. E la storia in questo caso è quella delle grandi scoperte, delle invenzioni capaci di cambiare la storia dell’umanità, che spesso nascono da vicende tormentate costellate di successi, delusioni, misteri e, in qualche caso, anche di appropriazioni non esattamente lecite. E’ il caso del grande Meucci, padre (ora possiamo dirlo) del telefono, ma è anche il destino di un siciliano doc di nome Giovanni Rappazzo, inventore, udite udite, del cinema sonoro.

Rappazzo nasce nella Messina dei primi del novecento, e sin dall’inizio appare  chiaro che la sua curiosità e la sua voglia di sperimentare lo porteranno a grandi risultati. Dopo la scuola passa il suo tempo nel negozietto “Ou bon marché” in cui la notte inizia i suoi esperimenti in gran segreto, ma sarà nel 1913 che avverrà la svolta, l’ “eureka” come scriverà egli stesso nelle sue memorie. In quegli anni Giovanni, tornato a Messina dopo aver vissuto a Genova, passa il suo tempo nell’Eden cinema del fratello Luigi, luogo nato dalle macerie del terremoto che distrusse la città nel 1908, in cui lavora come operatore cinematografico.

Chi ha amato “Nuovo Cinema Paradiso” di Tornatore non potrà non sorridere di fronte all’immagine di un giovane Rappazzo impegnato a fantasticare sulla possibilità di far parlare quelle figure mute e dalla gestualità esasperata. Una sera accadde però qualcosa di strano, improvvisamente dalla sala iniziò a levarsi un gran baccano. Incuriosito il giovane si affaccia dalla cabina e capisce ciò che è accaduto, aveva proiettato la pellicola al contrario. Da qui arriva il lampo di genio a soli 19 anni, la consapevolezza che allora le immagini avrebbero potuto parlare se solo la pellicola avesse portato una colonna sonora. Il sistema di Rappazzo è semplice, trasmettere il suono alla pellicola perforandola in modo tale che suoni e immagini risultino in perfetta sincronia.

Sarà così che nel 1913 avverrà nella città dello Stretto un evento senza precedenti, verrà trasmesso il primo film sonoro della storia del cinema. Un traghetto, una locomotiva che sbuffa, voci e canti, tutto in un piccolo cinema di provincia. Quasi scontato che gli spettatori, non ancora pronti a una simile novità, urlino spaventati di fronte ad uno spettacolo che sembra loro opera di un demonio, piuttosto che di un genio.

L’inventore siciliano brevetterà la sua scoperta nel 1921, fiducioso di poter dar vita ad una nuova cinematografia tutta italiana in grado di fungere da pioniera nello sviluppo della settima arte. Ma si sa, l’Italia si è spesso rivelato un paese traditore per quanti hanno aspirato a diventare promotori del nuovo e avversari del passato. Un passato che in questo caso è rappresentato da un’industria potente, quella del muto naturalmente, decisa a non farsi da parte. Così nel 1924 Rappazzo, dopo essere stato licenziato e abbandonato dalle istituzioni, non riuscì a rinnovare i brevetti, lasciando la sua invenzione alla mercè di chi potrà, soldi in mano, rivoluzionare il panorama cinematografico dell’epoca.

Fu infatti Fox, l’avventuriero del cinema americano, ad appropriarsi dell’invenzione e a “capitalizzarla”. Dovremmo forse considerare un caso che dopo l’arrivo dei tecnici di Fox in italia sia sparito il brevetto completivo dell’inventore siciliano? E ancora, sarà una coincidenza che solo qualche anno dopo il produttore americano abbia sperimentato il sonoro?  Domande che probabilmente rimarranno senza una risposta certa, ma che richiamano il classico scontro tra Davide e Golia seppur con un esito diverso. Questa volta il gigante ha vinto ma Davide nonostante questo non si è abbattuto e, dopo una vita passata ad insegnare tra i banchi di scuola, non ha mai smesso di chiedere a gran voce il giusto riconoscimento per la sua scoperta e per il suo lavoro.

Caparbio, geniale e forte all’inverosimile, Rappazzo non si è mai arreso, fino al 1995 anno in cui è stato (tardivamente) nominato Grande Ufficiale della Repubblica prima di spegnersi all’età di 102 anni. Oggi la famiglia, nella figura della nipote Caterina Fogliani, continua a battersi per far ricordare che, molti anni prima della pellicola considerata antesignana del genere “Il cantante di jazz”, fu trasmesso il primo film sonoro non tra le sfavillanti luci di Hollywood ma in una calda serata siciliana.

Scrivi