Nel 1973 c’erano buoni motivi per trascorrere notti insonni, le canzoni de “Il nostro caro angelo” di Lucio Battisti e l’ossessione di un corpo femminile perfetto, quello di un’attrice di origini istriane che aveva raggiunto il successo nel film “Malizia” di Salvatore Samperi. Si chiamava Laura Antonaz, cognome italianizzato in Antonelli. 11223600_10201016541731161_6281305035685793608_nPer gli adolescenti siciliani il piacevole trauma fu avvertito con più energia, come una scossa di terremoto vulcanica, perché il film venne girato ad Acireale e anche per il fatto che ad ottenere le grazie della bella cameriera era un giovanissimo attore appena sedicenne, Alessandro Momo. Morirà un anno dopo, appena finito il capolavoro di Risi, “Profumo di donna” , si schianterà con la sua potente Honda 750 in un viale romano, un po’ come era successo a James Dean nel 1955, morto con la sua spider dopo avere concluso “Il gigante”. Dean diventerà un mito post mortem, il romano Momo sarà dimenticato da tutti mentre la sua collega Laura Antonelli sarà consacrata la più grande icona sexy dell’italico cinema anni Settanta. Storie di meteore del cinema, diverse, ma accomunate dal destino beffardo che segue il successo, pagato con la morte o la malasorte, per esempio Laura Antonelli o la siciliana Daniela Rocca. Vite che si trasformano in tristi sceneggiature, esemplare la vicenda della diva americana degli anni Trenta, Frances Farmer, che trascorse gran parte della sua vita tra case di cura e cliniche di disintossicazione. Ma la storia della Antonelli ha superato qualunque storia, quella donna tipicamente e prepotentemente italiana non poteva fallire, corpo e fascino femminile da esportare in tutto il mondo, come è avvenuto con Monica Bellucci. Laura aveva fatto impazzire un mito del cinema francese, il guascone Jean Paul Belmondo, amico ed eterno rivale dell’attore più bello al mondo, Alain Delon. Nove anni di relazione complicata e tormentata, dunque un grande amore.17716_10201016538611083_661794170732783944_n Non solo Samperi tra i registi che la diressero, anche i nomi importanti, Visconti, Bolognini, Scola, Patroni Griffi, ma quando il tarlo del malessere si annida subdolo la fragilità trova l’oblio nelle droghe, nell’alcol, per tenere lontano il rimpianto per una carriera che precipita, come quella di Gloria Swanson ne “Il viale del tramonto”. Da molti anni Laura Antonelli aveva deciso di scomparire, per non mostrare quel corpo deturpato dalla grassezza, dagli psicofarmaci. Prevedendo la fine aveva lasciato un biglietto agli unici amici attori che le erano rimasti, Claudia Koll e Lino Banfi, l’unico che l’abbia aiutata economicamente, l’unico che abbia mostrato una “pubblica” commozione. A noi basta chiudere gli occhi per rivederla  nella locandina di “Malizia”, seducente, bella e inarrivabile.

Domenico Trischitta

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