di Agnese Maugeri

CATANIA- Il 2 ottobre è uscito nelle sale cinematografiche il nuovo film di Sabina Guzzanti “La Trattativa” che racconta il complesso e in parte 49992oscuro argomento dei rapporti stato mafia.

Una compagnia di attori sconosciuti capitanati dalla Guzzanti decidono di ricostruire in un teatro di posa i passaggi cruciali della vicenda che ha inizio con le stragi di Capaci e Via D’Amelio in cui sono rimasti uccisi Falcone e Borsellino, fino ad arrivare al maxi processo che ha visto succedersi nel banco degli imputati personaggi mafiosi e politici.

Vent’anni di Storia d’Italia rivisitati e rappresentati da questa compagnia come una fiction giornalistica con la solita satira tagliente che caratterizza i lavori della Guzzanti.

Il film presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2014 vuol essere una denuncia un docu-tv-film che parla agli italiani e tenta di scuoterli dal torpore che l’informazione ha creato nelle nostre menti lungo l’ultimo ventennio.

Abbiamo incontrato Enzo Lombardo, attore che nel film vesti i panni del famoso pentito Gaspare Spatuzza, per sapere qualcosa di più su “La Trattativa” che farà di certo discutere.

Un film duro che con la satira, l’ironia e la verità cerca di far aprire gli occhi su quello che è stata la Trattativa, com’è stato lavorare con la Guzzanti per la realizzazione di un progetto così forte e carico di denuncia?01fecc2ca6

«La Guzzanti ha impiegato diverso tempo a reclutare gli attori per questo progetto e li ha scelti innanzitutto tra coloro che avevano un’attitudine a lavorare con le tecniche di recitazione che vediamo nel film. Il confronto che abbiamo avuto con lei durante le fasi preparatorie del film e durante i provini ci ha dato consapevolezza della complessità del progetto e questo ci ha spinto – una volta entrati a far parte del cast – a condividerne gli obiettivi. Dico ciò per evidenziare il fatto che lavorare con Sabina è stato un processo cominciato prima ancora di essere scritturati artisticamente e di girare il film. Nella fase di lavorazione vera e propria sul set, ho scoperto notevoli doti di regista da parte della Guzzanti anche nel rapporto con il cast tecnico, non solo nei confronti di noi attori. Sempre molto esigente, attenta ai particolari, alle piccole sfumature sulla recitazione. E’ stata un’esperienza per me molto gratificante lavorare con lei».

Il suo ruolo è quello del pentito Gaspare Spatuzza, figura centrale nelle indagini per ricostruire la presunta trattativa, come si è accostato allo studio di un personaggio talmente complesso?

«Direi con molta serietà e impegno. Di Spatuzza conoscevamo la sua storia e la sua voce, ma non esistevano purtroppo altri materiali disponibili a parte un paio di foto del suo arresto. La postura, il linguaggio non verbale, la mimica facciale, il modo di muoversi erano tutti elementi che potevano aiutarmi se li avessi potuti osservare. Ho ascoltato per molte ore la sua voce dalle lunghe deposizioni che ha rilasciato durante i processi, per prendere confidenza con il suo accento dialettale palermitano ed ho provato spesso fuori dal set le mie battute con altri attori palermitani per testarne il risultato. Inoltre ho portato in scena anche la fisicità di Spatuzza, non limitandomi nel mangiare in quel periodo per acquisire corpulenza e rendere quanto più verosimile il personaggio. Nelle scene che richiedevano un lavoro di immedesimazione, Sabina ha immaginato un uomo tormentato, spesso impacciato, che nel film attraversa anche momenti di grande sofferenza e tali scene hanno più un taglio cinematografico risultando drammatiche e talvolta tragicomiche. Il cambio di ritmo recitativo l’ho adoperato all’interno dello stesso personaggio Spatuzza quando lo rappresentavo più giovane nei flash-back e dove si risalta maggiormente la chiave teatrale dello straniamento. Nel mio entrare ed uscire dal personaggio ho assunto un modo di parlare più spavaldo e le scene risultano ovviamente più teatrali con anche punte di comicità. Studiare e rappresentare il personaggio Spatuzza è stato sicuramente impegnativo ma posso dire che ha esaltato le mie capacità attoriali».

“La Trattativa” è in realtà un film di denuncia che vuol scuotere gli italiani e mostrare ciò che accade realmente una racconto che rende la storia accessibile a tutti, lei che ha partecipato alla sua realizzazione come definirebbe questa pellicola?

«Pedagogica, e non vorrei sembrare esagerato nel definirla tale. Appunto perché, come dice lei, è un’opera che vuole raccontare fatti del nostro Paese e renderli accessibili a tutti. Sì, è un voler scuotere l’opinione pubblica, invitarla a discutere su questi fatti, il loro significato e le ricadute politiche che ne sono derivate. E’ un film concepito anche per le scuole, per i cineforum e qualsiasi luogo dove possa nascere l’esigenza di approfondire questi fatti con spirito critico e partecipazione. Sulla trattativa Stato-mafia esiste una saggistica e alcune inchieste giornalistiche, ma nessuno aveva pensato ad un film forse per la materia indubbiamente molto complessa. E un film si presta maggiormente ad una fruizione collettiva che sollecita poi una discussione».

Enzo+Lombardo+La+Trattativa+Photo+Call+Venice+1mlD7Jb1bhRlSecondo lei dopo tutti i fatti accaduti e narrati nella storia del nostro paese c’è più stato nella mafia o più mafia nello stato?

«Non è facile a mio avviso dare una risposta netta in tal senso. Alcune vicende di cronaca fanno pensare che ci sia più mafia nello Stato, ma altre evidenziano il contrario, se pensiamo ad esempio i tanti casi di rappresentanti delle istituzioni coinvolti in faccende, frequentazioni ed azioni di dubbia legalità o addirittura di affiancamento ad interessi di organizzazioni criminali. Nella faccenda della trattativa Stato-mafia trovo che la linea di demarcazione possa purtroppo non essere avvistata, personalmente però in generale non ho una visione apocalittica del sistema politico e non sostengo qualunquisticamente che tutto sia marcio e corrotto».

In tanti hanno in questi 20 anni trattato al cinema il rapporto eterno sulla convivenza tra mafia e politica, molti film hanno mostrato la storia Di Falcone e Borsellino e le stragi di Capaci e Via D’Amelio, e adesso la Guzzanti ci presenta “La Trattativa”, toccare argomenti così delicati non è mai facile. Qual è la vostra innovazione, il punto di forza per non cadere nel già visto?

«Non credo possa essere considerato qualcosa di già visto, innanzitutto perché non è un film sulla mafia o su personalità dello Stato che l’hanno combattuta. Ha un focus sulla trattativa, tema mai affrontato prima in un film e i punti di forza, che sono stati riconosciuti da molti critici, si trovano nel metodo di lavoro, caratterizzato dalla scelta del cast corale, dai diversi linguaggi recitativi, dall’intrusione della macchina da presa nei preparativi delle scene. Anche gli accorgimenti scenografici risultano compositi, tutte le parti di fiction sono state girate indoor con alcune scene già allestite per le riprese e molte altre girate sul green screen e poi definite in post-produzione con la tecnica digitale. Tutto ciò ha impegnato particolarmente il direttore della fotografia ed i suoi assistenti ed i responsabili del montaggio».

Dopo aver vestito i panni di un mafioso quelle sarà il prossimo ruolo in cui la vedremo o che le piacerebbe interpretare?

«Per un attore dichiarare i lavori futuri prima ancora di firmare il contratto non porta bene… attualmente ho due ipotesi di lavoro nel cinema che spero si concretizzino. Non ho particolari desideri di interpretare un personaggio-tipo, mi piace affidarmi a ciò che pretende il regista da me. Detto questo, non rincorro qualsiasi cast aperto pur di fare cinema. Nel mio propormi o accettare proposte voglio sentire una reale motivazione a far parte di un determinato cast».

Agnese Maugeri

 

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