di Marco Spampinato

CATANIA – Il dibattito sul Piano Regolatore Generale, a Catania, dura da quarant’anni. Langue, tace, si sottace, si alimenta, s’inasprisce, emerge su altri importanti temi e, poi, quasi scompare.

Corsi e ricorsi storici che si perpetuano attraverso troppi sindaci e relative Giunte e Consigli comunali. Definire i decenni che, inesorabilmente, scorrono liquidandoli come “tempi lunghi”, anche nella già disastrata percezione collettiva della gestione amministrativa in mano a politici e mestieranti della politica più triviale, più che un eufemismo suona come la tragedia di essere nati italiani, dal Dopoguerra a oggi, e avere piena consapevolezza dello sconfortante gap che ciò comporta riguardo al resto del mondo. Delle Nazioni d’Europa nel caso specifico.

Cresciamo con i ritardi dei treni (Chi tra i nostri lettori ultratrentenni non è giunto con un ritardo da 8 a 12 ore sull’orario previsto semplicemente viaggiando su un Catania-Roma? Non meno di due, tre volte nella vita vi sarà capitato…spostandovi poco su rotaie), degli aerei (con aeroporti, come il nostro “Vincenzo Bellini” ex Fontanarossa, declassati e da declassare ancora). Siamo in ritardo da nati al Sud. Pure nei servizi essenziali, che adesso sono cancellati come avviene per l’assistenza ai diversamente abili nelle scuole pubbliche. Matteo Renzi dice che: “…in Italia si può far meglio e si fa il massimo” e nel frattempo diviene promotore di avvenimenti astrusi per i più, battezzati, con inaudita violenza stilistica e pervicace audacia, con titoli quali “Il patto del nazareno”. Autoreferenziale alla ricerca di una pericolosa democrazia plebiscitaria. E scriviamo del capo del governo. In questa sorta di mancanza, cronica, di programmazione dove ogni Governo si affretta, innanzitutto, a promulgare leggi in contrasto, se non quando in antitesi, rispetto a quelle realizzate dal governo precedente noi continuiamo a essere…in ritardo.

Siamo in ritardo con i servizi sociali, con le certezze minime, anche per quelle legate all’assistenza sanitaria di base per i cittadini e, ovviamente, anche con l’adozione dei Piani Regolatori Generali.

E’ naturale. Una conseguenza, con pratica italiota, di precedenti che si susseguono in un ginepraio di azioni e controazioni. Partendo da questo quadro generale ci concentriamo sulla nostra città ci conforta la versione di Salvo Di Salvo, assessore all’Urbanistica del Comune di Catania.

Di Salvo, nel corso della conferenza stampa indetta per fare chiarezza sulla diffusione di voci inerenti la presunta bocciatura del Regolamento edilizio del capoluogo etneo (adottato nel 2014 dopo una “vacatio legis” di ben ottanta anni)  da parte della Regione Siciliana, ha dichiarato: “Si tratta di notizia falsa destituita di qualsiasi fondamento. Siamo nel caso dell’attuazione di una normale prassi, cosa che mi è stata confermata dal dirigente del Dipartimento pianificazione urbanistica della Regione siciliana, ingegner Mauro Verace, il quale mi ha garantito che, in quella comunicazione, non ci sia stata alcuna valutazione negativa sul Regolamento ma soltanto una richiesta d’integrazione di documenti. E, precisamente, una comparazione del nuovo testo con quello precedente che è in vigore. Risponderemo alla richiesta producendo, nuovamente, il testo approvato dal Consiglio comunale nell’aprile 2014. Il documento include anche gli emendamenti e i subemendamenti”.

Nessun allarme, quindi, ma soltanto una normale richiesta di documenti (integrazione o altre specifiche non è stato approfondito) che la foga della polemica politica ha trasformato in altro. “Sarebbe bastato informarsi” ha chiosato l’assessore rispondendo indirettamente a quel gruppo di consiglieri comunali che, poco prima e sempre nella giornata odierna, aveva a sua volta organizzato una conferenza stampa in altra ala di Palazzo degli Elefanti, al fine di rilevare, al contrario, il giudizio negativo che, a parer loro, si trova contenuto proprio nel documento inviato dalla Regione Siciliana, Dipartimento pianificazione urbanistica e indirizzato ai responsabili del Comune di Catania.  “In periodi di crisi perdurante e seria come questi – ha quindi polemizzato Di Salvo per rientrare in virata – si dovrebbe provare a favorire, tutti, la ripresa del lavoro. Il nostro Regolamento comunale ha registrato i commenti positivi anche dell’Ordine degli Architetti e, sin da subito, visto lavorare maggioranza e opposizione assieme, giunta e consiglio, al fine di dotare la città di qualcosa che mancava da ottant’anni. Se, in conseguenza a quanto fin qui da noi svolto, si attivasse anche soltanto il comparto edile, si riprenderebbe a trattare del rilancio del lavoro in questa città”.

 

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