Catania – Ci sono sportivi che riescono in una delle imprese forse più difficili di oggi: fare appassionare il pubblico ad uno sport diverso dal calcio.

Certo non intendo i veri appassionati, quelli che seguono discipline particolari da sempre e che odiano l’inseguimento di una palla colorata.

Parlo di tutti coloro che vengono attratti da un particolare atleta, da una disciplina che avrebbero mai pensato potesse interessargli.

Sono in pochi nella storia quasi monopolistica italiana, eppure ieri ho avuto l’onore di conoscerne ben due.

Due campioni del pugilato che hanno attratto l’attenzione dei media portano tantissimi ragazzi e non a seguire “la nobile arte”.

Uno di questi mi ha colpito per la sua umiltà.

Una volta entrato nella sfarzosa sala della Giunta del Palazzo degli Elefanti, tra personaggi illustri in abiti da festa e chiacchieroni con cellulari ultra hi-tech, seduto su una sedia in un angolo, con un inconfondibile giubbotto giallo paglierino invecchiato dall’uso a cercare di attirare il minimo possibile l’attenzione era seduto Clemente Russo.

IMG_0926Per chi non lo conoscesse, Clemente è il campione del mondo dei pesi massimi in carica, nonché argento olimpico per due olimpiadi consecutive, nonché campione 2012 delle World Series of Boxing (WSB), competizione di pugilato a squadre.

Ma quello che è riuscito a compiere Clemente Russo va ben oltre le sue medaglie.

Come il suo coach negli anni ’80, Francesco Damiani, è riuscito ad avvicinare tantissimi ragazzi ad uno sport che ancor prima di salire sul rettangolo blu, insegna disciplina ed autocontrollo, oltre a pretendere spirito di sacrificio e dedizione assoluta.

Inizio raccomandandogli un amico pugile con il quale dovrà fare sparring nel pomeriggio e subito mi rassicura che ci andrà piano, anche perché il suo nemico ha un nome ben definito Aleksei Egorov e venerdì lo incontrerà per vendicare la sconfitta subita qualche mese addietro e per conquistare la partecipazione ai prossimi giochi olimpici.

Quando gli chiedo se anche ad un campione come lui una volta salito sul ring della finale olimpica ha sentito tremare le gambe risponde con un sorriso e confermando che il tremolio c’è sempre, che sia quella regionale o mondiale, la tensione c’è soprattutto all’inizio del cammino, più che alla finale, ma con l’esperienza acquisita in quasi 300 match si riesce a gestirla diversamente.

Analizziamo poi uno degli aspetti meno positivi dello sport, ma che come afferma Tatanka fa parte del gioco: la sconfitta.

“Da ogni sconfitta si possono trarre tante vittorie, bisogna analizzarle, vedere gli errori e correggersi. Bisogna usarla come lezione e ammettere, dopo aver constatato di non aver commesso errori, la superiorità dell’avversario.”

Ai giovani di oggi che si avvicinano alla boxe, sport che spesso allontana da realtà scomode e nocive, consiglia di non pensare che tutto gli sia dovuto, anzi tutto si guadagna con sacrifici e testardaggine, oltre a tante rinunce.

Ricorda di quando, in tempi diversi, rinunciava ad andare in discoteca o in giro in piazza, perché lui a mezza notte aveva già fatto tre ore di sonno, dovendosi alzare alle sei per andare a correre.Senza titolo2

“Se rinunciando a certe abitudini giovanili si può realizzare un sogno ed uscire da certe realtà, allora credo ne valga proprio la pena”.
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Mi confessa anche che per lui è più difficile stare davanti alle telecamere, ma riesce a gestire il mezzo come se stesse sul ring, solo che lì devi stare attento ai colpi degli avversari, davanti alle telecamere a non fare gaffe.

Nel pomeriggio ci siamo ritrovati presso la palestra Fitbull di Catania dove si è allenato insieme a due esordienti locali, tra cui Iron Djop promessa della A.S.D. Athleta Boxe, dimostrando un’ottima forma fisica ed una determinazione assoluta all’obiettivo prefissato, riportare in Italia la medaglia d’oro per i pesi massimi leggeri che manca dal 1960.

Davide Di Bernardo

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