Il Servizio Sanitario Italiano, col D.Lgs 502/92 e successive modifiche ed integrazioni, si proponeva di  ridurre i costi di produzione dei servizi e migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie. Ma i continui tagli, i crescenti livelli di partecipazione alla spesa degli utenti, nonché lo spropositato aumento di una  burocrazia paranoica, hanno ingenerato un suo lento logoramento e uno zavorramento della medicina generale con susseguente depauperamento del ruolo professionale medico; si è persino arrivati ad accusare il medico di famiglia di accessi impropri al pronto soccorso e dell’aumento della spesa per farmaci, nonché di un eccesso di accertamenti diagnostici con prescrizioni inappropriate che ingolfano le liste d’attesa. Bisogna piuttosto riconoscere che v’è spesso da parte del paziente una percezione distorta dell’urgenza, dettata dall’ansia per un determinato sintomo come un  trauma, un disturbo intestinale, un attacco di sciatica, una leggera dolenzia precordiale, che vengono giudicati meritevoli di interventi urgenti e tecnologicamente avanzati come quelli che solo il pronto soccorso può offrire. È indispensabile infatti accedere al servizio solo in caso di effettiva urgenza: non è opportuno recarsi in pronto soccorso per evitare l’attesa per una visita specialistica ambulatoriale e/o per evitare di recarsi dal proprio medico di fiducia. La struttura sanitaria dedicata alle situazioni di urgenza ed emergenza non può e non deve  risolvere problemi cronici. 

Ciò non toglie, però, il dato di fatto che negli ultimi anni la sanità ha assunto un aspetto prettamente ragionieristico, è stata gravata da rigide  regole burocratiche che fanno raddoppiare il carico di lavoro degli operatori sanitari in un crescendo esponenziale che decentra la clinica e sottrae risorse intellettuali e tempo per una corretta assistenza al paziente.

Il medico di medicina generale, tutti i giorni, deve farsi carico di certificazioni di malattie on-line, diventando di fatto un impiegato dell’INPS, dell’INAIL e  quant’altro;  deve farsi carico di prescrizioni e copiature di ricette che altri non hanno voluto effettuare, per non parlare, poi, delle esenzioni di varia natura. Ad es., a proposito dell’esenzione per reddito è paradossale che sia il medico curante ad esser costretto a collegarsi all’apposito sito per controllare la situazione economica dei pazienti, o lo stato di disoccupazione o di diritto all’assegno sociale  e quindi l’eventuale esenzione. Fino a poco tempo fa le procedure relative alla materia venivano svolte dal personale amministrativo delle ASL o dei servizi. Con le nuove disposizioni, tale verifica burocratica deve esser fatta dal medico con la conseguente penalizzazione del ruolo curante del medico di famiglia a vantaggio di un improprio ruolo di controllo amministrativo; una perdita di tempo, fra verifica dell’esenzione e trascrizione nella cartella cinica, di circa 10 preziosi minuti che sarebbero stati utili all’attività  clinico-diagnostico-terapeutica. E i minuti diventano anche 20 e più se si tratta di una compilazione di una pratica di invalidità online, che può andare a buon fine, ma che spesso comporta un ulteriore allungamento dei tempi per il sovraccarico dei server. I pazienti meritano qualcosa di meglio di un impiegato a metà strada tra il clinico, il ragioniere e l’esperto informatico che passa, convulso e confuso, il suo tempo davanti ad un computer dimenandosi fra atti amministrativi, caos delle circolari e decreti che, di anno in anno,  introducono sempre nuove disposizioni per prescrizioni e prestazioni da erogare all’utente.  Emblematico è il caso di certi farmaci, precedentemente a carico dello Stato, che diventano a pagamento e certe  esenzioni che, mentre prima  davano diritto a non pagare il ticket sulle visite specialistiche e sulla diagnostica strumentale e di laboratorio, all’improvviso non hanno più validità.

Che dire, poi, della  pletora di note Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) per i farmaci erogati dal Servizio Sanitario Nazionale e relative inclusioni ed esclusioni che variano ogni piè sospinto? La nota Aifa dovrebbe essere uno strumento regolatorio che definisce alcuni ambiti di rimborsabilità dei farmaci senza interferire con la libertà di prescrizione del medico.  Ma lo è sempre? In ogni caso  la conseguenza è che il medico, fra linee guida regionali, fra bollettini di ASL di appartenenza, fra dematerializzazione di ricette con rilascio di promemoria cartaceo da portare al  farmacista, non può più occuparsi a tempo pieno della salute del suo assistito. In effetti, se la trasformazione da ricette cartacee a prescrizioni elettroniche divenisse un interscambio di informazioni tra le strutture di ricovero, i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta e gli erogatori di servizi; se si ampliassero nel tempo le esenzioni per le patologie certe – vedi, per esempio, i soggetti affetti da tiroidite che annualmente devono rinnovare l’esenzione – e fossero ridimensionati le miriadi di esenzioni ticket presenti nel nostro SSN; se fossero snellite tutte le procedure burocratiche,  allora sì che si risparmierebbe tempo e il cittadino non sarebbe più, perdonatemi il termine, un pacco postale sballottolato fra strutture ospedaliere e medico di famiglia, fra medico specialista e altri operatori sanitari e rimandato al medico di famiglia. Un esempio lampante? Se per caso fosse necessaria una richiesta di colonscopia, l’utente deve prima effettuare una visita  specialistica, naturalmente con una prescrizione fatta dal proprio medico, lo specialista conferma la diagnosi e se il paziente è sfortunato (il più delle volte lo è perché l’operatore sanitario non fa la prescrizione !) deve ritornare dal proprio curante per farsi trascrivere quella prestazione che poteva essere richiesta motu proprio dal medico di fiducia.

Se non ci fossero questi soffocanti macigni burocratici, si avrebbe un contenimento della spesa pubblica, il miglioramento della qualità di vita del paziente, l’uso appropriato delle risorse e il miglioramento dell’efficacia clinica.

A proposito dell'autore

Medico e mesoterapista

Nato a Messina il 21-08-1948, dopo la maturità classica ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia (anno accademico 1975-76)  presso  l’Università Degli Studi di Catania; iscritto all’Albo dei Medici della provincia di Catania col N° 5315. Dal  Giugno 1977 ad oggi è medico di Medicina Generale convenzionato. È iscritto alla Società Italiana di Mesoterapia, alla Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (FIMMG) dove copre il ruolo di probiviro, alla Società Scientifica dei Medici di Medicina Generale (METIS), alla Società Italiana Medicina Generale (SIMG). Svolge attività didattica e tutoriale per i corsisti nel Corso triennale di Formazione Specifica in Medicina Generale. Medico valutatore ai sensi del D.M.445/2001 è abilitato alla valutazione dei neo laureati in Medicina e Chirurgia ai fini dell’abilitazione professionale e altresì, sempre per conto dell’Università degli studi di Catania, svolge attività didattica e tutoriale (tirocinio professionalizzante) nei confronti degli studenti della Facoltà di Medicina e Chirurgia.  

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