Il ministero dell’Interno ha manifestato più volte la volontà di aggiornare, entro il 2025, la dotazione tecnica delle Forze dell’ordine. A parere degli analisti, gli agenti di pubblica sicurezza dovranno portare con sé le cosiddette tecnologie mission critical, in grado di consentire alla centrale operativa d’individuare in tempo reale non soltanto le coordinate geografiche relative alla loro posizione, ma anche i potenziali pericoli dell’ambiente entro cui si svolge l’operazione.

Tra le migliori proposte prese in considerazione vi sono quelle di Motorola Solutions, azienda nata nel 2011 dalla scissione di Motorola Mobility e specializzata nella realizzazione di apparecchiature indossabili di telecomunicazione per agenzie governative. I dispositivi messi a punto sono:

  • Palmare LEX755smart glasses, provvisti di microcamera per raccogliere possibile materiale probatorio, dotati anche di microfono e altoparlante per comunicare con la centrale;
  • cintura intelligente hitech, capace di monitorare i parametri vitali dell’agente e di notificare ai colleghi se è stata estratta la pistola;
  • palmare LEX755 con sistema operativo Android KitKat 4.4.2, molto simile a uno smartphone ma più potente, in grado di agganciarsi a reti LTE pubbliche e private, emettere e inviare multe, verificare le targhe delle auto e i profili dei pregiudicati;
  • connettività integrata, nel senso che i sopracitati device potranno comunicare tra loro, scambiarsi le informazioni ed essere ritrovati in caso di smarrimento tramite gli altri ancora in possesso dell’agente.Smart glasses

L’insieme di tale strumentazione va sotto il nome di Connected Police Officer, in quanto nasce dall’idea di apparecchiature “reacon”, cioè sempre connesse tra loro, la centrale e Internet mentre si effettua la ricognizione nelle strade. Come ha espletato Luciano Valentini, amministratore delegato di Motorola Italia, in un’intervista a La Stampa: «L’obiettivo è quello di dotare le Forze dell’ordine di strumenti in grado di aggregare quante più informazioni possibili, prima e durante un intervento, una necessità reale in un’epoca in cui molte azioni criminose si svolgono in un tempo talmente breve da non permettere agli agenti d’intervenire, contattare e avvisare i colleghi contemporaneamente». Peccato però che, nello Stivale, questa tecnologia non vedrà la propria implementazione ancora per molti anni; negli Stati Uniti, al contrario, già dalla scorsa primavera alcuni ranger, nelle città più sensibili, sono stati dotati dello smart kit.

Alberto Molino

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