CATANIA – Tra pochi giorni il Consiglio comunale verrà chiamato a esprimersi sul nuovo Piano di riequilibrio finanziario riformulato dalla Giunta Bianco per fare fronte ai debiti sopravvenuti in questi ultimi tre anni anche per l’inerzia dell’Amministrazione cittadina.

E’ un momento fondamentale perché il documento stabilisce in quale città vivranno le prossime generazioni e forse anche per questo si avverte un crescente clima di mobilitazione tra quanti, a vario titolo, ogni giorno si spendono per il valore dell’impegno sociale e politico di una Città più equa, più giusta, aperta e partecipata. Le indicazioni contenute nella proposta dell’Amministrazione, lo diciamo senza remore, a oggi sono da giudicare negativamente perché esprimono il tentativo di svendere beni pubblici (alcune scelte appaiono francamente inaccettabili per il valore simbolico e affettivo del patrimonio cittadino) per colmare un fronte debitorio che in questi tre anni si è allargato a dismisura. Eppure da oltre un anno denunziamo vanamente, talvolta insieme ad altri, l’inerzia amministrativa e l’immobilismo politico: un esempio per tutti, la mancata razionalizzazione delle aziende partecipate gravate da un passivo che sembra inarrestabile.A un primo esame il contenuto di questo Piano di riequilibrio che mette un’ipoteca sul patrimonio cittadino, si fonda su presupposti contabilmente fragili e aleatori e sembra fatto apposta per mettere la polvere sotto il tappeto, giusto il tempo per concludere i cinque anni senza traumi. Anche a costo di decisioni drastiche nella forma e nella sostanza, a questo gioco noi non ci stiamo: per proseguire l’esercizio del mandato con scrupolo e coscienza è necessario generare una nuovo impegno e la parola deve passare alla Città, per pronunciarsi sulle scelte decisive per il proprio futuro. Troppe volte abbiamo assistito a conferenze stampa di sindaco e assessori condite di annunci senza contraddittorio, con uno svilimento della funzione istituzionale e dei settori più vivi della comunità cittadina, dalla Cultura al mondo associativo, sindacale e professionale e delle attività produttive,  mortificate e relegate al ruolo di spettatore.

E’ quanto mai doveroso promuovere nella sede istituzionale un confronto aperto, libero e franco, consapevoli che questo documento contabile segnerà in maniera irrimediabile il valore positivo o negativo della consiliatura, a meno di due anni della sua conclusione.

Sebastiano Arcidiacono, vice presidente vicario del Consiglio comunale


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