CATANIA – “Lo stile conversazionale finalizzato ad instaurare un dialogo con i fedeli e la capacità di creare una quotidianità eventizzata non programmata rendono la comunicazione di papa Francesco unica, e soprattutto di successo tra la gente”. Con queste parole monsignor Dario Edoardo Viganò, direttore del Centro Televisivo Vaticano dal 2013, ha aperto la conversazione sul tema “Il Papa venuto da lontano e la sua comunicazione vicina” che si è tenuta nell’aula magna del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Catania.

Interna 1Una conversazione in cui – dopo i saluti istituzionali di Giuseppe Barone, direttore del Dipartimento di Scienze politiche e sociali – monsignor Viganò, nato in Brasile da genitori brianzoli emigrati negli anni ’50, ha sviscerato aneddoti e segreti della comunicazione vaticana e del successo di papa Francesco, “il primo papa gesuita, sudamericano, e che si chiama Francesco – ha spiegato monsignor Viganò – ma soprattutto che ha colpito tutti con quel “Buonasera” ad inizio pontificato.  Le sue parole semplici raccontano una verità profonda proprio perché la sua persona è radicata in una grande cultura”.

A ciò si aggiunge anche il fatto che “papa Francesco stia godendo di una grande vicinanza col mondo non ecclesiastico, ed un po’ meno di quello ecclesiastico, proprio perché sta sbaraccando la struttura di una Chiesa imperiale e cortigiana per far sì che rimanga la Chiesa di Gesù”. D’altronde papa Francesco è un gesuita, ma non un rivoluzionario “, ha aggiunto il direttore del Ctv.

E sulla “comunicazione” del papa, mons. Viganò ha evidenziato che “papa Francesco non è uno stratega della comunicazione, è un uomo semplice che ha rotto le logiche comunicative classiche della chiesa ben lontana da quelle mondane tradizionali basti pensare alle parole sul genocidio degli Armeni”. “Chiunque avrebbe fatto un riferimento solo in generale, ma papa Francesco ha parlato in modo molto specifico per un motivo molto semplice, far riconciliare il popolo armeno e turco”, ha sottolineato mons. Viganò. “Credo che da questo punto di vista siamo di fronte ad una comunicazione forte perché papa Francesco ha capito che solo così la Chiesa potrà essere vicina alla sua comunità. Bergoglio vuole una Chiesa povera anche nella sua quotidianità, ricca di gesti sobri e questo sta rendendo la Chiesa più credibile”.

Sul “rapporto” del papa Francesco con le telecamere del Centro Televisivo Vaticano, “le uniche autorizzate a riprendere le visite e gli incontri di papa Francesco a fini documentaristici e per la trasmissione a tutte le emittenti televisive, ormai non più ammesse nelle occasioni ufficiali – ha evidenziato mons. Viganò – Bergoglio riesce sempre a creare un’imprevedibilità all’interno di eventi pianificati così come ad esempio quando a Betlemme, in occasione dell’incontro con Bartolomeo, patriarca ecumenico di Costantinopoli, il Pontefice ha fermato l’auto davanti al muro di separazione ed ha messo la mano sul muro stesso trasformando il gesto in un evento storico, un’autentica icona”.

Monsignor Viganò, oltre ad essere direttore del Ctv, è professore ordinario di Teologia della comunicazione presso la Pontificia Università Lateranense, è stato preside dell’Istituto pastorale Redemptor Hominis dal 2006 al 2012 e direttore del Centro Lateranense Alti Studi (CLAS) fino al 2013. Insegna Linguaggi e mercati dell’audiovisivo presso il dipartimento di Scienze politiche dell’università LUISS “Guido Carli” di Roma, dove è membro del Comitato direttivo del Centro di ricerca Centre for Media and Communication Studies “Massimo Baldini”. Presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo e direttore della «Rivista del Cinematografo» dal 2004 al 2013, è stato inoltre presidente della Commissione nazionale Valutazione Film (CNVF) della Conferenza Episcopale Italiana dal 2004 al 2013. Consigliere di amministrazione del Centro Sperimentale di Cinematografia dal 2008 al 2012, con delega alla Cineteca nazionale e all’editoria, è stato anche membro della sottocommissione per il Riconoscimento dell’Interesse Culturale (sezione Lungometraggio) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali dal 2006 al 2011. È autore di numerosi studi dedicati all’analisi del rapporto tra i media e il mondo cattolico, con particolare attenzione al cinema.

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