Marco Tomaselli

Sorelle Giammona ieriACI CASTELLO − Parlano le sorelle Giammona, protagoniste 67 anni fa del film di culto ispirato al romanzo “I Malavoglia” di Giovanni Verga. Agnese e Nelluccia Giammona mi fanno accomodare nella saletta principale del ristorante di famiglia. Gentilissime, perfettamente a loro agio. Del resto, tantissimi anni prima, avevano accolto degli ospiti davvero eccezionali.

“Luchino Visconti è venuto a mangiare qui da noi insieme alla sua troupe, c’erano anche Zeffirelli e Rosi. Pranzò con gusto senza parlare molto, ma ci disse, con intenzione, arrivederci. Un mese dopo sono tornati, e non se ne sono andati più.  Visconti è rimasto sette mesi ad Acitrezza, esplorando minuziosamente tutti i vicoli di un paese estremamente povero, che viveva di una pesca alquanto rudimentale: proprio come l’aveva immaginata nel romanzo di Verga, esattamente come la voleva per “La terra trema”. Si cominciò ad informare con nostro padre su quanto guadagnavano le ragazze e i ragazzi, e lui abbozzò dei prezzi al rialzo, perché aveva capito che poteva uscirne fuori qualcosa. Ha dato al giorno 450 lire alle donne e 800 agli uomini. In quel periodo c’era molta fame e tutti accettavano di far parte del film. Un giorno, chiese informazioni su noi due ai nostri genitori, e per più di un mese li corteggiò: riuscì a convincerli, nonostante le forti perplessità, perché era veramente difficile negarsi a Visconti”.

Da quel momento, e per sempre, Nelluccia e Agnese sono diventate Mara e Lucia, le donne del focolare della famiglia Valastro e del loro destino di sciagura. “Il nostro primo giorno di lavoro è rimasto indimenticabile, ma non nel senso che puoi immaginare, eravamo osservate da tutto il paese, e non volevamo uscire di casa. Ci ha convinto Visconti, prendendoci per mano. Parlava davvero poco e quando lavorava era molto nervoso ed esigente; faceva ripetere più volte le scene, arrabbiandosi tantissimo con gli attori, non a caso i costi maggiori furono proprio quelli della pellicola, che ai tempi costava parecchio. Zeffirelli era addetto ai dialoghi, e, a forza di sentirci parlare, ha imparato benissimo il siciliano. Rosi, invece, era addetto alla scenografia, ed è stato più volte ripreso bruscamente da Visconti, che notava ogni dettaglio, senza aver bisogno di prendere appunti. Una volta urlò: “Ignoranti! Dio ha dato tutta l’intelligenza a Marconi?” Tutti erano terrorizzati dalla severità del regista, che si rilassava solo a tavola”.

Quali furono le critiche maggiori, una volta uscito il film?

“Il soggetto aveva un indirizzo politico preciso, e, considerando il periodo, ha fatto molto rumore in Sicilia, ha mostrato con sincerità lo sfruttamento dei più poveri; solo trent’anni dopo fu rivalutato, quando fu anche girato un cortometraggio ispirato al film, sempre ad Acitrezza. Ancora oggi siamo molto orgogliose di aver preso parte ad un film di culto che viene studiato all’Università”.

Come prevedeva il loro mentore, che fece molti sacrifici per ultimare il film: “Dopo alcuni mesi, dovette impegnare dei beni di famiglia, anche perché alcuni pescatori iniziarono a chiedere più soldi, per ricattarlo suonavano una grossa conchiglia (brogna, in dialetto) per disturbare le riprese e Visconti rimase molto amareggiato dalla faccenda. Quando ha girato Il Gattopardo, è venuto solo di nascosto ad Acitrezza, con cui s’era lasciato un po’ male”.

Per Agnese e Nelluccia, comunque, rimane un periodo meraviglioso della loro vita: “Non abbiamo guadagnato molto, ma la soddisfazione di andare a Venezia per il Festival del Cinema è stata enorme. Lì, abbiamo incontrato Anna Magnani, che ci fece tantissimi complimenti. In quei mesi, abbiamo ricevuto molte offerte da famosi registi, ma nostra madre non ci ha più permesso di fare altri film, soffriva troppo per le maldicenze dei paesani. Adesso, sarebbe stato tutto diverso.”

Scrivi