CATANIA − Ci sono mali antichi che indeboliscono l’economia catanese e frenano la ripresa del territorio, già provato da una lunga crisi:  burocrazia e iter procedimentali estenuanti, ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione, difficoltà di accesso al credito. Su questi temi,  il presidente di Confindustria Catania Domenico Bonaccorsi di Reburdone  ha puntato i riflettori nel corso dell’assemblea annuale dell’associazione, svoltasi oggi a Catania presso la sede della StMicroelectronics.
Lo stato di salute dell’economia nel Mezzogiorno non è dei migliori.  “In sette anni – ha ricordato Bonaccorsi, citando il rapporto sulle Pmi di Confindustria − la crisi ha spazzato via oltre 7 mila imprese: anche se all’orizzonte si intravedono segnali positivi, testimoniati dalla nascita nel 2014 di 29 mila nuove aziende”. Ma in Sicilia la “ripresina” stenta a decollare a causa di problematiche ormai divenute endemiche: sul sistema produttivo regionale incombe uno stato di immobilismo generalizzato,  frutto della crisi finanziaria e dello stallo politico, che frena l’attuazione di provvedimenti finalizzati al sostegno dello sviluppo. Purtroppo,  i numeri confermano una realtà in grande affanno:  il Pil della regione, dal 2008 al 2014, si è ridotto di 15 punti percentuali. Mentre il tasso di disoccupazione nell’isola registra ancora livelli da emergenza sociale. “Eppure − ha proseguito Bonaccorsi −  poco o nulla  viene fatto per colmare lo squilibrio che ci divide dalle aree più forti del Paese”.  Tutt’altro: “In alcuni casi le nostre risorse, per incapacità politica, spiccano il volo verso altre destinazioni”. Un esempio viene dagli incentivi diretti alla riduzione del cuneo fiscale per le assunzioni a tempo indeterminato, estesi a tutto il territorio nazionale con la legge di Stabilità 2015, che saranno finanziati per i prossimi tre anni con i fondi europei assegnati al Sud, ma non  impegnati,  per una cifra pari a circa 3,5 mld di euro.  Inoltre, sempre in tema di abbattimento del costo del lavoro, le imprese del Sud non potranno fare ricorso al regime più vantaggioso previsto dalla legge 407/90.

Passando poi al capitolo emergenze, in Sicilia il degrado infrastrutturale figura tra i primi vincoli del territorio: “Con il crollo del viadotto Himera, imprese e consumatori − ha ricordato Bonaccorsi − perdono complessivamente 2 milioni e mezzo di euro al mese per effetto della deviazione su strade alternative.   Anche per questo chiediamo subito una riduzione del carico fiscale sui carburanti,  che ha ormai raggiunto il livello record del 60% del prezzo finale”.
Come colmare il divario e recuperare competitività?  “Servono interventi selettivi e mirati al territorio – ha spiegato Bonaccorsi –  credito d’imposta e sgravi Irap in primis, insieme ad un uso efficace delle risorse europee”.

In questo quadro,  tutt’altro che roseo, una nota positiva per l’economia catanese proviene dalla ripresa seppur timida degli investimenti nei settori del turismo, dell’hi-tech e dell’agroalimentare.   Ma per rinascere, Catania dovrà attingere a tutte le sue risorse,  alla sua storia,  alla sua voglia di fare per ritrovare la capacità di alzare lo sguardo verso il futuro: “Noi imprenditori – ha concluso Bonaccorsi – siamo determinati a fare bene e subito la nostra parte”.  In questo senso,  al centro delle priorità rimane l’impegno contro il degrado della zona industriale di Pantano d’Arci alla quale occorre assicurare vivibilità,  sicurezza e attrattività, senza ulteriori perdite di tempo.

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