Un interessante dibattito sul tema della riforma del Senato e del titolo V della Costituzione si è svolto ieri venerdì presso il Centro Culturale ZO a Catania. Promosso da SEL (Sinistra Ecologia e Libertà), ha visto partecipare ad esso esponenti di diverse formazioni politiche e della cultura catanese, come il prof. Rosario Mangiameli, presidente dell’Istituto Siciliano di Storia dell’Italia Contemporanea, il prof.  Francesco Coniglione, presidente nazionale della Società Filosofica Italiana, Giacomo Rota, segretario della camera del lavoro di Catania, il senatore Francesco Campanella, ex movimento 5 stelle, oggi cofondatore di Italia lavori in corso e  l’on. Erasmo Palazzotto di SEL.

Introducendo l’assemblea Francesco Alparone, coordinatore provinciale di Sinistra Ecologia Libertà, ha sottolineato l’attualità e la cogenza del tema trattato oggi. «In questi giorni il dibattito sulle riforme istituzionali sta entrando nel vivo – ha detto Alparone –.  Sinistra Ecologia Libertà per mesi ha segnalato il pericolo di uno stravolgimento della costituzione italiana e dei suoi valori ed ancora oggi, non sono chiarite le direzioni che si vogliono prendere. La maggioranza ha stretto un nefasto patto con Berlusconi, che sottintende la volontà di stravolgere la carta in senso antidemocratico. Questo è infatti il senso della proposta presidenzialista di Forza Italia, che vorrebbe così un ridimensionamento del ruolo dell’assemblea parlamentare, e di deputati e senatori, gli unici che rispondono al corpo elettorale. Queste preoccupazioni – ha sottolineato – spingono Sinistra Ecologia e Libertà alla mobilitazione, per una campagna di informazione che renda chiaro ai cittadini l’oggetto del contendere: è la costituzione, i suoi valori e le sue garanzie, che hanno retto l’Italia per 70 anni e che oggi vengono pericolosamente messi in discussione».

Il prof. Rosario Mangiameli ha evidenziato come, nel corso della storia, il termine riformismo abbia cambiato del tutto il suo significato. «All’indomani dell’illuminismo e fino agli anni ’70 con la parola riformismo – ha detto il prof. Mangiameli – si intendeva infatti ogni politica che intendesse cambiare la struttura dello stato, rendendola democratica, partecipata e accentuandone il carattere sociale. Così è stato dalla rivoluzione francese in poi, fino alla conclusione della secondo guerra mondiale ed alla conseguente caduta delle dittature fascista e nazista. Nei successivi anni ’60 e ’70 il movimento di massa per le riforme è stato intenso e partecipato: per migliorare le condizioni di vita degli operai e dei ceti deboli, per l’emancipazione delle donne, per il diritto alla scuola, alla salute e per i diritti dei lavoratori. Dagli anni ’80 ad oggi il termine riformismo è invece diventato foriero di funesti significati. Ogni qualvolta che si manifesta la volontà di riformare un’istituzione o un settore della società, si intende in realtà, cancellare diritti faticosamente acquisiti, peggiorare le condizioni di vita dei ceti più bisognosi, tornando indietro ai decenni, o a volte anche ai secoli, precedenti. Questo senso sta intraprendendo la riforma della legge elettorale, della costituzione e del senato: aumentare la distanza tra governante e governato,  accentuare il carattere autoritario di uno stato che, fin dal 1948, è stato definito come democratico e fondato sul lavoro».

E’ intervenuto quindi il prof.  Francesco Coniglione, che ha stigmatizzato l’attuale livello del dibattito politico sulla riforma della costituzione. «Da alcuni anni le proposte di modifica della costituzione – ha detto il prof. Coniglione – variano sulla base dell’utile che ne potrebbe avere questo o quel partito. Si è perso l’alto significato universale che la Legge delle Leggi ha acquisito nel nostro Paese fin dalla sua promulgazione. Una costituzione non può rappresentare gli interessi di una parte, in Italia essa è nata per cambiare profondamente le istituzioni, che venivano dalla dittatura fascista, realizzando uno stato più rappresentativo, più vicino ai cittadini, che permettesse, ed anzi garantisse, la libera espressione ed il pieno dispiegarsi della dialettica democratica nella società e nelle istituzioni. Oggi, per sottrarre la costituzione al mercato delle vacche, ed ai bassi compromessi, occorrerebbe eleggere una vera e propria assemblea costituente, con pieni poteri e completa responsabilità dei componenti, che, liberi dai condizionamenti dei partiti, sentano per intero l’onere di adeguare la carta costituzionale alle nuove sfide del terzo millennio».

Giacomo Rota ha mostrato tutta la preoccupazione del sindacato di fronte alla possibilità di riformare, in senso restrittivo, lo stato sociale del nostro Paese. «Le proposte che vengono avanzate dai partiti – ha detto Rota – tendono a ridurre la rappresentanza, attenuare la funzione delle assemblee elettive e a rafforzare il livello esecutivo. Preoccupa anche la possibilità che, alla fine, la rappresentanza sia ridotta solo ai partiti più grandi, cancellando il diritto alla partecipazione di quella parte del corpo elettorale che si riconosce nei partiti più piccoli. Inoltre stiamo assistendo ad un processo di centralizzazione dei doveri, che vengono sottratti alla libera contrattazione tra le parti sociali ed a un decentramento dei diritti (salute, studio, servizi ecc.) che rischiano di essere così diversi per aree geografiche, per livello di reddito, per status sociale. Nel processo che si sta intraprendendo appare del tutto assente il confronto con le forze sociali. Il futuro del Paese, degli uomini e donne che lo popolano, non può essere definito da pochi partiti, ma deve essere il frutto di un ampio confronto con le forze sociali, che rappresentano gran parte della  società e che sono portatori proprio di quei bisogni e di quei peculiari interessi destinatari, alla fine, delle riforme istituzionali».

Ha preso quindi la parola il senatore Francesco Campanella che ha ricordato come proprio in queste ore siano stati depositati numerosi emendamenti a sostegno del carattere elettivo del Senato della Repubblica. «Proprio in queste ore, completate le formalità, abbiamo depositato importanti emendamenti a firma di 35 senatori. I senatori firmatari, appartenenti a SEL, Italia lavori in corso, sinistra PD ed altri, sono d’accordo nella eliminazione del bicameralismo perfetto. Fiducia al governo ed attività ordinarie possono e devono avere percorsi più semplici e rapidi. Ma allo stesso modo – ha continuato il sen. Campanella – non si comprende perché l’attuale maggioranza, con l’ausilio di Forza Italia, voglia ad ogni costo annullare il valore del Senato, riducendolo ad emanazione dei consigli regionali. Al Senato resterebbero funzioni di garanzia, che è bene affidare a senatori eletti dal popolo e che ad esso rispondono, e non alle segreterie dei partiti. Questo confermerebbe l’autonomia dei senatori di fronte a leggi costituzionali o a trattati internazionali, difendendo così la divisione dei poteri ed il carattere fortemente democratico dell’impianto istituzionale, voluto dai padri costituenti. Siamo convinti di contrastare fino in fondo ogni riforma che restringa la democrazia e la partecipazione, annunciando fin d’ora anche il ricorso al referendum per portare il dibattito nel cuore della società italiana».

In conclusione l’on. Erasmo Palazzotto ha ricordato come da oltre un mese Sinistra Ecologia Libertà organizzi assemblee e mobilitazione in tutto il Paese, perché non si stravolga la costituzione italiana. «Da più parti ci accusano – ha detto l’on Palazzotto – di essere conservatori, di non voler il rinnovamento e di rifiutare le innovazioni che l’era moderna ci imporrebbe. Ebbene noi certamente resteremo conservatori, se questo vuole dire rispettare lo spirito e la lettera della carta dei padri costituenti. SEL si batte per confermare il carattere sociale della nostra repubblica, che al suo articolo 1 non a caso, si ritiene democratica e fondata sul lavoro. Difendiamo una delle più importanti e moderne premesse della carta costituzionale: la divisione dei poteri e la completa autonomia dei tre momenti decisionali: il legislativo, l’esecutivo ed il giudiziario. Non solo in via di principio, ma perché siamo certi che ogni attenuazione di questo reciproco controllo dei tre poteri, ci avvicinerebbe ad impianti istituzionali autoritari ed antidemocratici».

La partecipazione del pubblico è stata sentita con applausi non di circostanza volti a sottolineare alluni passaggi degli intervenuti, che sono stati perticolarmente apprezzati.

 

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