Marco Iacona  –

Antimilitarista o meno: il vecchio Clint lo conosciamo. Va giù duro con le immagini, mastica perplessità mica da nulla – dio a cosa serve? –, ha un debole per le teste calde. “American Sniper” – ultima prova – è un film tostissimo sui guerrieri della porta accanto. Quelli che vanno in Iraq a fare i cecchini per salvare la pelle ai Marines.

Recitazione ai minimi storici, profluvio di primi piani, donne madri dalla lacrima facile, missioni suicide. Il fiato di Chris Kyle – soldato realmente esistito, ucciso nel 2013 da un reduce – è il fiato di un Clint che fa fatica a mostrarsi pietoso.

Ma uomini e cose all’interno di un meccanismo dolorosamente kubrickiano non impressionano. Violento come il giovane Jünger, Clint odia la filosofia come il vecchio. Piedi a terra, insegue l’individuo “appena” un secolo dopo e vomita insicurezze fino a instillare il sospetto – vecchia volpe “di fuoco” – che il Novecento sia una bolla di sapone.

La morte di Kyle è la cornice di plastica di un racconto epico a fondo perduto. Né antimilitarista né guerrafondaio, Clint è contro il mondo e le sue narrazioni. Evidentemente, lo Tsunami di “Hereafter” non è gli bastato.

 

A proposito dell'autore

Giornalista e saggista

Marco Iacona, giornalista e saggista. Siciliano non per colpa sua. Autore di sei volumi dal colonialismo italiano all’éra pop passando per il Sessantotto. Il settimo è in arrivo. Conosce Trento, Trieste, Bologna, Milano, Bergamo, Asti, Roma, Firenze, Pisa, Genova e Venezia. Non è mai stato ad Amalfi. Preferisce i fumetti a Nietzsche e Nietzsche a Hegel. Studia la destra ma preferisce Woody Allen. Ama l’opera lirica, la Callas e Pasolini. Ha vissuto quarant’anni in Sicilia e quattro in Piemonte. Nel 2010 ha riattraversato lo Stretto non per nostalgia.

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