Un intestatario fittizio, due venditori che sarebbero semplici prestanome, un rogito complicato firmato in uno studio notarile di Reggio Calabria. Questa, secondo la Procura di Milano, sarebbe un’altra delle operazioni illecite condotte da Fabrizio Corona: l’acquisto di un immobile, valutato attorno ai due milioni e mezzo di euro, nella zona di corso Como, a Milano. La Guardia di Finanza ha sequestrato la casa dove il fotografo dei vip ha abitato fino a un mese fa, prima di finire di nuovo in cella con l’accusa di intestazione fittizia di beni, frode fiscale e violazione delle norme patrimoniali in relazione alle misure di prevenzione. La pericolosità sociale «Al momento dell’acquisizione dell’immobile (marzo 2008, dopo un periodo detentivo) si era già compiutamente e reiteratamente manifestatala pericolosità sociale» di Corona, scrivono i giudici della sezione Misure di prevenzione che hanno accolto la richiesta del procuratore aggiunto Ilda Boccassini e del pm Paolo Storari. A carico di Fabrizio Corona, rilevano, «risultano in particolare una pluralità di condanne per reati economici e che hanno comportato un’accumulazione patrimoniale illecita commessi, senza soluzione di continuità, a partire dal 2005, significativi in un contesto perdurante di pericolosità sociale che, all’epoca dell’acquisto dell’appartamento, si era già consolidato in quell’abitualità criminosa fonte di redditi illeciti ingenti che le ancor più numerose condanne successive hanno confermato».

TESTA DI LEGNO
Nell’interrogatorio davanti al pm del 14 maggio 2009 il fotografo «ha ammesso espressamente di essere il titolare dell’appartamento, data la natura fittizia dell’intestazione formale a Marco Bonato», che dalle carte del rogito risulta l’acquirente ufficiale. E ha aggiunto numerosi dettagli circa l’operazione, le modalità con cui è stata condotta e i mezzi di pagamento, spiegando che si tratta di «un immobile, ancorché intestato a Bonato solo fittiziamente, comprato con denaro della Fenice», società interamente controllata da Corona. Anche l’ex moglie Nina Moric, scrivono i giudici, dopo aver querelato il fotografo per omesso versamento dell’assegno di mantenimento e della metà delle spese straordinarie sostenute per il figlio, davanti agli investigatori ha dichiarato che «Fabrizio Corona ha acquistato alcuni immobili ma li ha sempre intestati a persone terze, come la casa di via de Cristoforis, che in realtà è intestata a Marco Bonato». Non solo: oltre alla compravendita, anche il denaro con cui è stato acquistato l’appartamento avrebbe profili illeciti. In base a quanto definitivamente accertato ai fini della condanna per bancarotta, puntualizzano i magistrati, il paparazzo «risulta, allo stato, responsabile della distrazione di risorse a danno della Corona’s e in favore della Fenice srl, a composizione di una provvista illecita che, poi, ha sottratto anche al patrimonio di quest’ultima società onde acquistare l’immobile per interposta persona». Corona adesso è in carcere e don Mazzi, fondatore della comunità Exodus presso la quale l’agente ha ottenuto l’affidamento in prova, gli ha scritto una lettera che è un monito per il futuro: «Corona caro, prima di tutto non venire da me perché sono troppo buono e mi hai fregato». Spiega don Mazzi: «Più che pentito per averlo accolto, mi sono arrabbiato, mi pare di essere stato imbrogliato. Forse peccando di superbia ero convinto che non avesse voglia di fregarmi e invece, forse, c’è stato un periodo in cui si è convinto di non fregarmi, ma dopo è venuto fuori ancora il Corona». Perciò «io sono arrabbiato che sia in galera, a persone così non serve, bisogna che trovi un altro luogo e, soprattutto, un po’ più di pazienza, è stato troppo poco con me».

Da: ilmattino.it


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