Periodicamente gli scandali della corruzione nelle opere pubbliche, favoriti da quel dedalo oscuro di rapporti tra imprenditori, politici e amministratori locali, sconquassano la vita pubblica in Italia. E le vicende dal 1992 fino alle due recenti rivelazioni sull’Expo di Milano e sul Mose di Venezia sembrano confermare quanto affermano le agenzie internazionali che effettuano indagini sulla percezione della corruzione. In 177 paesi analizzati l’Italia si piazza al 69° posto (in una classifica che vede ai primi posti, come paesi non corrotti, Danimarca, Nuova Zelanda, Finlandia e Svezia). Una situazione che è fra le cause non secondarie del declino economico e di immagine del nostro paese E altrettanto periodicamente le analisi che vengono proposte sulle cause della corruzione e sui rimedi per contrastarla evidenziano due possibili rimedi: più mercato, cioè più concorrenza tra imprese, e maggiori controlli. C’è da chiedersi se l’analisi sia corretta e se le soluzioni proposte siano utili ed efficaci.

Iniziamo dall’esigenza di una maggiore concorrenza. Non v’è dubbio che la competizione fra imprese determina, secondo le leggi di mercato, una maggiore e migliore selezione delle imprese cui affidare appalti pubblici. Tuttavia non va dimenticato che esistono meccanismi di elusione della concorrenza, essenzialmente attraverso collusioni tra imprese. Inoltre in Italia è molto attiva e consentita la pratica del massimo ribasso con la quale ci si possono aggiudicare lavori anche con offerte inferiori del 40% o più rispetto alla base d’asta. Queste pratiche comportano, nella totalità dei casi, richieste di revisione dei prezzi da parte delle imprese aggiudicatarie, che riportano i costi dell’opera alla base d’asta iniziale, o addirittura la superano in maniera esorbitante. Sono necessari maggiori controlli in casi come questi? Penso di no. Delle due l’una: o ha sbagliato il gruppo di funzionari pubblici (ed eventuali loro consulenti) a fissare una base d’asta troppo elevata, oppure bisogna diffidare delle offerte eccessivamente al ribasso e stabilire delle norme contrattuali che consentano revisioni dei prezzi. In entrambi i casi l’amministrazione dovrebbe sapere, sulla base delle esperienze pregresse, che meccanismi di corruzione sono operanti e che vi sarà una lievitazione dei costi. E dunque potrebbe per prevenire fatti del genere, oppure rivalersi nei confronti di chi ha sbagliato o si è lasciato corrompere. E, sulla base delle esperienze precedenti, basterebbe un’offerta troppo bassa per attivare meccanismi preventivi di repressione della corruzione. Questo è uno dei casi riscontrati nell’indagine sull’Expo.

Diverso è il caso del Mose, perché, mentre per l’Expo vi era una scadenza di consegna resa obbligatoria dalla data certa in cui si dovrà tenere l’evento, nel caso del Mose la progettazione e la scadenza del termine è stata rinviata più volte nel tempo. Dall’inizio della progettazione ad oggi sono passati oltre trent’anni, e i lavori non sono ancora compiuti. La lievitazione dei costi è enorme, e il tempo impiegato è di oltre 10 volte quello medio delle più grandi opere di ingegneria nel mondo negli ultimi trent’anni. Allora ci si chiede: quali altri poteri occorrerebbe conferire per poter reprimere i meccanismi corruttivi nascosti dietro questi eventi? Era così difficile sospettare che il prolungarsi nel tempo di questi affidamenti comportasse non soltanto aumento dei costi ma addirittura, come ipotizzano gli inquirenti, che vi fossero uomini politici, amministratori, intermediari, che erano a busta paga con scadenze periodiche, tali da configurare una sorta di vera e propria retribuzione stabile nel tempo?

Il problema dei controlli è certamente serio, ma non è un problema di quantità, bensì di qualità ed efficacia. E’ del tutto illusorio ritenere che numerosi controlli inefficaci possano essere resi efficaci semplicemente aggiungendo altri controlli. In realtà ciò comporterebbe un aggravarsi dell’incapacità di contrastare la corruzione. Infatti il numero eccessivo di controlli inefficaci è la vera condizione per la corruzione. Troppe procedure burocratiche che determinano ritardi, ostacoli nelle decisioni, complicazioni procedurali, determinano la formazione di ceti specializzati di intermediari (politici, amministratori pubblici, faccendieri), che si collocano sugli snodi cruciali dei rapporti tra imprese e amministrazione pubblica, alterando il meccanismo di mercato. Così, specializzandosi nella creazione di corsie preferenziali per le imprese disposte a pagare, fanno dilagare la corruzione. E dunque non si tratta di aggiungere altri controlli, ma semmai di togliere quelli che vi sono di troppo e rendere i pochi che rimangano, o addirittura i pochi nuovi semplicemente più efficaci. In altri termini, dietro la corruzione vi sono molti meccanismi, ma certamente, senza dimenticare quelli connessi alla morale pubblica e al rispetto delle regole da parte in primo luogo di politici e amministratori, e quelli connessi ai codici di comportamento di cui si dovrebbero dotare imprese e imprenditori, vi è quella diffusa mancanza di efficienza che caratterizza l’amministrazione pubblica italiana insieme alla bulimia legislativa.

Insomma, forse aveva ragione Publio Cornelio Tacito, uno che se ne intendeva, quando affermava: “Nella suprema corruzione della vita pubblica infinito è il numero delle leggi” (Annali, III, 27).

A proposito dell'autore

Raimondo Catanzaro ha insegnato Sociologia e Sociologia economica nelle Università di Catania, Trento, Bologna. E' stato Honorary Lecturer nella Sheffield University (G.B.), segretario generale dell'Associazione italiana di Sociologia, consulente della Commissione parlamentare d’indagine sul terrorismo e la violenza politica, direttore dei Dipartimenti di Politica sociale e di Sociologia e ricerca sociale dell'Università di Trento, e presidente della Fondazione di ricerca Istituto Carlo Cattaneo di Bologna. Ha condotto studi e ricerche su disuguaglianza sociale, imprenditorialità nel Mezzogiorno, criminalità organizzata, terrorismo e violenza politica, capitale sociale, lavoro domestico dei migranti in Italia, amministrazioni e sistemi di governo locali. Molti suoi lavori sono stati pubblicati negli Stati Uniti, in Inghilterra, Germania, Francia e Spagna.

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