CATANIA – Guai per l’ex presidente della Provincia di Catania Giuseppe Castiglione, attuale sottosegretario all’agricoltura nel governo Renzi. La Corte dei Conti lo ha condannato a pagare 44mila euro per avere «violato il principio di onnicomprensività della retribuzione dirigenziale» ai tempi in cui era alla guida dell’amministrazione dell’ente etneo. Castiglione avrebbe permesso che nelle buste paga di Carmela Madonia, direttore dell’ente, e di Francesca Ganci, segretario generale, venisse inserita un’indennità anche come membri del Nucleo di valutazione. I giudici hanno calcolato un danno erariale stimabile attorno ai 150mila euro. foto3
La Corte ha ravvisato nell’atto una «duplicazione» di un compenso non dovuto, «in quanto remunerativo di una funzione che già rientrava fra le loro attribuzioni dirigenziali». La Madonia percepiva uno stipendio annuo da dirigente – circa 179mila euro – al quale tra l’altro si aggiungeva il compenso previsto per i componenti del Nucleo di valutazione che è di 18.592,44 euro e l’indennità «di risultato» di 70.409,68 euro. Secondo i giudici, al dirigente nel biennio 2008-2009 sarebbero stati corrisposti in modo illegittimo 55.779 euro. Castiglione e Carmelo Reale (ex direttore del Personale) dovranno pagare 4.648 euro ciascuno. Per la somma che il segretario Ganci avrebbe percepito in più, Castiglione dovrà invece pagare 39.508,93 euro. Assolta invece in primo grado la giunta di Castiglione: Sebastiano Catalano, Giovanni Ciampi, Ottavio Vaccaro, Vincenzo Oliva, Ascenzio Maesano, Giovanni Bulla, Giuseppe Pagano, Massimo Pesce, Daniele Capuana, Orazio Pellegrino, e i dirigenti Diego Fecarotti e Gaetano Saetta. Scontata la reazione di Castiglione e altrettanto scontata la fiducia nella magistratura. 10799543_10200162944471763_228641060_nEppure il sottosegretario si dice certo di aver rispettato «scrupolosamente» la legge e di aver permesso che si risparmiassero centinaia di euro. «Io mi sono limitato a nominare i tre membri del Nucleo. Gli altri due, direttore e segretario generale, ne facevano parte di diritto. Inoltre, la sentenza non affronta gli obblighi di restituzione da parte di chi avrebbe percepito indebitamente i doppi compensi».  Danno e beffa per l’esponente politico di Bronte, che all’inizio dell’indagine della Corte dei conti si era, addirittura, rammaricato di non aver potuto pagare ancora di più la dottoressa Madonia, da lui stesso ritenuta “la migliore dirigente d’Italia”. Peccato, però, che abbia evidentemente sbagliato proprio sul calcolo del proprio stipendio. Non è poi il primo caso che riguarda i componenti del Nucleo di valutazione, l’organismo che assegna i “voti in pagella” ai dipendenti dell’ente e attribuisce i ricchi emolumenti ai dirigenti per il raggiungimento degli obbiettivi. Nella sostanza, repliche a parte, il sottosegretario del governo Renzi ha deciso di presentare appello.

 

 

 

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