CATANIA – Nella mattinata odierna i finanzieri del Comando Provinciale di Catania, coordinati dal gruppo per i “reati contro la criminalità economica” della Procura della Repubblica, hanno eseguito un’ordinanza di arresti domiciliari emessa dal Gip del Tribunale etneo nei confronti di 7 soggetti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata all’abusiva mediazione creditizia, attività per la quale hanno percepito, sotto forma di provvigioni, profitti illeciti per oltre 4,2 milioni di euro. Si tratta di: Domenico Marcuccio, 65 anni, di Giarre, consulente aziendale; Davide Zuppelli, 40 anni, di Catania, perito informatico; Giuseppe Quattrocchi, 64 anni, di Catania, commercialista; Placido Bruno, 63 anni, di Adrano, impiegato di banca; Angelo Salvatore Porto, 51 anni, di Catania, libero professionista;

Giampiero Meschino, 58 anni, di Firenze, all’epoca dei fatti funzionario di banca;

Andrea Conti, 67 anni, di Dicomano (FI), pensionato.

Dell’organizzazione è risultato far parte anche l’ex eurodeputato fiorentino Paolo Bartolozzi, anch’egli indagato per gli stessi reati, nei cui confronti si è proceduto alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

Le indagini hanno tratto origine da due segnalazioni di operazioni sospette trasmesse dall’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia sul conto di Domenico Marcuccio, imprenditore operante nel settore dei servizi alle imprese, relative al versamento di numerosi assegni bancari per oltre 3 milioni di euro emessi da società aventi sede in diverse regioni italiane (Lombardia, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia) e contestuale prelievo, in contanti, di parte delle somme. Le investigazioni del Nucleo di Polizia Tributaria di Catania, condotte anche attraverso l’ausilio di intercettazioni telefoniche, accertamenti bancari e acquisizioni di documenti, hanno consentito di appurare l’esistenza di un’organizzazione, con base in Sicilia e Toscana che, approfittando dello stato di forte difficoltà economica di alcune aziende che non riuscivano più ad accedere al credito bancario, prometteva loro di ottenere i finanziamenti necessari, anche in difetto delle previste garanzie patrimoniali.

L’attività, svolta in modo abusivo in quanto non autorizzata dalla Banca d’Italia ente che gestisce l’albo dei mediatori creditizi”, è stata promossa e organizzata da Marcuccio unitamente agli altri indagati, ognuno dei quali aveva uno specifico ruolo operativo e per il quale percepiva parte dei proventi.

In particolare Domenico Marcuccio, avvalendosi dei propri collaboratori catanesi Davide Quattrocchi, Placido Bruno e Angelo Salvatore Porto, si occupava di individuare imprese che necessitavano di finanziamenti bancari alle quali proporre la possibilità, previo pagamento di commissioni, di accedere al credito da parte degli Istituti dello stesso gruppo bancario “Monte dei Paschi di Siena” e “MPS Capital Services”. Il braccio destro di Marcuccio, Davide Zuppelli, aveva il compito di prendere contatti con gli imprenditori in difficoltà economica e proporre loro le condizioni della consulenza offerta, finalizzata a “favorire” il buon esito della pratica di finanziamento. Tali condizioni consistevano nel pagamento immediato di un anticipo pari al 50% della provvigione, determinata in misura variabile tra il 4% e il 6% del finanziamento richiesto alla banca.

L’imprenditore che accettava poteva incontrare il consulente sia presso una sala riservata dell’Hotel Sheraton di Firenze sia presso le sedi di Firenze e Siena dei due Istituti di credito. In tali circostanze, il principale indagato, presentandosi come funzionario della Fondazione del Monte dei Paschi di Siena competente a deliberare l’erogazione del finanziamento, sottoponeva ai clienti un contratto di consulenza e chiedeva il pagamento della prima tranche del compenso pattuito.

Tra gli indagati anche l’ex europarlamentare Paolo Bartolozzi, eletto nelle liste Pdl nella legislatura 2009-2014, per l’influenza esercitata sui dirigenti della banca e Giampiero Meschino, funzionario della MPS Capital Service Spa, per l’opera di preventivo esame e “aggiustamento” delle pratiche da trattare. È stato anche accertato che, in queste occasioni, l’uomo ha suggerito a potenziali clienti che si erano presentati in banca di rivolgersi a Marcuccio in ragione delle sue importanti “conoscenze” all’interno dell’Istituto di credito.

Il ruolo rivestito dal Bartolozzi nel sodalizio criminale emerge dal tenore di diverse conversazioni intercettate tra Marcuccio e Andrea Conti che dell’uomo politico è risultato essere l’intermediario nonché il destinatario di diverse somme di denaro, tramite ricariche postepay. Nel periodo oggetto d’indagine (2009-2012) risultano accreditati sul conto corrente intestato a Domenico Marcuccio 4,2 milioni di euro corrisposti da varie società clienti dislocate su tutto il territorio nazionale. Parte delle somme incassate erano successivamente distribuite ai vari associati in ragione del ruolo concretamente svolto in relazione alla singola “pratica”. Molte delle società che si sono avvalse dell’opera dell’organizzazione risultano oggi in fallimento o in liquidazione mentre le somme complessivamente richieste quali finanziamenti, tramite il sodalizio criminale, ammontano a oltre 300 milioni di euro.

Gli accertamenti delle Fiamme Gialle nei confronti di Domenico Marcuccio sono stati rivolti anche alla sua posizione fiscale. Nei confronti della sua ditta individuale, infatti, nel 2013 è stata contestata un’evasione fiscale di oltre 6 milioni di euro realizzata anche mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per oltre 3 milioni di euro. Nella circostanza è stato eseguito un decreto di sequestro di beni e attività finanziarie per circa 1,6 milioni di euro.

Alessandro Famà

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