Catania – La crisi dell’Amt  si fa sempre più nera e gli effetti adesso sono tangibili e visibili a occhio nudo. Si riflettono sui dipendenti che vedono corrispondersi gli stipendi ogni mese più tardi e cominciano seriamente a temere di perdere il posto di lavoro. Ma la crisi si fa sentire anche sugli utenti: le corse si fanno sempre più rare e quando fortunatamente si riesce a prendere un bus, nella maggior parte delle volte in condizioni disumane, perché le vetture sono stipate oltre ogni limite, mettendo anche a repentaglio la sicurezza di tutti, non è detto che si arrivi a destinazione.

È proprio quello che è accaduto a una ventina di malcapitati che ieri notte sono rimasti a piedi perché l’autobus ha finito la benzina. Si sa, affidarsi all’ultima corsa della giornata con l’Amt in condizioni di precarietà è un pericolo quasi certo, ma se tu paghi il biglietto puoi mettere in conto che accada un imprevisto, un incidente o un guasto non dovuto alla mancanza di manutenzione, ma non di certo di restare a mezzanotte e mezza in mezzo alla strada perché il bus termina la benzina.

Ieri l’ultima corsa del 726 che porta da Piazza della Borsa al popoloso quartiere di San Giovanni  Galermo è partita a mezzanotte, a bordo vi erano una ventina di passeggeri, uomini e donne anziani e adolescenti di entrambi i sessi, inconsapevoli dell’avventura che li aspettava. Partire a quest’orario con l’Amt hai suoi pro e i suoi contro: trovi posto ed è un’eccezione perché la regola è viaggiare stipati come in una scatoletta di sardine, con il sole rovente che batte sul tetto e sui vetri dei finestrini che se sono aperti non si possono alzare e se sono chiusi non si possono abbassare. Degli effluvi che esalano dal sudore, dei peti e delle loffe che inevitabilmente sfuggono è inutile parlarne, solo chi ha viaggiato su un bus Amt può comprenderlo. Ma quando si è quasi in cento su una vettura tutto questo è fisiologico.

A Catania ormai le disfunzioni sono la regola: ogni disagio e sopruso si tollerano, senza batter ciglio, in ogni dove e soprattutto quando ci si imbatte con i servizi pubblici di questa città, dove l’assuefazione ha trasformato l’anomalia in normalità.

Gli impavidi passeggeri di ieri a un certo punto sono incorsi in ripetuti scossoni perché il  bus improvvisamente andava a singhiozzi. No, non si trovavano al luna-park a dilettarsi con i loro figli con l’incoccia incoccia (l’autoscontro), ma è successo quello che più prevedibilmente può accadere oggi prendendo una vettura Amt: è normalmente finita la benzina!

L’autobus si è fermato, in via Galermo all’angolo col Viale Tirreno, nel quartiere di Trappeto Nord, tra i più i caldi di Catania, dove il pericolo è dietro ogni angolo e lo spaccio di stupefacenti è tra i più intensi della città. Nessuno dei passeggeri se l’è sentita di scendere e incamminarsi a piedi verso la propria abitazione, qualche genitore ha messo al sicuro il proprio figlio venendolo a prendere sul posto, gli altri sono rimasti in attesa di una vettura sostituiva o del rifornimento di benzina. Chissà…

Tra i passeggeri presenti c’è Antonio, un 18enne prossimo alla maturità che per spostarsi è costretto a utilizzare i mezzi pubblici. Il giovane incorso nell’ennesimo disagio  si sfoga raccontando le sue quotidiane disavventure con l’Amt.

“La mattina mi metto alla fermata alle 6,30 – ci racconta il ragazzo –  perché dopo quell’orario  il bus passa strapieno e non si ferma. Non è la prima volta che succede che manca la benzina o il bus si guasta, le vetture sono troppo vetuste e non vengono manutenute. Un giorno oltre il danno ho subito anche la beffa. Stavo andando a scuola con il 726 che al solito era strapieno di persone tanto che le porte non si si riuscivano neanche a chiudersi e alcuni passeggeri era attaccati al bus come i netturbini al camion della nettezza urbana”.

“Sul bus non si poteva fare un passo e l’aria era pesante e irrespirabile, l’obliteratrice più vicino a me era guasta e non ho potuto convalidare il biglietto. Non so se l’altra obliteratrice funzionasse, comunque era impossibile raggiungerla. A una fermata sale il controllore e una guardia giurata di supporto, una giovane donna di circa 25 anni. In un attimo la vettura si svuota, almeno metà dei passeggeri si sono dileguati in un nonnulla. Io avendo il biglietto regolarmente con me e non avendo avuto la possibilità di obliterarlo sono rimasto lì, convinto di essere in regola.  Spiego al controllore che non era colpa mia che la macchinetta non funzionava. Ma la guardia giurata con fare da sceriffo si rivolge a me come se avesse preso un latitante: “Ti ho beccato, volevi fare il furbo adesso paghi. Dammi immediatamente i documenti! Rispiego a entrambi le mie ragioni e di verificare  se l’obliteratrice funzionasse. Ma non c’è stato niente da fare la guarda continuava a umiliarmi: aveva preso il suo latitante”.

“E oggi – continua Antonio – chi mi ripaga di questo ennesimo disagio?”.

Mancavano cinque minuti all’una siamo andati via ma l’autobus e i suoi malcapitati sono ancor lì in attesa della provvidenza.

L’Amt ha 57 milioni di debito, tutto va verso il totale disfacimento, dipendenti e utenti ne pagano a caro costo  le conseguenze mentre l’amministrazione comunale Bianco resta impassibilmente dormiente.

Vincenzo Adalberto

 


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