Daniele Lo Porto

Non parteciperà alle riunioni di Giunta o sarà presente senza farsi verbalizzare? Rinuncerà a Giletti e alle inaugurazioni? Reciterà l’Atto di dolore o non risponderà alle interviste?

Onestamente, non riusciamo immaginare in che cosa si concretizzerebbe l’annunciata “autosospensione” di Rosario Crocetta dalla carica e funzioni di presidente della Regione Siciliana. Le ha annunciate a caldo, sull’onda emotiva dell’ennesima valanga di polemiche che lo sta travolgendo. Lo ha dichiarato dimostrando di non conoscere lo Statuto dell’Istituzione che rappresenta.

Forse è stato solo un modo per prendere tempo, l’ammissione di un fastidioso imbarazzo, una reazione istintiva. Si dice che i parenti non si scelgono, gli amici e i chirurghi di fiducia sì, però. E se il dottor Tutino si è realmente espresso con quelle frasi al cellulare di Crocetta vuol dire che si sentiva in condizioni di poterlo fare. Potremmo anche credere alla fanciullesca bugia del presidente: “Non l’ho sentito, altrimenti lo avrei preso a legnate”, perché la gravità non sta in quello che ha sentito o meno Crocetta, ma nel linguaggio che il suo medico riteneva di poter usare, anche se sotto la pressione psicologica di un imminente arresto.

Il Pd, adesso, si scandalizza: quante verginelle che arrossiscono. E l’Udc? I democristiani doc sono solitamente più pronti ad annusare il vento. Magari adesso stanno già mollando gli ormeggi, andranno al largo per allontanarsi dalla risacca di una polemica che rischia di scagliarli sugli scogli. Forse hanno già iniziato il loro riposizionamento. Sono lupi di mare della politica, ma anche alligatori a loro agio nei bassi fondali e nelle acque torbide.

Matteo Renzi probabilmente sta facendo i conti con il pallottoliere, mentre Silvio Berlusconi giocava con i sondaggi. Certo è che il gradimento nazionale del premier è in discesa preoccupante e in Sicilia il suo partito perde credibilità giorno dopo giorno, proprio a causa di Rosario Crocetta. Mandarlo a casa, adesso, sarebbe atto di intelligenza politica, prima ancora che di etica. Da qui a un anno, un anno e mezzo l’incontenibile gelese ne avrà combinate tante che il centrosinistra sarà polverizzato e ricomporre uno schieramento valido per correre di nuovo verso la carica di governatore sarebbe assai difficile. Ma l’intelligenza di Renzi si scontrerà con il pragmatismo degli “onorevoli” dell’Ars, ormai vittime della sindrome del precario: con le prossime elezioni saranno venti in meno e qualcuno potrebbe trovarsi costretto a cominciare a lavorare. Ipotesi che, per il principio di solidarietà e mutuo soccorso, rinviano al più tardi possibile.

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