PALERMO – Con il suo pittoresco e disarticolato linguaggio si è definito prima gatto e poi tigre, man mano che la sua incapacità politica provocava alla platea del teatro politico che indegnamente lo vede protagonista grida di scherno sempre più insistenti e compatti. “No al rimpasto, no alle pressioni del Pd e dei partiti” ripete quasi ossessivamente da due anni, ma alle insistenze dei partiti ha dovuto cedere ed a quelle della lobby confindustriale anche. Un primo rimpastino, una minestra riscaldata e appena insaporita da gente presentabile (Nico Torrisi) che non capiamo ancora perché si sono fatti attrarre dal buco nero del governo regionale di lingua gelese.

Tra crisi isteriche e volgarità da popolano (“Orlando il forforoso”), don Saro Crocetta ha continuato a pestare acqua nel mortaio della legalità sterile e di facciata, affamando centinaia di famiglie, se non migliaia, guadagnandosi qualche titolo con denunce da appuntato dei Carabinieri e minacciandone altre addirittura per lesa maestà. La modestia e lo stile non sono il suo forte, bisogna dire. Adesso, con una mozione di sfiducia, la seconda, già impreziosita da 25 firme del centrodestra compatto Crocetta comincia a stare scomodo su una poltrona che è sempre stata un lusso troppo grande per lui.

“Abbiamo mantenuto l’impegno preso con i siciliani. La mozione di sfiducia a Crocetta, presentata questo pomeriggio, è l’ultimo atto di una condotta di assoluta coerenza, da parte dell’opposizione di centrodestra. Non è una scelta estemporanea, ma frutto di riflessione, nella consapevolezza che la Regione può uscire dal tunnel solo se mandiamo a casa questo governo inutile e dannoso. Ora vedremo, fra i deputati ipercritici del centrosinistra, chi ha bluffato in questa estenuante partita a poker e chi invece condivide con coraggio la nostra scelta, votando la mozione.” Lo ha detto il deputato dell’opposizione Nello Musumeci, battuto da Crocetta esattamente due anni fa, a causa del disfacimento del Pdl (il virus dei transumanti del Ncd era già in circolo) e della scellerata autocandidatura di quel Gianfranco Miccichè che riesce a capitalizzare anche le sue sconfitte.

Con centrodestra compatto, al quale sembrano pronti ad aggregarsi i grillini e gli immancabili malpancisti del centrosinistra, la mozione di sfiducia potrebbe anche passare o, comunque, costringere lo governatore a sudare freddo. Ed ecco che Crocetta tira fuori dalla coppola logora della peggiore politica (sì, proprio lui, il sedicente rivoluzionario) la notizia dell’azzeramento della Giunta che, intanto, sortisce l’effetto di evitare all’assessora-ragazzina e all’assessora-segretaria l’onta della sfiducia per manifesta incompetenza, onta che macchierebbe la candida coscienza del padrone della legalità, grande regista delle interpretazione crocettesche, e di Confindustia Sicilia che ha enormi responsabilità nel malgoverno della Sicilia degli ultimi anni, visto che è socia di maggioranza dell’attuale governo e di quello precedente, del condannato in primo grado Raffaele Lombardo.

Crocetta per guardasi le spalle è stato costretta a mandare tutti a casa. In poche ore dovrà misurare con il bilancino di precisione, altro che Manuale Cencelli, le presenze di cuperliani e renziani in Giunta e poi gli altri pesi e contrappesi. Questa è la rivoluzione, insomma. Il peggio della politica più vecchia e stantia aggravata dalla totale incompetenza dei suoi protagonisti.

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