di Salvo Reitano

“Non ho nessuna intenzione di andare via, nonostante qualcuno dica che senza maggioranza dovrei andare a casa. Non ho alcuna posizione personale da difendere”. Così il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, riferendo a sala D’Ercole all’Ars sull’attuale situazione politica regionale.
Insomma, come avevamo previsto e scritto su queste pagine il governatore non molla. Resta inchiodato alla poltrona mentre l’opposizione incalza, la maggioranza si sfalda e il suo stesso partito, un pezzo alla volta, si dilegua non riconoscendosi più nell’azione di governo.
Il resoconto del suo intervento in aula, che come al solito è stato un interminabile monologo, i lettori lo troveranno, qualora avessero voglia di leggerlo nel sito istituzionale dell’Ars. Qui ci sembra di poter dire che non si è trattato di una resa dei conti con il Pd, anche se gli elementi ci sono tutti, ma piuttosto di una sorta di moratoria per allungare i tempi del confronto e rinviare il decesso di un governo incapace di affrontare la gravissima situazione economica e sociale in cui è caduta la Sicilia.
“La latitanza del governo è stata grave ed è evidente, ma in questo deserto delle idee non emerge solo l’assenza di un’azione politica, ma l’assenza di una politica di governo della Sinistra”. Ad affermarlo è il leader dell’opposizione Nello Musumeci, intervenendo in Aula all’Ars dopo le dichiarazioni del presidente della Regione Rosario Crocetta. “E’ il fallimento della sinistra che governa da  cinque  anni e che non sembra in grado di aprire ai siciliani una porta per il futuro per naufragare nelle beghe. Non si comprende ancora cosa la Sinistra abbia proposto in questi due anni, come affrontare la crisi finanziaria, e avviare quella rivoluzione tanto sbandierata”.
Rivolgendosi direttamente al governatore, l’esponente dell’opposizione ha poi aggiunto:”Crocetta non è il frutto di un consenso spontaneo e libero, ma il risultato di un insieme di partiti e di apparati che sanno che il consenso lo si cerca anche con una telefonata, quando è fragile e condizionato, perchè lo si ottiene con l’arma del ricatto. Egli è stato abile nella strategia mediatica e altrettanto abile nell’ ignobile mistificazione che ha saputo creare”. E ha aggiunto:“Lei presidente, non può difendere le istituzioni che ha oltraggiato con la sua voglia di essere protagonista avendo alle sue spalle la disperazione di un popolo”.
Ma Musumeci è andato oltre,  annunciando il voto favorevole del gruppo parlamentare Lista Musumeci alla mozione di sfiducia delle opposizioni nei confronti del governatore che sarà presentata nei prossimi giorni all’Ars, Musumeci concludendo: “La battaglia di questo governo è fallita. Crocetta rassegni le dimissioni con un atto di coraggio. Ai colleghi del Pd chiedo di aggiungere il proprio voto al nostro perchè questa terra torni finalmente a sperare”.
La preoccupazione dei siciliani, che di Crocetta non ne possono più e si sono finalmente resi conto che nuovo e buono non sono sinonimi e la politica non è cosa da “guaritori”, è che questo governo, nonostante ormai alla canna del gas, riuscirà a farla franca in un perenne “esercizio provvisorio”, senza idee e senza propositi, che in parole povere significa libertà di saccheggio del pubblico denaro.
Ecco i perversi effetti dello spostamento sul piano personale, con Crocetta che si rifiuta di rendere conto delle sue inadempienze e del suo fallimento politico, di una crisi che avrebbe dovuto riconsegnare la parola agli elettori già da un bel pezzo.
Per i prossimi mesi, non spettiamoci svolte epocali. Continueremo, comunque, a stare all’erta perchè ormai la telenovela crocettiana si sta dissolvendo e lo dimostra lo scollamento all’interno del Pd, dove tira aria di “si salvi chi può”.

S.R.

Scrivi