“Non c’ero e se c’ero dormivo”. Così, si racconta, rispondevano una volta i mafiosi, imperturbabili, davanti alle domande degli investigatori dopo un fatto di sangue.

“Non ho sentito quella frase, forse ero in autostrada, in zona d’ombra”, questa sarebbe la scusa di Rosario Crocetta, insomma “dormiva”, mentre il suo medico del cuore Matteo Tutino augurava all’assessore Lucia Borsellino la stessa fine del padre, Paolo.

Secondo le rivelazione de L’Espresso, che ha pubblicato un’intercettazione telefonica, il presidente della Regione Siciliana, l’uomo senza macchia e paura dell’universo, l’unico antagonista interplanetario della mafia, sarebbe rimasto in silenzio. Né un replica, un dissenso, un formale “ma che stai dicendo!?”.

Ma lui, Rosario Crocetta, non ha sentito, insomma non c’era e se c’era dormiva. La scusa, bella e pronta, confezionata è rilanciata senza imbarazzo. Come senza imbarazzo il Pd continua a sostenere un governo regionale indegno e umiliante per la Sicilia e i Siciliani. Ma l’imperativo categorico è “resistere, resistere, resistere”. Una poltrona è per sempre, oltre la logica e il buon senso, oltre il consenso e la dignità, oltre l’etica e il pudore. L’ultima nomina dell’assessore alla Salute, compiuta da Crocetta, smentendo se stesso, è il segno dello spessore politico di questa Giunta e di chi la sorregge, stampella fradicia e puzzolente. Il Pd dei volti nuovi e delle facce fresche di barbiere ha la stessa grinta e lo stesso cinismo della nomenclatura finto comunista ma borghese e arrivista che Matteo Renzi, il rottamatore, cerca di buttare in discarica. Insomma, il nuovo è peggio del vecchio. Ieri era Anna Finocchiaro a fare la riverenza a Raffaele Lombardo, oggi   sono ragazzotti che vorrebbero incarnare il futuro di un partito che agisce sempre con la stessa, famelica logica.

Lucia Borsellino qualche giorno fa si è svegliata dal suo letargo durato circa otto anni, prigioniera di un cognome importante. M alla fine si è svegliata. I peones senza arte né parte, le maronette del Gran circo Crocetta non hanno bisogno di svegliarsi, non ne sentono la necessità. Loro ci sono e dormono. Beati loro. E Crocetta? E’ solo un uomo sfortunato: gli hanno arrestato il chirurgo del cuore, ma gli resta l’otorino. Ne ha bisogno: non sente.

Daniele Lo Porto

A proposito dell'autore

La porta sempre aperta Una costante di Daniele Lo Porto. la sua porta è sempre aperta, in tutti i sensi. Ha tempo e voglia per ascoltare chiunque abbia qualcosa da raccontare, anche se è sommerso di lavoro. Ha iniziato il 26 novembre del 1978, giorno del suo diciannovesimo compleanno, ma era anche la sua prima domenica, indimenticabile, da "giornalista" e del suo primo articolo, anzi dei suoi primi articoli. Una domenica iniziata all'alba e finita di sera, dopo aver corso da un campo all'altro, essere sceso da un autobus per poi risalire su un altro, per scrivere tre partite di calcio giovanile. Il più bel compleanno di sempre, quello: concretizzava una passione scaturita fin da bambino che, col tempo, sarebbe diventata professione. Il Diario, Il Giornale del Sud, Il Giornale di Sicilia, Sicilia imprenditoriale, Telecolor, l'Ufficio stampa della Provincia regionale di Catania, Il Corriere della sera, Sicilia&Donna, oggi Siciliajournal.it. Ricomincia, con l'entusiasmo di allora.

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