di Salvo Reitano

Dunque, si ricomincia. Il deputato dell’opposizione, Nello Musumeci, ha annunciato un incontro dei gruppi del Centrodestra all’Ars per martedì  prossimo nel corso del quale tra gli argomenti che saranno trattati, la definizione del testo della mozione di sfiducia al presidente della Regione.
Una sorta di ultimatum: quindici giorni, durante i quali ognuno dei novanta deputati avrà tempo per decidere e uscire allo scoperto.
“Allungare i tempi significherebbe aprire una zona grigia frequentata da ripensamenti, ammiccamenti, ricatti, accordi illeciti – ha precisato Musumeci -.  Serve, invece, estrema chiarezza e riuscire a mandare a casa un governo che ha condannato la Sicilia alla paralisi. La mozione – ha aggiunto – sarà offerta alla sottoscrizione di chi vorrà”.
”L’esempio di Crocetta ci ha dimostrato che non serve il governo di un uomo che centralizza tutto conclude Musumeci – ma una squadra di persone competenti e serie. Il mio impegno é per far valere lo spirito di squadra sulle pulsioni individualiste”.
Più chiaro di così il leader dell’opposizione non poteva essere. Si ricomincia, allora, senza che nessuno sappia dove si andrà a parare. Per giungere a questo bel risultato ci sono voluti ventitre mesi. Ci domandiamo quanti ne occorreranno per mandarlo definitivamente a casa e restituire la parola ai siciliani.
In più occasioni, su queste pagine, abbiamo scritto che, di riffa o di raffa, Crocetta sarebbe rimasto in sella. Forse abbiamo ceduto al pessimismo. Oggi, la presa di posizione di Nello Musumeci che detta con autorevolezza l’agenda politica, ci rimette sulla strada dell’ottimismo.
Non vogliamo addentrarci nella giungla delle ipotesi e nel ginepraio delle formule che gli esperti teorizzano. Rimpasto di legislatura, interlocutorio, di parcheggio, di attesa: poverissima di idee e di concretezza la politica siciliana ha dimostrato quanto è ricchissima di ricette, alle quali se ne possono sempre aggiungere di nuove e variegate.
Quello che ci preme rilevare, non ci stancheremo di farlo, è la scarsa consapevolezza che i responsabili, Crocetta in testa e tutto lo stuolo di peones che lo accompagna, mostrano della condizione disperata dei siciliani.
Contro il pubblico malumore per la sua biennale inconcludenza, Crocetta usa armi improprie proponendosi come l’unico depositario dei valori dell’antimafia, della legalità e del cambiamento e con questo credendo di essersi messo al riparo dalla sfiducia che ormai viene giù come una slavina.
Questo atteggiamento, dalle nostre parti, si chiama qualunquismo ed è, a nostro modesto parere, un aggettivo squalificante.
Su questo fanno leva l’opposizione e quanti, anche dall’interno della coalizione, vorrebbero porre fine ad una esperienza di governo fallimentare.
Abbiamo appreso dai giornali che alcuni esponenti del Pd, e non fra i minori, sono pronti a spegnere la luce e lasciare il governatore al buio. Non sappiamo se alle parole seguiranno i fatti. Ma anche le parole bastano a dimostrare che essi cominciano ad avere consapevolezza del discredito in cui sono caduti nella pubblica opinione e della impopolarità che ne deriva.
Purtroppo, e questo Crocetta lo sa, la stragrande maggioranza non se ne mostra altrettanto consapevole.
E più che la crisi, ormai in atto, lo provano i modi, i tempi e le procedure per risolverla.
La situazione, si diceva un tempo, è tragica, ma non è seria. Oggi, putroppo, è anche seria, nonostante i tentativi che si fanno, con i soliti slogan e proclami, di volgerla al farsesco nessuno può negare la gravità e complessità dei problemi da risolvere.
Ma proprio perché i problemi siciliani sono così ardui e urgenti, nessuno è più disposto a tollerare le promesse mai mantenute, le lungaggini e tortuosità di certi rituali inventati ad arte dal governatore quasi col proposito  di esasperare l’opinione pubblica.
Magari non sarà vero che, come a Bisanzio mentre i turchi ne assalivano le mura, qui si stia discutendo del sesso degli angeli. Però l’impressione che se ne trae è questa, con la Sicilia che è diventata una gruviera di problemi irrisolti mentre continua il fuoco incrociato delle dichiarazioni, delle interviste, delle smentite, dei silenzi, dei balletti e dei complicati cerimoniali dei protagonisti della  politica regionale con un  palleggiamento delle decisioni fra direttivi e comitati centrali, e le diversioni ora sfumate, ora sfacciate delle correnti tutto sulla testa e alle spalle degli elettori che impotenti assistono a questa farsa.
Non abbiamo titoli per dare suggerimenti e consigli. Ma il presidente Crocetta farebbe bene a distrarsi un po’ dai proclami e dagli slogan e tendere l’orecchio alla voce dei siciliani traendone le dovute conseguenze.
Si accorgerebbe che, perduta ogni “presa” sulla pubblica opinione di cui non ha saputo interpretare né esigenze né interessi né sentimenti e con cui non ha in comune nemmeno il linguaggio, che pure era la sua forza, si renderebbe conto che la reazione stavolta non è di indifferenza, ma di rabbia.
A suscitarla, questa rabbia dei siciliani, non è la sfiducia ma l’attaccamento alle istituzioni.
E se la classe politica all’Ars si ostinasse a non accorgersene, o a fingere di non accorgersene, in un estremo tentativo di sopravvivenza commetterebbe l’ultimo e definitivo errore.
Questo è per sommi capi il nostro ragionamento. Ai lettori, le conclusioni.

S.R

Scrivi