di Salvo Reitano

PALERMO – Se ci fosse di mezzo una corona tempestata di diamanti e pietre preziose, il governatore della Sicilia potrebbe oggi strapparla dalle mani del re e collocarsela da solo sulla testa al pari di Napoleone per dimostrare a tutti che la deve solo a se stesso.
Anche Crocetta la deve solo a se stesso, cioè a tutti quei siciliani che hanno votato per lui, l’uomo nuovo che più nuovo non si può. Quello che, per intenderci, doveva voltare pagina e candeggiare la fogna.
Ma si è visto subito che non era aria. Troppi richiami alle legalità, troppa antimafia nel suo linguaggio, troppe promesse, troppi slogan, troppe chiacchiere. Messo in scena e lanciato dai rottami della vecchia partitocrazia, il governo regionale, in questi due anni ha fatto sentire un tale tonfo di vecchio che perfino il partito che lo sorregge ha smesso di considerarlo come nuovo.
Eppure Il governatore non perde occasione per autocelebrare il proprio operato dimenticando i fallimenti di questi ventidue mesi con la disoccupazione giovanile, quella compresa nella fascia 15-24 anni al 54%, e 37 mila posti di lavoro persi nel secondo trimestre di quest’anno, con le saracinesche delle attività commerciali che continuano ad abbassarsi e l’intera economia della regione sul baratro.
Di fatto è l’esecutore materiale di un governo fallimentare, che non ha la fiducia né dei siciliani, compresi quelli che lo hanno votato e che ha affamato, né di una maggioranza politica visto che in seno al Pd c’è più di un mal di pancia fra chi non accetta di ritenersi complice di un fallimento.I suoi proclami sono diventati uno spot elettorale continuo, ma di concreto non hanno prodotto nulla.
La realtà fa vedere una fotografia diversa con decine di migliaia di lavoratori fino a ieri, a libro paga della Regione, ai quali non si è voluta dire la verità sul reale stato delle finanze regionali.
Non può sfuggire che per mantenere i livelli occupazionali, si è dovuto fare ricorso a ben tre “finanziarie” e nulla esclude che ce ne possa essere un’altra. A conferma del fallimento ci sono i dati dell’Istat che segnalano un tasso di occupazione sceso dal 39,8% al 39%. con il tasso di disoccupazione passato dal 21,6% al 22,5%.
Non sono risultati da far gridare vittoria, perché al di là di vuoti proclami, quali sono i fatti concreti? Dove sono i dati sulle opere realizzate e sui posti di lavoro; cosa è stato fatto per le politiche sociali e per le famiglie che vivono in uno stato di quasi totale povertà, con la forbice che si allarga ogni giorno di più?
In questo quadro tragico si innestano situazioni al limite del paradossale come quella sul click day del Piano Giovani, andato in tilt il 5 agosto scorso con 50 mila giovani impelagati nel caos della registrazione per i tirocini pagati dalla Regione, e come non riferire della polemica politica di questi ultimi giorni di fine estate che ha riempito le pagine dei giornali.
Una questione “molto seria” quella sulla legittimità di una piscina fuori terra prefabbricata, poggiata sul prato della villetta dell’assessore regionale Mariarita Sgarlata, con il “nostro” che di fatto la costringe a lasciare l’incarico in un clima di veleni che coinvolge l’intero Partito democratico.
“Premesso che ai nostri concittadini la cosa sembrerebbe non aver dato particolare fastidio – dice Elio Di Lorenzo, consigliere comunale, capogruppo di “Per Siracusa Garozzo sindaco – anzi, a voler essere sincero, non gli è fregato di meno a nessuno, questa polemica, che Pietrangelo Buttafuoco annovererà fra gli argomenti più significativi della prossima riedizione del suo ultimo best seller, Buttanissima Sicilia, probabilmente è stata presa, genialmente, a spunto per una sotterranea guerra fra bande che nasconde “interessi particolari” di oscura matrice”.
montalbanoInsomma, alla Regione, nonostante le tante promesse, si continua a fare i conti con tortuosi procedimenti, fatti di doppi giochi, equivoci, giravolte, intrallazzi, defezioni.
Tutti esercizi non più da paladino dell’antimafia e del buon governo, sciabola sguainata, squilli di tromba e bandiere al vento, ma da tessitore paziente di tele complicate, punteggiate da inghippi e condizionamenti come lo scontro fra le correnti del Pd, e dentro di esse, per la sostituzione dell’assessore Maria Rita Sgarlata.
Certamente Crocetta, pur di rimanere aggrappato alla poltrona e di non farsi sfilare la corona, verrà a capo di questi intralci e colpi bassi, difficilmente però riuscirà a fermare la fuga in Puglia di “Montalbano”, la fiction di maggior successo della Rai che potrebbe fare armi e bagagli e lasciare il suo storico set ragusano per altri lidi.
Ledurissime parole del produttore, Carlo Degli Esposti, sono una ulteriore dimostrazione di un governo regionale incapace di difendere e promuovere i punti forti della Sicilia. Lo stesso trattamento riservato dal sindaco Giusi Nicolini a O’Scià, la kermesse musicale organizzata da Claudio Baglioni e dalla sua fondazione per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema immigrazione e che ha portato negli ultime dieci anni decine di migliaia di visitatori e appassionati sull’isola.
Non c’è bisogno di un genio per comprendere che il trasferimento in Puglia del commissario più famoso d’Italia recherebbe un enorme danno economico, oltre che d’immagine, alla Sicilia e ai tanti operatori turistici che dalla diffusione mediatica della serie ne hanno tratto benefici.
All’indifferenza della Regione Siciliana e del suo governatore, che attacca chiedendo alla Rai 25 milioni di euro, risponde la Puglia con un’offerta che si fa sempre più allettante.
Il produttore confida che lasciare la Sicilia sarebbe una scelta dolorosa, ma sempre più concreta. Per correre ai ripari i sindaci della provincia di Ragusa stanno discutendo l’ipotesi di destinare una parte dei ricavi della tassa di soggiorno al finanziamento della fiction che ha fatto impennare le presenze negli alberghi.
Esteriorità, questo è stato fino a questo momento il governo Crocetta, il peggiore della storia siciliana. La cosa tragica, al di là dell’inezia, è che di riffe o di raffe continuerà a restare in carica.
Saranno i siciliani a decretarne la fine, appena ne avranno l’opportunità, e non sarà come il software del clik day che basta un impiantista per sistemarlo.
Per rivincere le elezioni ci vogliono due cose: la pazienza e (figuriamoci) l’umiltà, attributi di cui Crocetta è sprovvisto.

S.R.

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