di Salvo Reitano

Le note riferiscono che la nuova giunta varata dal governatore Crocetta, con l’imprimatur romano, è già al lavoro. Vi risparmiano la sequela dei nomi e le relative deleghe. Trenta assessori in 23 mesi la dicono lunga e non vorremmo fare un torto a quanti hanno dovuto lasciare l’incarico anzitempo.
Sciolto, apparentemente, il nodo politico, sul tappeto rimangono i problemi di una regione portata al collasso da una politica scellerata.
La prima questione da affrontare è quella economico-finanziaria con politiche di risanamento dei conti che facciano leva, innanzitutto, sull’eliminazione di sprechi e privilegi. Servirà  liberare risorse per gli investimenti e agevolare la ripresa dei settori produttivi. C’è da mettere mano al pasticcio sulla Formazione, riformare l’impiego dei forestali, chiudere una volta per tutte la “favola” dell’abolizione delle province che continuano ad essere commissariate dallo stesso presidente e restano centri di potere e clientele. Adesso non più con commissari straordinari ma con commissari ad acta.
Proprio sulle province e sulla nomina dei nuovi commissari è intervenuto l’on. Marco Forzese che ha parlato di “vicenda affrontata male dalla Regione visto che il termine ultimo di gestione commissariale era per legge fissato per il 31 ottobre appena trascorso”.
Lo ha fatto con una interrogazione parlamentare al presidente  e all’assessore per le Autonomie locali e la funzione pubblica: “Per far luce su quanto accaduto, sapere per mano di chi sono stati nominati questi commissari, qual è la natura di questi commissariamenti”, invitando il governo regionale a “puntare sulla coerenza dei propri intenti.”
Cosa fa Forzese? Dà un colpo al cerchio e uno alla botte, plaude a Crocetta per la nuova giunta e si lamenta per i commissari. E’ il segno tangibile che gli “evviva” della prima ora andranno presto a scontrasi sui problemi da affrontare nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, e in aula il governatore non avrà certo vita facile.
Tanto per essere chiari con i nostri lettori: noi non abbiamo ben capito il tono trionfale con cui il governatore ha presentato il  nuovo governo, sottolinenado che non si è trattato di un commissariamento da parte di Renzi ma di un ritrovato dialogo con l’esecutivo romano.
La verità, lo sanno tutti, è un’altra. Per rimanere ancorato alla poltrona Crocetta doveva necessariamente smorzare i toni di una lotta che si stava facendo a coltello, come di solito accade nei partiti, come il Pd, dove sopravvivono anime diverse.
Il governatore, lo ricordiamo, ad un certo punto, con la spada di Damocle della mozione di sfuducia sul collo, non ha più opposto alcuna resistenza, anzi è stato lui stesso a recarsi alla Leopolda a chiedere, col cappello vuoto in mano, aiuto al premier, il quale non ha esitato e riempirlo con due oboli: il nome di un assessore e una moderata fiducia. Se questo non si chiama commissariamento dite voi in che altro modo si chiama.
Per riguadagnare la scena Crocetta si è affrettato, dopo la fidicia dell’aula e la nomina degli assessori, a dichiare che all’Ars ci sono deputati eletti da cosa nostra. Una delle sue solite boutade? Non è dato sapere. I nostri lettori, però, si renderanno conto che siamo di fronte ad  affermazioni di una gravità senza precedenti se non supportate da fatti reali e documenti certi. Dire che all’Ars sono presenti deputati eletti dalle cosche e che in tutti i consigli comunali dell’Isola c’è almeno un consigliere sostenuto dalla mafia non può essere riconducibile ad una delle sue tante sceneggiate.
“Ecco perchè – dice Nello Musumeci, presidente della Commissione regionale Antimafia. – anche per il ruolo che occupo, ho il dovere di chiedere al governatore di riferire, entro pochissimi giorni, nomi e cognomi dei deputati beneficiati da Cosa nostra alla Commissione Antimafia o, se preferisce, a qualsiasi Procura. Al tempo stesso, inviterò in audizione il presidente dell’Anci-Sicilia Leoluca Orlando per concordare, anche d’intesa con le nove prefetture, ogni iniziativa che aiuti a portare alla identificazione dei consiglieri comunali filo mafiosi. Ogni altra iniziativa sarà concordata in Commissione nella seduta di mercoledì prossimo”.
“Non si può minimizzare o far finta di niente: lo impone la necessità di fare chiarezza sulle collusioni mafia-politica di cui il governatore è a conoscenza – conclude – Ma lo impone anche la necessità di impedire che le accuse generalizzate possano delegittimare ulteriormente le istituzioni dell’Isola e quanti deputati, sindaci, assessori e consiglieri sono impegnati a produrre ogni giorno “politica pulita” che, per fortuna, in Sicilia è ancora largamente maggioritaria”.
E’ intollerabile che il governatore per riconquistare spazi e credibilità sui giornali spari nel mucchio delegittimando, in assesnza di prove e riferimenti concreti, la stessa istituzione che rappresenta e i comuni che sono il primo bersaglio dei cittadini sempre più esasperati.
Non vorremmo assistere al solito chiacchiericcio, al rincorrersi di nomi e di smentite che confondono il cervello della gente e non consentono di distinguere l’insinuazione dall’accusa, il supposto dal dimostrato, l’ipotesi dalla circostanza, sempre a metà del guado fra il pettegolezzo e il linciaggio. Tutto tranne che la verità e la giustizia.
Insomma, la nuova avventura del terzo governo Crocetta inizia nel peggiore dei modi.
Se possiamo dare un consiglio al governatore, perdoni si d’ora la nostra invadenza,  per quanto provvisorio è il suo governo lasci perdere lo spettro della mafia che si materializza in ogni dove.
Se  vuole davvero rendere un servigio ai siciliani, si faccia un giro negli ospedali, nelle campagne, nelle aziende in difficoltà, incontri i commercianti costretti ad abbassare le saracinesche dei loro negozi e i disoccupati in preda alla disperazione. Risolva una volta per tutte questi problemi. Il resto è sceneggiata.

S.R.

A proposito dell'autore

Catanese, classe 1957, si definisce semplicemente un giornalista. Ha collaborato a quotidiani e periodici con esperienze alla radio e in televisione. Negli ultimi anni ha ricoperto l'incarico di addetto stampa in enti e istituzioni. Scrive di politica, attualità, costume e cultura. Cerca sempre di scoprire il lato umano delle cose anche quando è costretto a raccontare avvenimenti poco piacevoli. Ama Roma e sogna di abitare in un attico a Piazza Navona.

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