Il presidente tenta di salvare il suo governicchio con l’ennesimo rimpasto. Il governo continua a non decollare e Crocetta usa sempre gli stessi metodi per salvare una nave ormai naufragata: far salire sulla sua “giostra” nuovi assessori e tirare innanzi.

I 38 assessori che finora si sono avvicendati nella giostra del governo Crocetta sono destinati ad aumentare in modo esponenziale, ed entro mercoledì potrebbero diventare addirittura 50. Infatti, l’attuale governo è composto da una rosa di 12 assessori e l’ex sindaco di Gela ha lasciato di recente dichiarazioni inequivocabili all’Ansa, parlando di azzeramento della Giunta, che dovrà passare da una verifica di maggioranza.

“Voglio essere chiaro – afferma il presidente della regione – per evitare malintesi: occorre una verifica politica per capire chi sta nella maggioranza e chi sta fuori. Il governo politico, che si deve costruire immediatamente, deve avere alla base il senso di responsabilità collettivo che richiede il momento. Per questo motivo non escludo un azzeramento della giunta chiarificatore”.

Siamo quindi al solito cliché, visto e rivisto, trito e ritrito: quando Crocetta è in affanno o il suo governo viene insidiato da polemiche o lamentele ecco che il governatore elimina il problema alla radice, ovvero sopprime i presunti nemici, pur di stare a galla e continuarne a governicchiare.

Ma chi sono questa volta i nemici da eliminare e i fattori disturbanti?

Il fattore disturbante è sicuramente la legge di stabilità del governo nazionale che non prevede nemmeno un euro per sanare il debito della Sicilia e di conseguenza chi finisce sotto processo è l’assessore all’economia Alessandro Baccei. Infatti, quest’ultimo si era fatto da garante dell’impegno che Palazzo Chigi aveva preso col governo regionale di profondere ancora un sostegno economico per il 2016. Anche se quel patto, pare fosse subordinato alla realizzazione, da parte della Regione, di un percorso di riforme che si è interrotto con le impugnative delle leggi sulle Province, sugli appalti e fra breve anche sull’acqua pubblica.

E a dare manforte al governatore siciliano contro Baccei interviene il capogruppo del Pd all’Ars, Antonello Cracolici: “È venuto in Sicilia con il compito di fare da ponte col governo Renzi. Se oggi, dieci mesi dopo, non arriva neppure un euro per la Regione, qualche domanda dobbiamo farcela. Sia chiara una cosa – dice Cracolici – se riesplode la guerra fra l’esecutivo nazionale e la Sicilia, io sto con la Sicilia”.

Ma anche Vania Contrafatto, assessore all’energia e ai rifiuti della Sicilia, è nella blacklist di Crocetta, per la gestione privata dell’acqua nel rispetto della normativa europea.

Il governatore siciliano vuole blindare il suo mandato e avvisa:

“Nessuno pensi di lavorare con l’obiettivo di provocare una lunga agonia, il linguaggio dell’indecisione non mi appartiene”.

Poi lancia pesanti accuse al Pd: “Da tre mesi parliamo sulla stampa di rimpasto – dice Crocetta -, ci sono forze politiche importanti che hanno compiuto passi in avanti, altre invece persino passi indietro. Abbiamo bisogno di dare certezze, perché i prossimi due anni devono essere anni di fatti concreti e non di scontri continui. La Sicilia ha bisogno di unità, confronto, decisioni: senza scaricabarile e soprattutto senza scaricare sul governo responsabilità di governi del passato, che non ci appartengono e che ci inseguono”.

Mercoledì vedremo se Alfano vorrà sporcarsi le mani, entrando ufficialmente in giunta, o continuare a sostenere il governo regionale dall’esterno, facendo, come suo solito, il cerchiobottista. Conoscendolo pensiamo che sceglierà la seconda opzione, starà a guardare  alla finestra la nave che affonda, per poter dire poi: noi non c’entravamo, abbiamo votato solo qualche provvedimento…

Intanto continua la tragicommedia di Rosario Crocetta da Gela, con una giunta regionale che sembra una giostra dove cambiano i personaggi ma non la sostanza: dove la fuffa, l’immobilismo e gli scandali continuano a farla da padrone in questo scalcinato governo regionale.

Vincenzo Adalberto

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