di Katya Maugeri

Uscire da un involucro di solitudine e apprendere metodi capaci di estrapolare ciò che portiamo dentro, senza timore. Iniziative, come quelle promosse dal Centro di Poesia Contemporanea di Catania, diretto da Pietro Cagni, danno la possibilità di confrontarsi attraverso un ciclo di sette incontri del laboratorio “Le parole della poesia” che verrà inaugurato martedì 11 aprile 2016, nei locali messi a disposizione dal Camplus D’Aragona – Fondazione CEUR di Via Monsignor Ventimiglia 184, a partire dalle ore 17.00, giunto quest’anno alla sua seconda edizione.
È in preparazione, inoltre una pubblicazione che contiene gli interventi dei poeti dello scorso laboratorio.

PoesiaCiascun incontro, che vedrà tra i suoi ospiti poeti, traduttori ed editori di chiara fama, sarà articolato in due momenti: durante la prima parte, gli ospiti avranno modo di intraprendere una riflessione su una parola centrale nella loro esperienza poetica; nella seconda parte, l’attenzione sarà rivolta ad un lavoro pratico sui testi che i partecipanti al laboratorio potranno sottoporre al giudizio critico dei poeti, traendo indicazioni ed utili suggerimenti dalla conversazione con questi ultimi, proprio come se fossero apprendisti a bottega dal maestro. La partecipazione agli incontri è riservata ai primi 25 iscritti al laboratorio (l’iscrizione avviene tramite invio di una e-mail con oggetto “laboratorio 2016” entro il 26 marzo 2016 all’indirizzo centropoesiacatania@gmail.com) e può dare diritto al conseguimento di 3 CFU.
Il Centro di Poesia Contemporanea di Catania – nato nell’ottobre del 2014 sotto l’impulso dell’interesse per la materia di studenti, professori e poeti – vuole proporsi come luogo di elezione dello studio e divulgazione della poesia contemporanea. Il laboratorio rappresenta lo strumento con cui il CPCC persegue da un lato lo scopo di far acquisire una maggiore consapevolezza nella scrittura poetica dei partecipanti, dall’altro di far dialogare questi ultimi con alcune delle voci più interessanti nella poesia contemporanea italiana.

Abbiamo rivolto a Pietro Cagni alcune domande.


– Percepiamo la poesia come una voce “fuoricampo”, la colonna sonora silenziosa della 
nostra vita, possiamo definirla la voce della nostra “coscienza”?

«Nella tua domanda ci sono tre definizioni di poesia, in realtà molto diverse l’una dall’altra.
Certo, possiamo ridurre la poesia a “colonna sonora silenziosa”, come dici tu, a sottofondo innocuo e vagamente colto con cui giocare, svagarci un po’. Una voce fuori del campo, fuori dal gioco… Luzi ha intitolato un suo grande libro Al fuoco della controversia. Perché la poesia può essere il luogo in cui la vita si illumina ai nostri occhi. In questo senso, forse, posso dire con te che la poesia è voce della nostra coscienza, cioè del nostro prendere coscienza del mondo, che è controversia, contraddizione. Pensa al tremendo incidente in Spagna, agli altri fatti quasi indicibili che vediamo succedere, e all’impossibile bellezza di cui è intessuta la nostra piccola esperienza quotidiana. Crediamo sempre di conoscere quello che abbiamo davanti, di poterlo misurare, di possederlo… ma quello che abbiamo davanti è sempre più grande della nostra comprensione. E credere di poterlo ingabbiare è una menzogna. La poesia è il lavoro di chi non conosce questa menzogna, e accoglie disarmato i colpi della realtà, tentando di illuminarli con le parole. Per questo motivo, a ciascun ospite abbiamo chiesto di iniziare il dialogo da una parola. Sarà il nostro modo di seguire l’ipotesi di Ungaretti, per cui la poesia è una “inesausta tensione del linguaggio”».

– Fortunatamente non vi sono limiti alla autenticità disarmante della poesia, e c’è chi crede in
progetti come il laboratorio di scrittura “Le parole della poesia”, giunto alla seconda edizione.
Un luogo di incontro dove poter esprimere sé stessi?

«Un luogo di incontro, questo basta. È la cosa che più ci interessa, e che ci ha spinto anche quest’anno a proporre un appuntamento come questo laboratorio. Incontrare davvero un altro è un’esperienza vertiginosa, in cui ti è richiesta una disponibilità e un’attesa, una dilatazione dello sguardo. Questo ascolto, questa dilatazione è l’origine, la scaturigine di ogni poesia. Non si tratta, innanzitutto, di una espressione di sé, che interpone tra gli occhi e le cose un muro di parole, ma della capacità di accogliere nelle proprie parole la vita, in tutta la sua profondità. Questo si impara in un incontro: questo è il fine del laboratorio per noi organizzatori, amici poeti con una grande voglia di scrivere «nella maniera migliore e più vera possibile», cioè senza trucchi o effetti speciali. E sono convinto che sia ciò che cercano tutti i nostri ospiti. Ciascuno di essi ha accettato il nostro invito senza ricevere nulla in cambio (e non possiamo che esser loro profondamente grati). L’incontro è una esperienza affascinante e rischiosa, non adatta ai cuori tiepidi. Una esperienza, come dici tu, di una “autenticità disarmante”. E cosa c’è di più interessante?»

– Quanto può educare la lettura del testo?

«Dipende da cosa intendi con “educazione”! Direi, in poche parole, che la poesia educa in quanto spalanca il nostro sguardo, come si diceva prima, in quanto rende familiare e abituale questa sua dilatazione. “Perché delle idee non so più che farne”, come canta Pierpaolo Capovilla.
Certo, tutto dipende dalla disponibilità di ognuno a iniziare un lavoro, un compito duro e faticoso…e il laboratorio, in questo senso, è un’esperienza altamente educativa. Si può partecipare attendendo solo ciò che si ha già nella propria testa, e sarebbe infruttuoso, oppure si può decidere di lasciare spazio, di aprire la propria scrittura alla sorpresa e allo stupore. È un’occasione preziosa per cominciare un lavoro sui propri testi seguendo come degli apprendisti a bottega da veri e propri “maestri”, cioè poeti che hanno già percorso un pezzo di questa strana strada su cui ci siamo trovati anche noi. Lo stiamo imparando in questi anni, tutti intessuti di volti, facce, e di storie».

Per ulteriori informazioni: Centro di Poesia Contemporanea di Catania
Laboratorio Le parole della poesia2 – CPCC 2016 

K.M.

 

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A proposito dell'autore

Katya Maugeri

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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