Corrado Rubino

CATANIA – Risale al 1873 la pubblicazione del “Das Alte Catania” dove è presente la prima “Carta archeologica di Catania” di Adolfo Holm (storico tedesco, nominato professore straordinario di Storia universale dell’Università di Palermo). Si trattò allora di un’opera di grande importanza e con una impostazione metodologica innovativa per l’epoca in cui venne redatta. Per la prima volta, su una base cartografica della città del 1833,  probabilmente derivata da una semplificazione della carta dell’architetto Sebastiano Ittar, vennero posizionati in pianta ed in scala, i resti archeologici allora noti. Ognuno di tali resti era identificato con un numero a cui corrispondeva una sintetica descrizione nel testo dell’opera, corredata dalla bibliografia di riferimento e da planimetrie dei particolari. Das Alte Cataniav enne aggiornata una sola volta, nel 1925, in occasione della edizione in lingua italiana “Catania antica” a cura dell’archeologo Guido Libertini. Dopo questa data si può dire che la città di Catania non abbia più avuto una carta archeologica con queste caratteristiche.

Esce quindi in questi giorni in libreria il volume Catania Antica. La carta archeologicaa cura del prof. Edoardo Tortorici (Ordinario di Topografia Antica presso la nostra UNICT) con la collaborazione del prof. Paolo Barresi, del prof, Massimo Cultraro, della dottoressa Maria Teresa Magro e del prof. Vincenzo Ortoleva. Si tratta di un lavoro archeologico nel quale è previsto il riporto puntuale delle emergenze antiche eanche, ove possibile, dei reperti scomparsi o ricoperti o comunque documentati da dati di archivio. La carta riporta le informazioniarcheologiche in modo topograficamente puntualie non simboliche, cioè una rappresentazione della realtà che individua correttamente nello spazio l’ingombro e la forma degli elementi antichi individuati e ne riporta il posizionamentogeoreferenziato. A questo metodo rimanda una tradizione di studi legata, a partire dalla fine dell’800, alla scuola di Topografia Antica.

Le carte archeologiche (o carte dei Beni Archeologici) così concepite rappresentano una insostituibile base di partenza per orientare (a partire dalla fase progettuale) le decisioni di Enti Locali e Territoriali in merito alla tutela dei Beni Culturali nelle trasformazioni urbanistiche e/o edilizie delle città a continuità di vita. L’importanza delle carte archeologiche è del resto ben presente nelle procedure (regolate da puntuali prescrizioni legislative) di Archeologia Preventiva (PAP), di Valutazione dell’Impatto Archeologico (VIArch) e,  più in generale di Valutazione di Impatto ambientale (VIA) e di Valutazione Ambientale Strategica (VAS).

Obiettivo principale del lavoro a cura di Tortorici è la realizzazione di un contenitore cartografico in cui sono confluite tutte le informazioni archeologiche disponibili su una base cartografica ufficiale del Comune di Catania. Le schede della carta archeologica contengono la sintetica descrizione e l’analisi critica di ogni ritrovamento con la bibliografia di riferimento. Per facilitare il lettore si è ritenuto opportuno citare integralmente (nel testo o in nota) molti passi dei testi originali. Ad esempio: la lettura della esatta espressione di Biscari 1781 a proposito delle strutture nel Cortile S. Pantaleone, rende evidente che l’interpretazione (generalmente accettata e riproposta) di tali resti come Foro, sia una semplice suggestione, senza fondamento archeologico. Il volume si articola in una prima parte (Forma UrbisCatinae) che è interamente dedicata alla carta archeologica (Edoardo Tortorici), base per gli ulteriori approfondimenti di carattere storico-topografico. A tali approfondimenti sono dedicati i due successivi capitoli, in cui viene proposta una lettura delle principali fasi di sviluppo e trasformazione dell’impianto urbano antico, dalla preistoria (Massimo Cultraro) all’età greca e romana, fino alla tarda antichità (Edoardo Tortorici).La seconda parte del volume (Studi e materiali) ospita contributi specialistici su alcuni temi importanti, ma finora poco frequentati, del dibattito su Catania antica. Vincenzo Ortoleva propone una nuova edizione dei frammenti del ChroniconUrbisCatinaedi Lorenzo Bolano con traduzione e commento critico. In fine Maria Teresa Magro (per l’età greca) e Paolo Barresi (per l’età romana) propongono una prima sintesi dei problemi legati allo studio dei monumenti d’interesse storico-artistico di cui sia accertata la provenienza da Catania.

Tortorici conclude la sua introduzione al volume così: “Terminerei questa introduzione con una nota di carattere personale. Nel licenziare il volume, confesso di provare grande emozione: il lavoro sulla carta archeologica di Catania mi ha accompagnato per molti anni. Ho cominciato a raccogliere materiali per la ricerca a partire dall’ormai lontano novembre 1992, quando, poco più che quarantenne, mi traferii da Roma all’Università di Catania. Certamente la mia formazione topografica alla Scuola Romana di Topografia Antica di Ferdinando Castagnoli, è alla base di tale immediato interesse. Sento l’obbligo di affermare, senza mezzi termini, che in tutti questi anni da Catania molto ho ricevuto, in termini di crescita umana e professionale. Spero che questo lavoro possa, almeno in parte, servire da ringraziamento.”

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